OUTLANDER – QUATTRO CHIACCHIERE SULLA SEASON 3 … #3×02

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Buonasera a tutti!

Eccomi qui, per il secondo appuntamento di questa rubrica Quattro chiacchiere sulla Season 3 che va, in parallelo, con la programmazione e l’uscita degli episodi americani.
Se non avete ancora visto il secondo episodio (di cui parlerò in questo post) della terza stagione di Outlander, vi invito caldamente a interrompere la lettura e a tornare in seguito, onde evitare anticipazioni non desiderate e spoiler vari.

Se invece siete temerari o avete, come me, già ammirato Surrender (questo il titolo dell’episodio), scorrete in basso e … Buona lettura!

Partiamo dunque dall’apertura di questo nuovo episodio: semplicemente grandiosa. L’ambientazione in Scozia, a Lallybroch per giunta, non ha per me ancora trovato eguali. In più, il ritorno di Fergus, interpretato da Romann Berrux, mi ha impresso un sorriso sulle labbra che si è ampliato a dismisura al solo sentir nominare il famoso nome, l’epiteto del fuorilegge che tutti attendevamo … Berretto Bigio.
Quindi … Ero pronta, prontissima per questo episodio …

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Poi, vogliamo parlare di Jamie che vede Claire, sempre e comunque? Che non la dimentica? Che soffre e … Sam Heughan è stato superlativo in questo episodio, soprattutto se contiamo che per il primo quarto d’ora, quando appare, non spiccica nemmeno una parola a pagarla bene! La sua è stata un’interpretazione di sguardi, gesti e postura che ho trovato davvero ben resa: è Red Jamie ma non è più quel Jamie Fraser che tutti conoscono, che la sorella conosceva, che Claire amava. Ed io, vedendolo così incurvato, muto e quasi indurito dal tempo e dagli anni di solitudine, ero tipo in queste condizioni …

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Come già nel primo episodio, abbiamo nuovamente il doppio binario: passiamo infatti dalla Scozia del Settecento alla Boston del Novecento, grazie ad un meccanismo vai e vieni che si apre, nella vita di Claire, con una scena ricca di sensualità, pathos ma intrisa di dolore, ricca di immaginazione, ricordi, sogni.
Una mossa superlativa a livello di sceneggiatura è, a mio parere, far leggere il Globe e la notizia della nascita della Repubblica d’Irlanda proprio a Caitriona Balfe, irlandese doc. Quando la realtà si unisce alla fiction: adoro sempre questo tipo di dettagli.

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Procedendo nella puntata, abbiamo un evento che IO aspettavo da tempo immemore: finalmente, è arrivato lui … Ian! E in questo episodio è ancora innocente e con un casting adatto al suo personaggio (scusate, so che sarò impopolare, ma io John Bell ancora non l’ho digerito).
La scena che segue alla sua nascita l’ho trovata così fedele e identica ai libri che quasi mi sembrava di leggere le parole della Gabaldon, invece di guardare la serie tv. Situazione analoga per la storyline di Fergus e per la scena che, conoscendo in precedenza ciò che sarebbe accaduto, temevo e attendevo al contempo. Quella giubba rossa, quello sporco traditore scozzese, quel …

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Quanto lo avete odiato voi? No perché io lo avrei preso, volentieri, a randellate!

Sentire poi Jamie che supporta il figlio (sì, per me Fergus era, è e sarà sempre SUO figlio), lo conforta e lo rassicura, nominando immediatamente LEI, milady … Quanto è stata straziante e perfetta quella scena? Così come l’abbraccio con Janet e il discorso alla luce del fuoco del camino con Ian? La meraviglia assoluta.

