Outlander – Quattro chiacchiere sulla Season 3 #1

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Buonasera!

Allora … Questa mattina mi sono fiondata e, appena terminata la visione del primo episodio della nuova serie di Outlander, mi sono chiesta: fare o non fare un articolo? Sarà interessante scrivere la mia impressione, fare un’analisi più o meno accurata di ciò che ho appena visto?

Poi … Ho pensato a questi 53 minuti di pellicola e … Non posso non parlarvene! Soprattutto perché io ho bisogno di parlarne con qualcuno, di confrontarmi, di … Non so, creiamo un gruppo di sostegno perché altrimenti da questa serie non ne usciamo sani di mente (soprattutto visti i futuri e attesissimi sviluppi).

Dunque … Una premessa … Ovviamente il post NON può essere privo di spoiler quindi, se quancuno di voi non ha ancora visto l’episodio 3×01 e non vuole nessuna anticipazione, interrompa la lettura di questo mio articolo qui. Adesso. Ora.

Se invece siete temerari oppure, come me, avete già visto Sam Heughan e Catriona Balfe in azione … Parliamone!
I primi 13 minuti sono interamente dedicati a Jamie e alla battaglia di Culloden. Vi confesso: la cosa mi incuteva non poco timore. Veniamo infatti da una seconda serie che, diciamocelo, è stata soporifera per lunghi tratti e venire a sapere che la terza stagione sarebbe iniziata con quasi un quarto d’ora incentrato sul nostro caro scozzese e sul campo di battaglia più devastante della storia delle Highlands, mi ha fatto a priori storcere il naso e alzare gli occhi al cielo, imprecando: «Gesù Cristo d’un Roosvelt, perché Ron Moore mi stai facendo questo? Mi vuoi così male?»

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Poi l’ho guardata (senza sottotitoli, lo sottolineo, perché non potevo aspettare) e … Fantastica.
Ok, forse non siamo ancora ai livelli della prima stagione o a quelli di episodi come Faith, ma diamine, la battaglia di Culloden vista in quel modo, focalizzata interamente su Jamie e su nessun altro, con una visione ad angolo ristretto a causa della mente contorta e distrutta dal dolore fisico e dal dolore dell’anima, è stata fenomenale e per nulla banale.
Un plauso speciale va alla scena in cui Jamie ha appena lasciato andare Claire oltre le pietre e … Ho semplicemente adorato quella scena! Così come il dettaglio sulla libellula racchiusa nell’ambra …
Quanto è fenomenale quell’inquadratura rasoterra che fa vedere come e perché quella piccola pietra dal significato enorme resta lì, sul campo?

Bene, ora passiamo alla nostra cara protagonista che io, lo dico sin da ora, amo sempre di più. Catriona Balfe ha fatto un lavoro più che magistrale, portando sullo schermo e dando vita ad un personaggio d’impatto che, in alcune situazioni, può essere incomprensibile e a tratti irritante, ma è pur sempre una gran donna.
La vediamo a Boston, nel 1948, in una casa vuota con accanto lui, Frank, che, se non avessi letto i libri, avrei quasi tollerato dopo questa prima puntata. Però i libri li ho letti quindi … Anche no.

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Detto questo … Una cosa che mi ha sorpreso è il fatto che in questo primo episodio non vediamo assolutamente la Claire che, in Scozia, con Brianna e Roger, cerca e scopre che Jamie è vivo. Non so, forse, effettivamente, sarebbe stato fuorviante (vederla apparire come uno spirito a Culloden, poi a Boston due secoli dopo, poi venti anni dopo con prole più che adolescente … Sì, in effetti avrebbe causato un caos mentale non indifferente). Però, non so, vediamo questa linea temporale per ora lasciata in stand-by e … Confido nella prossima puntata, spero, prego.

La Claire di Boston ha la stessa tempra di quella che abbiamo imparato a conoscere nelle stagioni precedenti: si annoia facilmente (oh, come mi ha ricordato il periodo francese qui! Voi non potete capire, o forse sì?), inveisce contro tecnologie moderne e … Beh … Inevitabilmente è ancora legata al sentimento che la unisce a Jamie, nonostante il patto fatto a Frank, nonostante lei creda che Jamie sia morto, nonostante tutto.