Purtroppo, non ho trovato lo stesso impatto nella linea narrativa di Boston: continuo a non comprendere questo tentativo di santificare la figura di Frank perché se, da un lato, il suo comportamento e i suoi discorsi possono essere condivisi (fino ad un certo punto, sia chiaro), dall’altro non c’è la minima traccia di quello che è il Frank Randall dei libri e, a mio parere, dovrebbe in parte già venir fuori qui. Senza quel lato, si sta rischiando davvero di creare un nutrito gruppo di fans a favore del gentiluomo inglese, a discapito non tanto di Jamie Fraser ma di Claire che passa, da eroina e donna forte, che tenta di andare avanti, che ama e che soffre, a femme fatale senza scrupoli che semplicemente usa il povero maritino che l’ha accolta e ripresa per un po’ di sana ginnastica coniugale: Ron Moore, sta attento perché, in questo caso, si sta rischiando non poco!

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In conclusione, parliamo di lei, Mary MacNab.
Quanto può far male vedere l’inizio di una scena in cui due personaggi condividono dolore, affetto e perdita, e sapere, fin dentro al midollo, che tu quella tizia dovresti odiarla ma davvero non ci riesci? Mi era successo nei libri e, lo ammetto, un sentimento analogo mi ha attraversato lo stomaco vedendolo: Mary è una donna forte e fragile, sola, invaghita probabilmente di Jamie ma ben consapevole di ciò che lui non potrà mai darle, ben conscia che lui ama e amerà sempre un’altra. Lei, a differenza di qualcun altro (Frank caro, sto parlando di te), sa che nulla potrà mai sostituire o anche solo avvicinare il sentimento che traspare da Jamie e Claire, uniti, insieme. Forse perché li ha visti di persona, forse perché, seppur legata a lui, non lo ama, non con l’intensità del sentimento che invece è vivo a due secoli di distanza, non lo so.
Quel che è certo, è che io vorrei tanto odiare questa donna, davvero, urlare a questa Mary che non sarà mai Claire, che anche se le assomiglia, che anche se la scena sembra la brutta copia dell’inquadratura della 1×07 (The Wedding) … Non ci riesco e, come anche leggendo i libri, questo episodio in particolare mi ha lasciato un groppo in gola ma non sdegno, non rabbia: solo tanta pena.

Una breve nota storica, sul finale. La scena in cui Claire e Joe si ritrovano, entrambi, denigrati in una classe di anatomia, entrambi emarginati, perché donna e uomo di colore. Quanto è stata potente? Quanto è stato messo a fuoco come il mondo, solo poche decine di anni fa, fosse diverso? Quante cose diamo ora per scontate? E, davvero, siamo così convinti di averle superate? L’odio? Il razzismo? La misoginia? Siamo convinti che siano cose appartenenti al secolo scorso? Oppure, se apriamo un po’ di più i nostri occhi, possiamo vederli, anche oggi, anche ora?

Per ultima, vi assicuro che è davvero l’ultima mia riflessione.
Quanto è stata geniale l’ultima scena? Il rapporto conflittuale di Jamie e Janet che passa, attraverso uno scambio di sguardi in cui lui, realmente, comprende quanto la sorella lo stia facendo contro la sua volontà? E Claire, che cammina, e si ferma rapita da un suono così dolce e crudele da far male, ma che non può non sentire nel profondo?

Poesia pura in questa seconda puntata!
Non vedo l’ora di immergermi in quella della prossima settimana!
Se anche voi l’avete vista e siete fans della serie, commentate qui sotto. Fatemi sapere cosa ne pensate, se siete d’accordo con le mie annotazioni oppure no.
Lasciate un segno!

Rachel

© Rachel Sandman
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Outlander – Quattro chiacchiere sulla Season 3 #1

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Buonasera!

Allora … Questa mattina mi sono fiondata e, appena terminata la visione del primo episodio della nuova serie di Outlander, mi sono chiesta: fare o non fare un articolo? Sarà interessante scrivere la mia impressione, fare un’analisi più o meno accurata di ciò che ho appena visto?

Poi … Ho pensato a questi 53 minuti di pellicola e … Non posso non parlarvene! Soprattutto perché io ho bisogno di parlarne con qualcuno, di confrontarmi, di … Non so, creiamo un gruppo di sostegno perché altrimenti da questa serie non ne usciamo sani di mente (soprattutto visti i futuri e attesissimi sviluppi).

Dunque … Una premessa … Ovviamente il post NON può essere privo di spoiler quindi, se quancuno di voi non ha ancora visto l’episodio 3×01 e non vuole nessuna anticipazione, interrompa la lettura di questo mio articolo qui. Adesso. Ora.

Se invece siete temerari oppure, come me, avete già visto Sam Heughan e Catriona Balfe in azione … Parliamone!
I primi 13 minuti sono interamente dedicati a Jamie e alla battaglia di Culloden. Vi confesso: la cosa mi incuteva non poco timore. Veniamo infatti da una seconda serie che, diciamocelo, è stata soporifera per lunghi tratti e venire a sapere che la terza stagione sarebbe iniziata con quasi un quarto d’ora incentrato sul nostro caro scozzese e sul campo di battaglia più devastante della storia delle Highlands, mi ha fatto a priori storcere il naso e alzare gli occhi al cielo, imprecando: «Gesù Cristo d’un Roosvelt, perché Ron Moore mi stai facendo questo? Mi vuoi così male?»

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Poi l’ho guardata (senza sottotitoli, lo sottolineo, perché non potevo aspettare) e … Fantastica.
Ok, forse non siamo ancora ai livelli della prima stagione o a quelli di episodi come Faith, ma diamine, la battaglia di Culloden vista in quel modo, focalizzata interamente su Jamie e su nessun altro, con una visione ad angolo ristretto a causa della mente contorta e distrutta dal dolore fisico e dal dolore dell’anima, è stata fenomenale e per nulla banale.
Un plauso speciale va alla scena in cui Jamie ha appena lasciato andare Claire oltre le pietre e … Ho semplicemente adorato quella scena! Così come il dettaglio sulla libellula racchiusa nell’ambra …
Quanto è fenomenale quell’inquadratura rasoterra che fa vedere come e perché quella piccola pietra dal significato enorme resta lì, sul campo?

Bene, ora passiamo alla nostra cara protagonista che io, lo dico sin da ora, amo sempre di più. Catriona Balfe ha fatto un lavoro più che magistrale, portando sullo schermo e dando vita ad un personaggio d’impatto che, in alcune situazioni, può essere incomprensibile e a tratti irritante, ma è pur sempre una gran donna.
La vediamo a Boston, nel 1948, in una casa vuota con accanto lui, Frank, che, se non avessi letto i libri, avrei quasi tollerato dopo questa prima puntata. Però i libri li ho letti quindi … Anche no.

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Detto questo … Una cosa che mi ha sorpreso è il fatto che in questo primo episodio non vediamo assolutamente la Claire che, in Scozia, con Brianna e Roger, cerca e scopre che Jamie è vivo. Non so, forse, effettivamente, sarebbe stato fuorviante (vederla apparire come uno spirito a Culloden, poi a Boston due secoli dopo, poi venti anni dopo con prole più che adolescente … Sì, in effetti avrebbe causato un caos mentale non indifferente). Però, non so, vediamo questa linea temporale per ora lasciata in stand-by e … Confido nella prossima puntata, spero, prego.

La Claire di Boston ha la stessa tempra di quella che abbiamo imparato a conoscere nelle stagioni precedenti: si annoia facilmente (oh, come mi ha ricordato il periodo francese qui! Voi non potete capire, o forse sì?), inveisce contro tecnologie moderne e … Beh … Inevitabilmente è ancora legata al sentimento che la unisce a Jamie, nonostante il patto fatto a Frank, nonostante lei creda che Jamie sia morto, nonostante tutto.