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La seconda parte della puntata si svolge e si apre in maniera speculare alla prima: vediamo prima Jamie e ciò che accade dopo Culloden, poi Claire che piano piano cerca di ambientarsi in un paese nuovo, in una casa nuova, in un rapporto che, seppur antico e collaudato un tempo, suona freddo e distante.
Ho adorato il modo in cui è stato recuperato il rapporto tra Rupert e Jamie e la scena che … Insomma, quella in cui la telecamera stringe sul primo piano di Fraser e un colpo di Risultati immagini per outlander murtagh  giffucile risuona, solitario, in sottofondo, scuote e si fa sentire nelle viscere. Meravigliosamente devastante.
Un piccolo neo, forse, la non presenza del mio amatissimo Murtagh se non nelle battute iniziali: un personaggio immenso che poi resta lì, solo un nome svanito di cui si conosce il destino ma niente di più. Già mi manca questo burbero scozzese!

In conclusione, la scena finale, nuovamente a Boston, ambientata in un ospedale. L’ho trovata meravigliosa (soprattutto visto il parallelismo con il ritorno a casa, a Lallybroch, di Jamie che si ritrova con un’angoscia infinita addosso e il sentimento dolce amaro di essere ancora vivo, a casa, ma solo).
Ho trovato sorprendentemente ironica soprattutto l’ultima battuta: quando ormai ero convinta che Ron Moore avesse ancora una volta lasciato il segno e posto l’ennesimo tassello verso la santificazione immeritata del personaggio di Frank … Ecco che … Boom! Arriva l’infermiera e se ne esce con …

«Beautiful little angel … How does she get the red hair?»
[«Che bellissimo angioletto … Da dove arrivano i capelli rossi?»]

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Le mie reazioni sono state molteplici … Del tipo:

  • Beccati questa, Frank!
  • Beccati questa, Ron Moore!
  • L’infermiera senza nome! Santa subito!
  • A new beginning [n.b. un nuovo inizio] col cavolo, Mr. Randall!

Non potete capire! Mi sono davvero stupita che il caro Ron l’abbia inserita (visto il suo amore incondizionato per Tobias Menzies e, di conseguenza, per il suo Frank) ma … Cavolo, grazie al cielo c’è!

Adesso non vedo l’ora che arrivi la prossima domenica e, di conseguenza, una nuova puntata. Sono davvero curiosa: continueremo così, con un parallelismo straziante di loro divisi ma con esistenze a tratti simili, oppure faremo un salto in avanti e vivremo un po’ anche con Brianna e Roger?

E voi … Avete già visto la puntata? Come vi è sembrata? Commentate e fatemi sapere la vostra opinione!
Noi, se vi va, ci ritroviamo la settimana prossima per fare Quattro chiacchiere sulla Season 3 … Io vi aspetto!

Rachel

© Rachel Sandman
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Il mio nome è Jamie di Diana Gabaldon – Recensione

Buongiorno a tutti!

Allora … Oggi è la Giornata Mondiale del Libro e per l’occasione ho scelto di tornare a parlarvi di una lettura che, molto probabilmente, già conoscete in parte grazie al BlogTour organizzato proprio dal mio blog in collaborazione con altre colleghe e che è legato ad una serie molto di moda in questi ultimi anni: mi riferisco a Il mio nome è Jamie, spin off di Outlander scritto da Diana Gabaldon.

Se vi siete persi il BlogTour di un po’ di tempo fa, vi lascio qui i link relativi al post di presentazione, alla segnalazione e all’approfondimento da me curato sulla figura di Ian Murray.

La settimana scorsa sono finalmente riuscita a leggere questa breve novella e quindi … Ecco che oggi vi lascio la mia recensione, una personalissima opinione su questa storia che è una sorta di prequel al nostro caro e amatissimo Outlander di Diana Gabaldon ed edito dalla casa editrice Corbaccio.