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La seconda parte della puntata si svolge e si apre in maniera speculare alla prima: vediamo prima Jamie e ciò che accade dopo Culloden, poi Claire che piano piano cerca di ambientarsi in un paese nuovo, in una casa nuova, in un rapporto che, seppur antico e collaudato un tempo, suona freddo e distante.
Ho adorato il modo in cui è stato recuperato il rapporto tra Rupert e Jamie e la scena che … Insomma, quella in cui la telecamera stringe sul primo piano di Fraser e un colpo di Risultati immagini per outlander murtagh  giffucile risuona, solitario, in sottofondo, scuote e si fa sentire nelle viscere. Meravigliosamente devastante.
Un piccolo neo, forse, la non presenza del mio amatissimo Murtagh se non nelle battute iniziali: un personaggio immenso che poi resta lì, solo un nome svanito di cui si conosce il destino ma niente di più. Già mi manca questo burbero scozzese!

In conclusione, la scena finale, nuovamente a Boston, ambientata in un ospedale. L’ho trovata meravigliosa (soprattutto visto il parallelismo con il ritorno a casa, a Lallybroch, di Jamie che si ritrova con un’angoscia infinita addosso e il sentimento dolce amaro di essere ancora vivo, a casa, ma solo).
Ho trovato sorprendentemente ironica soprattutto l’ultima battuta: quando ormai ero convinta che Ron Moore avesse ancora una volta lasciato il segno e posto l’ennesimo tassello verso la santificazione immeritata del personaggio di Frank … Ecco che … Boom! Arriva l’infermiera e se ne esce con …

«Beautiful little angel … How does she get the red hair?»
[«Che bellissimo angioletto … Da dove arrivano i capelli rossi?»]

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Le mie reazioni sono state molteplici … Del tipo:

  • Beccati questa, Frank!
  • Beccati questa, Ron Moore!
  • L’infermiera senza nome! Santa subito!
  • A new beginning [n.b. un nuovo inizio] col cavolo, Mr. Randall!

Non potete capire! Mi sono davvero stupita che il caro Ron l’abbia inserita (visto il suo amore incondizionato per Tobias Menzies e, di conseguenza, per il suo Frank) ma … Cavolo, grazie al cielo c’è!

Adesso non vedo l’ora che arrivi la prossima domenica e, di conseguenza, una nuova puntata. Sono davvero curiosa: continueremo così, con un parallelismo straziante di loro divisi ma con esistenze a tratti simili, oppure faremo un salto in avanti e vivremo un po’ anche con Brianna e Roger?

E voi … Avete già visto la puntata? Come vi è sembrata? Commentate e fatemi sapere la vostra opinione!
Noi, se vi va, ci ritroviamo la settimana prossima per fare Quattro chiacchiere sulla Season 3 … Io vi aspetto!

Rachel

© Rachel Sandman

GLI INTOCCABILI – THE UNTOUCHABLES #2

Buongiorno a tutti!

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Eccoci finalmente giunti al secondo appuntamento della rubrica ‘The Untouchables’.

Per chi non avesse assolutamente idea dell’argomento mensile, qui, solo per voi, sul mio blog, rimando al primo post in cui, con una breve introduzione, viene spiegato e rivelato il mistero.

Vi ricordo inoltre che la rubrica Gli Intoccabili NON è #SpoilerFree pertanto, se non volete rischiare di leggere dettagli che non volete sapere o anticipazioni … Non leggete questo post!

Quindi, dopo questa breve premessa … Veniamo a noi e al punto saliente … Chi avrò scelto questa volta?

Allora, una spiegazione è d’obbligo.

Dovete sapere che la sottoscritta (cioè io) è lunatica peggio di una biglia in vetro infrangibile: rotolo da un fandom all’altro, da un libro all’altro, da un genere all’altro a cadenza per nulla regolare e con curve e angoli pericolosi e per nulla accennati o previsti.

È da circa una settimana, ad esempio, che la mia personalissima playlist di Youtube ha visto il proliferare di video inerenti ad una determinata coppia di un determinato telefilm di una determinata saga tratta da determinati libri …

Vi ho confuso? Beh … Non era mia intenzione! Vi ho incuriosito? Questo era il mio intento quindi, lo spero vivamente.

Detto ciò … Ho scelto la lei di questa coppia come ‘Intoccabile’ di Gennaio (a fine anno potrei quasi fare un calendario con tutta questa bella gente … Chissà #PotreiMaAncheNo).

Qualche indizio?

È una donna.

È libera.

Ha i capelli rossi.

Avete già capito?

È proprio lei, Ygritte del Trono di Spade, la saga fantasy scritta e dilaniata da George R.R. Martin.

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Allora, perché ho scelto proprio lei?

Perché penso e ritengo che il suo personaggio sia uno dei migliori dell’intera serie basata sugli scontri tra la varie casate Stark, Targaryen e Lannister e, proprio per questo, non perdonerò MAI Mr. George per aver scelto un destino tanto devastante per lei.

Ma procediamo, come sempre, per gradi.

Chi non legge o segue la serie televisiva tratta da questi romanzi deve sapere innanzitutto che la Ygritte descritta nei libri (il suo personaggio appare per la prima volta ne Lo scontro del re) è alquanto diversa rispetto all’eroina magnificamente interpretata da Rose Leslie in Il trono di spade, nella seconda, terza e quarta stagione.

ygritte-2Nei libri viene presentata come una diciannovenne bassa per la sua età, magra ma tonica. La sua faccia è tonda, le mani tozze, il naso schiacciato, i denti bianchi ma storti. Come potrete intendere anche voi, non proprio una bellezza (cosa che, di certo, mal si accosta alla figura dell’attrice che, fortunatamente, è stata scelta per interpretarla).

Tuttavia, una cosa in comune, a livello fisico si intende, la Ygritte immaginata dallo sterminatore Martin e la Ygritte di Rose Leslie ce l’hanno: la chioma rossa, i capelli kissed by fire, baciati dal fuoco.

E già questo dettaglio è pura poesia.

Ho sempre adorato come George R.R. Martin sia riuscito a dare un’immagine tanto poetica di coloro che hanno la fortuna (sì, io li invidio moltissimo!) di nascere con il colore delle fiamme a ornare i capelli. Stranamente, per i suoi standard, una nota davvero felice e assolutamente indimenticabile.

Passando poi ad analizzare il carattere di questa eroina, alcuni indizi basilari si scorgono immediatamente analizzando il mondo da cui proviene, quello dei barbari, del Nord più freddo, in cui la tempra e la personalità sono elementi essenziali per sopravvivere quanto una pelliccia spessa e calda.

Il suo senso dell’umorismo, l’ironia tagliente, la battuta sempre pronta sono però tratti personali del suo personaggio che si ritagliano uno spazio piccolo ma essenziale in quella che, ogni tanto, pare una saga più affollata del mercato di Porta Palazzo di Torino all’ora di ygrittepunta.

Ma veniamo al punto, come dire, romantico della vicenda.

Ygritte e Jon Snow. Jon Snow e Ygritte.

Vogliamo dirlo? La perfezione, senza eccezioni.

Tra i due si crea, sin da subito, un legame contrastante ma assolutamente accattivante e pieno di sarcasmo, frasi a effetto e sguardi impossibili da negare.

Si incontrano per la prima volta in mezzo alla neve e, beh, Jon dovrebbe ucciderla con un colpo netto per tagliarle la testa. Ma non ci riesce.

Forse in modo più evidente nella serie tv rispetto ai libri, la grandezza di questa relazione è resa in modo davvero moderno e avvolgente, attraverso battute di spirito, sarcasmo, dialoghi davvero irriverenti e perfetti.

 Ygritte: «Io sono una donna libera!»

Jon: «Sei una donna libera?»

Ygritte: «Posso anche essere tua prigioniera, ma sono una donna libera!»

Jon: «Se tu sei mia prigioniera non sei libera! Questo è ciò che significa ‘prigioniero’!»

Ygritte: «E tu credi di essere libero?»