Buona lettura! Non dimenticatevi di lasciare un segno del vostro passaggio sul blog (con un like all’articolo oppure commentando anche brevemente il post)!


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Titolo: Il mio nome è Jamie (Virgins)

Autore: Diana Gabaldon

Serie: Spin-Off prequel Outlander

Prezzo: € 6,99 (Ebook) – € 12,00 (Cartaceo)

Link d’acquisto: https://goo.gl/VhL1ct

Editore: Corbaccio

Trama: 1740: Il giovane Jamie Fraser, orfano di padre ucciso dagli inglesi e a sua volta ferito, ha lasciato la Scozia e sta andando in Francia con l’amico Ian Murray per raggiungere un gruppo di mercenari. Entrambi hanno delle ottime ragioni per stare lontani dalla loro patria ed entrambi, nonostante facciano di tutto per rimediare alla situazione, sono ancora vergini. E così, quando un medico ebreo li recluta per portare due tesori a Parigi, entrambi accettano con entusiasmo: uno è una rarissima e preziosissima Torah, l’altro è la splendida nipote del medico, Rebecca, destinata a un matrimonio combinato. Jamie e Ian si innamorano a prima vista di Rebecca, ma dovranno mostrarsi molto cauti perché non sanno veramente con chi hanno a che fare.


Recensione:

Ho sempre associato il nome Diana Gabaldon al termine garanzia. Avete presente? Trovo che lei sia una di quelle scrittrici che potrebbe rendere poetico e accattivante anche l’elenco del telefono.

Poi, è arrivata questa novella, questo prequel, questa … cosa e, non dico che la mia stima nei suoi confronti si sia esaurita ma, di certo, ha subito uno scossone e ha fatto sorgere in me qualche dubbio.

Primo su tutti: mia cara zia Gabby, sul serio ci stai facendo penare, stai allungando il brodo, stai temporeggiando nello scrivere gli ultimi capitoli della serie Outlander per novelle come questa? Se sì, senza offesa ma devi rivedere le tue priorità!

Allora, premetto che la novella di per sé non è scritta male e mantiene il tipico stile Gabaldon in buona parte della sua (grazie al cielo) brevità, tuttavia la trama è davvero un po’ sfilacciata e, a tratti, davvero inesistente: semplici pagliuzze di fieno, arrotolate più volte su loro stesse, sino a formare un groviglio che nemmeno un gatto stile Adso (grazie, Antonella, per aver colmato i miei vuoti di memoria!) calcolerebbe di pezza.

Ora, il secondo punto che mi ha fatto storcere il naso è il seguente: perché scrivere e scegliere una storia del genere? Perché rovinare l’immaginario e mettere un neo sulla figura senza macchia di Ian Murray? Perché Gabaldon? Come hai potuto farmi questo?

Non fraintendetemi, la coppia Fraser-Murray è e resta una delle migliori unioni fraterne della serie e dei romanzi più o meno contemporanei, ma, senza spoilerare, sicuramente potevo sopravvivere benissimo senza sapere alcune cose che il suddetto Ian ha fatto prima di tornare in Scozia.

Un terzo elemento è costituito dal fatto che, a mio parere, ci sono alcune sfumature che mal si accostano alla serie originale. Premesso che non ho riletto i (quanti sono ormai?) romanzi che costituiscono la serie de La straniera, edita da Corbaccio, ma sono quasi certa che alcune piccole note non siano sul binario corretto. Anche qui, non si tratta di nulla di fondamentale ma per me che amo immensamente il ciclo e la storia di Claire e Jamie, il fatto urta e sconvolge un po’.

Infine … Il prezzo. Ora, io capisco tutto, comprendo come questa sia soprattutto una abilissima mossa di marketing che cavalca l’onda del successo di questa serie, rinverdita dalla serie tv Outlander della Starz, ma pagare una NOVELLA di 91 pagine (lunghezza stampa del formato kindle) ben € 6,99 mi pare davvero davvero davvero eccessivo (per non parlare poi della versione cartacea che, con le sue 116 pagine, è venduta al ‘modico’ prezzo di € 12).