Ygritte è una ragazza, una donna che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, che non appartiene a nessuno, che lotta per la sua libertà, per il senso di lealtà, per il suo popolo. Di pari passo e con lo stesso furore tenta di contrastare i sentimenti che prova e che non vuole sentire per un giovane straniero, un nemico, Jon Snow.

Tuttavia, quando il coinvolgimento di entrambi non può più essere negato, è la prima a lottare per quell’unione tanto discussa e particolare, è la prima a battersi per se stessa e per il suo uomo.

Una lotta che non esclude macchinazioni e coinvolgimenti politici che, una volta emersi dalla fitta nebbia del Nord, porteranno inevitabilmente dolore, amarezza, senso di perdita.

In conclusione, la grandezza di Ygritte può essere racchiusa in una frase, una sola. E non sto parlando della celebre ‘Tu non sai niente, Jon Snow’ che imperversa un po’ ovunque, su magliette e tazze sparse qua e là sul globo, ma è un concetto che racchiude la forza e la femminilità insieme. È la frase che, più di tutte, riassume la sua visione della vita, il suo lottare per non avere né rimorsi né rimpianti.

Tu sei mio. Mio, come io sono tua. E se moriremo, moriremo. Tutti gli uomini devono morire. Ma prima … Prima vivremo!

Ovviamente un personaggio così pieno e ricco di sfaccettature e spunti viene fatto fuori da Mr. #UccidiamoTuttiIMieiPersonaggiPrimaCheMiSiRivoltinoContro Martin, in modo tanto improvviso quanto sconvolgente.

Come vi anticipavo, se siete amanti della serie, Youtube potrebbe creare dipendenza con tutti i video caricati sulla piattaforma, alcuni dei quali davvero ben fatti.

Vi lascio con quello che, personalmente e momentaneamente, reputo il migliore e che vede proprio Jon e Ygritte, nella loro semplice complessità. Buona visione!

Concludo con una piccola nota a piè di pagina …

Il caro Mr. Martin (che, non so se è chiaro, non stimo per nulla) avrà pure devastato questa fantastica storyline (una delle migliori della sua saga infinita, se posso dirlo) ma, grazie al fatto che Kit Harington (Jon Snow) e Rose Leslie (Ygritte) stanno insieme nella vita reale, ci tengo a dire:

«Beccati questa, Martin! Finalmente una gioia!»

Facciamo tutti un bel saluto e un sorriso all’autore del Trono di Spade.

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This is called Karma, my dear Georgie ❤

Arrivederci a tutti!

Ci rileggiamo il mese prossimo con … #GliIntoccabili!

xoxo

Rachel

© Rachel Sandman

BLOGTOUR – 22/11/63 DI STEPHEN KING – VI tappa: Focus su Lee Harvey Oswald

Buongiorno a tutti e buona domenica!

Oggi siamo giunti alla sesta tappa di questo che è il secondo BlogTour a cui il mio blog, ancora in fase di rodaggio e crescita, ha il piacere di partecipare e che, come già alcuni di voi sapranno, ruota attorno al romanzo 22/11/63 di Stephen King.

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Ovviamente, dopo le varie tappe egregiamente gestite dai blog che mi hanno preceduta, eccoci arrivati all’appuntamento da me curato e che ruota attorno alla figura forse più controversa dell’intero libro (che, vi ricordo, è stato pubblicato per la prima volta in Italia l’8 Novembre 2011 dalla Casa Editrice Sperling & Kupfer) ovvero Lee Harvey Oswald.

[n.b. L’articolo è #SpoilerFree: non troverete quindi nulla che vi anticipi fatti eclatanti della storia né tanto meno gli eventuali sviluppi, quindi … Anche chi non ha letto il romanzo può leggere tranquillamente].

«Non mi segui perché sai più cose della guerra civile dell’Ottocento che della guerra civile che lacerò il Paese dopo l’assassinio di Kennedy a Dallas. Se ti chiedo chi era il protagonista del Laureato, sono sicuro che sai rispondere. Ma se ti chiedo a chi sparò Lee Harvey Oswald solo pochi mesi prima dell’attentato a Kennedy, so che al tua risposta sarà: ‘Eh?’ Perché tutta quella storia si è persa».

«Oswald sparò a qualcuno prima dell’attentato a Kennedy?»

Con questo botta e risposta Stephen King presenta al lettore, giunto a pagina 56, quello che sarà l’antagonista, l’anima dannata, l’uomo nero della storia che si appresta a raccontare nel romanzo 22/11/’63: Lee Harvey Oswald, una mezza cartuccia piena di veleno, a cui la storia affibbia l’uccisione di uno dei leader politici e presidenti più amati della storia degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy.

14971405_1196627060430811_1392001566_nMa chi era in realtà Lee? Ed è davvero colpevole di un reato tanto grave quanto l’assassinio del Presidente degli Stati Uniti?

Procediamo per gradi.

Occorre innanzitutto sottolineare, come già sarà chiaro, che Lee Harvey Oswald è uno dei personaggi presenti nell’opera maestosa di King e che proviene direttamente dal mondo reale.

22/11/’63 è pertanto sì un’opera di fantasia ma fino a un certo punto.

L’ambientazione, la storia, le vicende che incombono in questo romanzo provengono direttamente dalla storia americana moderna, e il personaggio di Lee Oswald, come detto, non fa eccezione.

lee_harvey_oswald-usmcNato il 18 Ottobre 1939 a New Orleans, nella sua vita è stato prima un operaio, poi un militare ed infine un attivista statunitense.

Perché dunque viene considerato responsabile dell’omicidio di JFK, del Presidente?

Beh … L’evento che più di tutti fa pensare e propendere per un graduale mutamento del suo carattere, da membro del corpo dei Marines a comunista credente e sovversivo, è indubbiamente il suo viaggio nell’allora Unione Sovietica.

Nell’URSS, Lee cerca un riscatto, vuole sentirsi in patria, cosa che ha tentato ma non ottenuto entrando nel corpo militare e vivendo sul suolo statunitense. Ma anche questa destinazione non gli consente la svolta: la vita è dura, più dura di quanto si sarebbe mai aspettato e, dopo appena tre anni, è costretto a ritornare negli USA, con moglie e figlia al seguito.

È a questo punto che noi lettori lo incontriamo nel romanzo di Stephen King.

Quando Jack, il protagonista di 22/11/63, si ritrova in un improbabile quanto egregiamente descritto viaggio indietro nel tempo, attende infatti il ritorno in America proprio di Oswald, per poterlo poi tenere d’occhio, studiarlo, carpirne i segreti, fino a quella drammatica data che ha fatto risuonare la città di Dallas e le relative notizie funeste in tutto il mondo.

15032545_1196626937097490_2075644031_nMa è davvero Lee Harvey Oswald il carnefice? Oppure il suo nome, la sua figura è stata una semplice vittima, un tassello all’interno di un meccanismo regolato da marchingegni i cui burattinai non sono altro se non i servizi segreti, la CIA, l’FBI e tutta l’armata americana?

La grandezza di King si vede anche in questo, perché non dà una risposta. O meglio, la storia va verso una certa direzione ma volutamente il giudizio definitivo viene lasciato nella ben nota zona grigia, dove d’altronde la storia stessa ha posto l’intera questione.

L’autore resta volutamente nell’ombra e lascia che siano i personaggi a gestire quella che è davvero una storia epica, ai confini tra storia, thriller e fantascienza.

Ecco dunque che Lee viene presentato come un disertore americano, uno che aveva cambiato idea sull’URSS che, di ritorno negli Stati Uniti, svolge in apparenza un’esistenza tranquilla e normale.

Egregio è il primo vero incontro tra protagonista e antagonista, che arriva soltanto a pagina 404: sì, avete capito bene, pagina 404.