Detto questo … Se proprio siete delle fans sfegatate e volete conoscere tutto ma proprio tutto ciò che la penna della Gabaldon ha prodotto relativamente a Jamie Fraser & Co. leggete pure questa novella. Ma se mi date ascolto, lasciate perdere! Sul serio. Potete benissimo sopravvivere senza conoscere questa storiella che, come se non bastasse, ruota attorno ad una delle figure femminili peggiori della storia della letteratura (per intenderci, mie care Obsy, la cara Malva Christie, al confronto, era una giovane indifesa e ingenua).

Fatemi sapere il vostro parere! Se lo avete letto, lo avete apprezzato? Che ne pensate della scelta della Gabaldon di farci vedere i nostri due giovani scozzesi alle prese con il clima e l’ambiente francese? Commentate qui!

Rachel

© Rachel Sandman

POST-IT D’AUTORE #6

Buongiorno!

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Oggi torna l’appuntamento con l’entusiasmante rubrica in collaborazione con altre amiche blogger che, impegni permettendo, avrà cadenza settimanale e ritroverete sempre qui ogni giovedì (ora più, ora meno).

L’iniziativa, come già saprete, parte da Diario di un sogno e vede la collaborazione di Leggendo RomanceLeggere In SilenzioIl blog delle lettrici compulsive e Voglio essere sommersa dai libri (tutti angoli del web adorabili che vi invito a visitare).

Ma ora veniamo a noi … Quali sono le mie citazioni della settimana? Quali sono i miei post-it? Curiosi? Non vi resta che scorrere e leggere qui di seguito.

Oggi mi aspetto tanti commenti da parte vostra, per vedere cosa queste frasi suscitano in VOI!

Ho scelto, come già la settimana scorsa, di prendere spunto da un solo libro: questa volta tocca a una novella di mia prossima recensione, qui sul blog, e di cui vi ho già parlato nel BlogTour realizzato in collaborazione con varie blogger (per chi se lo fosse perso, può trovare la prima tappa e tutte le indicazioni qui). Si tratta di … Il mio nome è Jamie, prequel della fortunata serie Outlander scritta da Diana Gabaldon.

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Rachel

© Rachel Sandman

BT Il mio nome è Jamie – Approfondimento Ian Murray

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Con oggi siamo arrivati alla penultima tappa del Blog Tour che ruota attorno a Il mio nome è Jamie, libro/novella tanto amato quanto discusso, edito il 2 Febbraio 2017 da Corbaccio.

L’approfondimento su cui ho deciso di soffermarmi è l’analisi di un personaggio, globalmente amato (sfido chiunque a volergli male!) ma che, molto spesso, passa in secondo piano, relegato a ruolo di eterno secondo, mai protagonista, sempre comprimario all’interno del mondo di Outlander mirabilmente diretto dalla penna di Diana Gabaldon.

Avete capito a chi mi riferisco?

No?

Ma come!

Oggi vi parlo di Ian Murray o, per essere precisi, di Ian Alastair Robert MacLeod Murray.

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E no, non soffro ancora di sintomi di demenza senile! State tranquilli!

L’Ian di cui vi parlo qui è il padre dell’Ian di cui vi avevo parlato : ergo, un personaggio tutto nuovo, mai trattato sino ad ora sul blog e tutto da scoprire.

Una piccola avvertenza per voi lettori: questa tappa, lo capirete, non può essere priva di spoiler ma ho deciso, in un certo senso, di limitarmi, quindi … Vi racconto l’Ian Murray di La Straniera, niente di più, niente di meno.

Dunque, come ho detto in precedenza, sin da subito Ian è un personaggio positivo ma lasciato sullo sfondo e che, in un certo senso, appare dallo sfondo.

La strada oltre il cancello saliva su verso una collinetta. Volgendo lo sguardo in quella direzione, vidi apparirvi in cima un gruppetto di uomini che si stagliavano contro la luce della sera. Sembrarono indugiare qualche istante, come se si stessero congedando. A quanto pareva era proprio così, perché soltanto uno ridiscese il pendio verso la casa, mentre gli altri proseguivano attraverso i campi, in direzione di un gruppo di cottage in lontananza.

Il lettore del primo romanzo della serie Outlander, incontra il personaggio di Ian soltanto nella Parte Quinta, quella intitolata Lallybroch. Ed è proprio in questo luogo, Lallybroch appunto, che la figura di Ian prende e prenderà vita e spessore.

Via via che l’uomo si avvicinava, mi accorsi che zoppicava pesantemente. Quando attraversò il cancello, ne capii il motivo: dal ginocchio in giù, l’uomo aveva una gamba di legno. Malgrado l’andatura zoppicante, l’uomo si muoveva come un giovane, quando fu vicino al pergolato, vidi che non aveva ancora trent’anni. Era alto, quasi quanto Jamie, ma con le spalle molto più strette. Anzi, era davvero magrissimo. […] Un folto ciuffo di capelli castani gli ricadeva morbido sulla fronte alta, e gli occhi infossati avevano un’espressione di paziente buonumore.

11138587_830456240369744_7596987222482085161_nSin da subito, Ian Murray e il suo ruolo sono legati a Jenny Fraser, il suo amore, sua moglie, la madre dei suoi figli.

«Sono Ian Murray, il marito di Jenny. E immagino che voi siate … ah …»

«La sporca Sassenach che Jamie ha sposato».

Credo che questo sia davvero uno degli aspetti che più lo caratterizzano perché Ian, prima di qualsiasi altra cosa, prima di essere Laird, prima di essere un soldato, prima di essere un agricoltore, è questo: è un marito, è un padre, è il fulcro silenzioso attorno cui ruota l’ambiente di Lallybroch e il nucleo famigliare Fraser Murray.still

«[…] Chi sarebbe il padre di quest’ultimo figlio del demonio?»

Il giovane alto accanto a me tossì come per scusarsi, spezzando la tensione che regnava nella stanza.

«Sono io», disse in tono mite. «E anche di quello.» Avanzando rigidamente sulla gamba di legno, prese il bambino dalle braccia della moglie furiosa e se lo mise al collo. «Mi somiglia anche un po’, a quanto dicono.»

In effetti, visti fianco a fianco, i volti dell’uomo e del bambino erano quasi identici, a parte le guance rotonde dell’uno e il naso aquilino dell’altro. La stessa fronte alta e le stesse labbra sottili. Uguali erano anche le sopracciglia morbide inarcate sopra gli occhi profondi dello stesso castano liquido.

ianIl carattere silenzioso e introverso di Ian lo rende, devo dire spesso e purtroppo, oggetto di critiche e analisi poco lusinghiere: «Jenny è la sola a portare i pantaloni!» oppure «Tra Jamie e Ian non c’è proprio paragone» o ancora «Ian è solo un povero storpio, che ha la fortuna di avere moglie e amici potenti». Lo so, suona strano, ma queste sono solo alcune delle note che ho scovato, qua e là, sui vari social e che dicevano la loro, criticando in modo più o meno colorito la figura di Ian Murray.

Ma è davvero così?

A mio parere, ovviamente no. Non sempre, infatti, chi sta in silenzio, riflette e pensa è più debole di chi alza la voce e sbraita.

Questo, per me, è l’esempio lampante: Ian è l’unico che riesce a far riflettere Jenny, è il solo a saper prendere i due fratelli Fraser.

«Meglio lasciarli soli ancora per qualche minuto», suggerì, indicando con un gesto la casa, dove le grida avevano virato adesso al gaelico. Sembrava completamente indifferente alla causa della disputa. «I Fraser non stanno a sentire nessuno, quando sono su tutte le furie. Una volta che si sono sfogati, magari si riesce a farli ragionare, ma non prima.»

Ian è un uomo fedele che, nonostante la mutilazione di cui è stato vittima, non si siede ad attendere, non perde la fede, lotta, come può e coma sa.

Ian fece un cenno verso di me e roteò l’occhio in direzione di Jamie. […] «Suvvia, ora calmati.» Malgrado i modi dimessi, Ian Murray era in grado di esercitare un’innegabile autorità.