Il pensiero non aveva nemmeno finito di attraversarmi la mente quando, per la prima volta, scorsi il mio obiettivo. Robert e Lee camminavano affiancati e parlavano vivacemente. Lee dondolava avanti e indietro quella che doveva essere una ventiquattrore più grande della norma o una cartella da scolaro. […] L’espressione di Lee era … divertita? Ammiccante? Forse entrambe le cose. L’ombra di un sorriso gli apparve agli angoli della bocca. I capelli, di una tonalità scura indefinita, erano ben pettinati. Era, in effetti, il perfetto marine, con la camicia bianca stirata, i calzoni cachi e le scarpe lucide. Non sembrava un uomo che avesse appena attraversato mezzo pianeta: non una piega nei vestiti, guance perfettamente rasate … Aveva appena ventidue anni e sembrava ancora più giovane …

635809354159962897-lhoIl romanzo procede in questo modo: analizza Oswald attraverso gli occhi di Jake e sottolinea fatti di quotidiana vita domestica che si accostano, in modo naturale e per nulla scomposto, a peculiarità e fisse quasi maniacali. I libri di Karl Marx, i rapporti con un senatore, le varie supposizioni che si ammassano nella mente del protagonista e del lettore creano il pathos ideale per l’ultima parte del libro, davvero avvincente.

Non vi dirò di più: non voglio di certo rovinarvi la lettura di questo capolavoro, nel caso non lo aveste ancora letto.

112263-hulu-daniel-webber-lee-harvey-oswaldUn ultima nota però vorrei dedicarla a Daniel Webber. Chi è? Un attore australiano nato nel 1988 che ha interpretato in maniera magistrale, permettetemi di dirlo, Lee Oswald nella miniserie basata proprio su questo romanzo e prodotta dallo stesso King: 22/11/63. Webber è stato in grado di rendere non solo il lato quasi schizofrenico di Oswald, ma attraverso espressioni del viso e del corpo è riuscito a portare sullo schermo anche il lato più debole, fragile, a tratti indifeso e preda degli eventi. Fantastico.

14962386_1196627040430813_1425776300_nQuindi … Beh … Partecipate a questo BlogTour, leggetevi le tappe precedenti se ve le siete persi e partecipate al #Giveaway (cliccate QUI e compilate il modulo) per tentare di aggiudicarvi una copia cartacea di 22/11/63. Avete tempo fino a domani, 14 Novembre, giorno dell’ultima tappa e dell’estrazione.

Di sicuro un capolavoro del genere merita assolutamente la vostra attenzione!

Rachel

© Rachel Sandman

BLOGTOUR – 22/11/63 di Stephen King

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Parte oggi, 8 Novembre 2016, un nuovo entusiasmante #BlogTour che vi terrà, spero, incollati ai vari blog che partecipano fino al 14 Novembre.

Tutto ruota attorno a uno dei capolavori indiscussi di Stephen King, 11/22/63, il libro su Kennedy, sulla storia americana, su Lee Oswald, da cui è tratta la serie televisiva che vede come protagonista niente meno che James Franco.

Dunque, in occasione dell’anniversario della pubblicazione di questo romanzo in Italia, grazie alla casa editrice Sperling & Kupfer, ecco quindi che partono una serie di eventi sparsi in alcuni blog e tutti legati al romanzo.

Il calendario per non perdervi nulla è il seguente:

A tutta questa iniziativa si collega poi un #Giveaway che mette in palio una copia cartacea di 22/11/63 di Stephen King, di cui trovate il link per il modulo qui di seguito.


a Rafflecopter giveaway
https://widget-prime.rafflecopter.com/launch.js


Dovete solo cliccare sul link qui sopra e vi apparirà, come per magia, il modulo, con annesse regole, da compilare per partecipare!

Non vi resta quindi altro da fare se non seguire tutti questi blog per poco meno di una settimana (ma anche oltre, si intende) e leggere i vari estratti, le numerose riflessioni e analisi. Tentate la fortuna e #GoodLuck!

Rachel

© Rachel Sandman