15822718_10210445805254615_1907410531908829731_nIan Murray è un uomo di polso, dolce, intimo, certo più dimesso rispetto a Jamie Fraser ma temprato nella stessa terra scura scozzese, legato alle tradizioni, figura paterna ancor prima di esserne consapevole, per istinto e con naturalezza.

La piccola Margaret, ben rassettata e avvolta in una copertina, venne messa in braccio al padre, che la accolse con un’espressione di beata venerazione.

«Ciao, piccola Maggie», sussurrò, sfiorandole con la punta di un dito il nasetto simile a un bottoncino.

Il rapporto di amicizia tra Ian e Jamie (rapporto che, credo, sarà arricchito e ampliato proprio in Il mio nome è Jamie) è uno dei più bei legami descritti e creati dalla cara Zia Gabby che, ancora una volta, sottolinea come non sia importante il sangue per essere fratelli (ogni riferimento per i futuri Fergus e Ian NON è puramente casuale). 15871881_1365677623474447_4388306910943862744_nI due sono amici da sempre e lo saranno per sempre: il matrimonio tra Ian e la sorella del suo migliore amico non fa che rafforzare il tutto, ma non è l’elemento determinante, né tanto meno decisivo. Il cameratismo che, anche dopo una lontananza durata anni, si ricrea immediatamente tra i due, è l’origine di episodi e quadretti davvero indelebili ed esilaranti.

«E il terzo giorno tentasti di uccidermi», lo accusò Jamie, «per averci cacciati in quel guaio.» Si toccò con cautela la testa. «Avevo un brutto taglio sull’orecchio, lì dove mi picchiasti con il manico di scopa.»

«Oh, be’», fece Ian disinvolto, «è stato quando mi spaccasti il naso per la seconda volta, perciò eravamo pari.»

«Non c’è da fidarsi di un Murray, quando si tratta di tenere il conto», osservò Jamie scuotendo la testa.

«Vediamo un po’», feci io, contando sulle dita. «Secondo voi, i Fraser sono testardi, i Campbell spioni, i MacKenzie affascinanti ma infidi, e i Graham stupidi. Qual è il tratto distintivo dei Murray?»

«Puoi contare su di loro in una rissa», affermarono all’unisono Jamie e Ian, per poi scoppiare a ridere.

«Certo che puoi», continuò Jamie, riprendendo fiato. «Devi solo sperare che non stiano dalla tua parte.» E di nuovo giù risate.

Jenny scosse la testa con aria di disapprovazione nei confronti del marito e del fratello.

«E pensare che non avete ancora bevuto vino».

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In conclusione, Ian è un uomo d’onore, fedele e concreto e, personalmente, sono felice che sia uno dei protagonisti di questa novella che, indubbiamente, tratta aspetti del suo personaggio ancora acerbi e gracili, tipici di un adolescente.

steven_creeUna nota a piè di pagina, tuttavia, prima di chiudere, è d’obbligo. Voglio dire, se siete arrivati fino a qui avrete letto i passi in cui cito direttamente la descrizione di Ian Murray, tratti da La Straniera. Contemporaneamente, avrete anche visto le foto che ho lasciato, qua e là, per colorare un po’ l’articolo, in cui si vede Steven Cree, attore scozzese, che interpreta brillantemente il personaggio di Ian nell’adattamento televisivo della Starz. Ora, io dico, vedete anche voi come la materia prima di base (per parlare chiaro, notare la foto qui a lato) fosse davvero davvero perfetta. A questo punto mi chiedo: cosa diavolo si erano fumati il trucco e parrucco per rendere Steven alias Ian più simile ad un trisavolo che ad un coetaneo di Jamie? Cioè, seriamente! Jenny sembra sposata con un vecchietto stanco e che non va dal barbiere da secoli! Ma vi pare?

E dopo questo breve, ma sentito, lamento … Chiudo davvero. Scusate se ho allungato un po’ questa tappa ma ormai lo sapete: quando si tratta di Outlander potrei parlarne per ore (anche se dovessi trattare di Frank Randall o … Beh … Forse no, in quel caso no!).

Buona lettura!

E non perdetevi la recensione di Il mio nome è Jamie di Diana Gabaldon che sarà online domani, sul blog http://emozionidiunamusa.blogspot.it/ per l’ultima tappa del BT!

P.s. Per le fotografie e il supporto, ringrazio le Obsy, le Sassenach e le fans della serie che gironzolano nei gruppi Outlander Italia e Il Cerchio Segreto di Outlander Italy su FB e che hanno scovato immagini perfette che, per quanto riguarda il personaggio di Ian, nonostante ciò che si può pensare, erano davvero davvero poche! Grazie a tutte!

Rachel

© Rachel Sandman

Blog Tour – Il mio nome è Jamie di Diana Gabaldon – Segnalazione

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Buongiorno!

Allora … Spero che le varie tappe sino ad ora pubblicate vi stiano piacendo ed entusiasmando.

Per chi se le fosse perse (sacrilegio!) vi lascio qui i link: 1) Diana Gabaldon – Autrice; 2) La Straniera – Recensione; 3) Outlander – Serie tv; 4) Sam Heughan.

Oggi però … Sospendiamo, si fa per dire, questo nostro viaggio all’insegna degli approfondimenti e segnaliamo quella che poi è l’uscita che tutti qui aspettiamo: è infatti disponibile da oggi, 2 Febbraio 2017, in ebook o in edizione cartacea, Il mio nome è Jamie di Diana Gabaldon, edito da Corbaccio.

Qui di seguito trovate tutte le infos, la trama e il link d’acquisto.

Chi era Jamie Fraser prima di conoscere Claire?

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Titolo: Il mio nome è Jamie (Virgins)

Autore: Diana Gabaldon

Serie: Spin-Off prequel Outlander

Prezzo: € 6,99 (Ebook) – € 12,00 (Cartaceo)

Link d’acquisto: https://goo.gl/VhL1ct

Editore: Corbaccio

Trama: 1740: Il giovane Jamie Fraser, orfano di padre ucciso dagli inglesi e a sua volta ferito, ha lasciato la Scozia e sta andando in Francia con l’amico Ian Murray per raggiungere un gruppo di mercenari. Entrambi hanno delle ottime ragioni per stare lontani dalla loro patria ed entrambi, nonostante facciano di tutto per rimediare alla situazione, sono ancora vergini. E così, quando un medico ebreo li recluta per portare due tesori a Parigi, entrambi accettano con entusiasmo: uno è una rarissima e preziosissima Torah, l’altro è la splendida nipote del medico, Rebecca, destinata a un matrimonio combinato. Jamie e Ian si innamorano a prima vista di Rebecca, ma dovranno mostrarsi molto cauti perché non sanno veramente con chi hanno a che fare.

UN BELLISSIMO SPIN-OFF SU JAMIE DA GIOVANE E SUL SUO MIGLIORE AMICO IAN: UNA SPLENDIDA STORIA DI AMICIZIA E FRATELLANZA

Ricordatevi però che il BT non si ferma qui: altre tappe vi aspettano, come previste dal calendario qui di seguito.

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Ci si rivede nei prossimi giorni!

Buona lettura!

Rachel

© Rachel Sandman

The Untouchables #1 #EnglishEdition

Good Morning!

Have a nice day!

Here we are, once again, to start … Or restart … My new blog’s event: The Untouchables.

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Why I’m doing it? Because I’ve understood that this could be an article with worldwide aspects so I decided to translate it in english and present my idea also to someone outside Italy!

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I would like to say a very big THANK YOU to Diana Gabaldon, an amazing woman who gave me the right inspiration (I’m doing this all because of her! So … Thank You, DG!)

Let’s make a quick intoduction. I decided to call this event The Untouchables as the 1987’s movie directed by Brian De Palma.

My idea is to create a sort of monthly date in which I will tell you something about a book’s or movie’s character that I think is ‘untouchable, unforgivable and amazing’.

Obviously, this is a date that cannot be #SpoilerFree so if you don’t want to know anything about characters that I will describe in this event … Don’t Read It!

#JustSaying.

Now … Let’s start and discover who is the first ‘untouchable’ that I choose.

#DrumRoll

Here we are … My first untouchable is Ian James Fitzgibbons Fraser Murray.

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So … For those who didn’t know Ian Fraser Murray yet, for those who are asking why I decided to start from him, the reason that put Ian in the first place, above all the other ones … Let’s go on, step by step.

Ian is an invention, totally succeed in my opinion, of our dear author Diana Gabaldon (that I hope is going to read this article #FingersCrossed #SorryForMyNotPerfectEnglish). He is a character of Outlander series, made of 8 books (15, in italian version, published by Corbaccio).

Ian is an absolutely unique character: his journey grows in front of readers’ eyes in all its complexity, in a moving and fantastic way.

We meet him, for the first time, in Voyager and, from his first crying any reader who has the sensibility and a little bit of precognition knows that this little baby will give many satisfations.

For all the fans of Outlander, for those who know the story of Jamie and Claire until this point, it sounds easy to understand how the appearance of Ian in Jamie’s life, our loved James Alexander Malcolm Mackenzie Fraser, will create a relationship between them absolutely amazing and fabulous.

And this is the real greatness of Ian’s character: he knows how to build relationships and bonds with the other members of the clan, without losing is own identity.

First of all, his complete name let us understand how Ian is the result of a melting pot of different men: Ian (as his father, who gave him the physical Murray’s aspect); James (as his uncle, who is going to grow Ian as a father follows his own son, building his personality and making Ian more like him than his real kids won’t ever be); Fitzgibbons (as that Murtagh, that man of honor dead during the battle of Culloden for Scottish freedom and for Jamie; from Murtagh, Ian takes the bond with the family, the bent to the sacrifice).

His journey is built by Gabaldon in a way that gives to the reader the chance to know Ian as a child, as a boy and finally as a man, growing up through the pages and chapters.

The Young Ian is a character with unique elements that put him over all the others who live in the books of this fantastic serie.

Unfortunately, the space that I have is little: I can’t tell you every comma, every detail, every breath, every feeling that this boy, grown fast, has given me during the months that I spent reading Diana Gabaldon’s books. But some steps are essentials to understand better his peculiarity.

With Ian the reader feels, in an evident way, how the blood’s bond is of course important but not fundamental: let’s take, for example, Ian and Fergus. These two character are two completely different people but, from the beginning, it seems clear how one smooths edges of the other’s nature e how they are more like brothers than people who share dna and any scientific bonds.

A real friendship for Ian is the one with Rollo: a very strong bond is the one that he build whit this big dog which makes his first appearance in Drums of Autumn.

From this book in particular, everyone could understand how Ian is an absolutely positiv and ironic character, with an unaware sense of humour.

But the thing that stays in every reader’s heart is Ian’s double soul: family, sacrifice, honor for two way of living that are opposite but, in someway, similar.

First, Ian keep and will always keep his bond with is fatherland, with Scotland (I would like to know if there is someone here who didn’t cry or imagine for nights the sound of that «Remember» Jamie said with a broken trembling voice in Drums of Autumn: a last attempt to keep the nephew tied to the Highlands and to their customs). On the other hand, the mohawk side, which can be seen through his silences, his roughness, his physical aspect, his days passed alone, away from everyone and everything, as a real Wolf’s Brother must do.

Finally, I have lots of things yet to say and to tell you about Ian and his brown eyes’ character, but I stop here.

I don’t want to bore you … after all, I could always do another article about him, a sort of Ian Fraser Murray 2.0, who knows!

One fact remains: Ian will always be my favourite character. And it doesn’t matter if, now, the boy who Starz chose to play his role in the tv-serie Outlander (that I love and in which there is a faboulous Claire played bu Caitriona Balfe and a fantastic Jamie played by Sam Heughan) doesn’t seem to me quite good or particularly suitable for Ian’s developpement. For me, in my mind, Ian will always have the face that I imagine during my reading hours: a very young Brenton Thwaites, wild and native. For me, this is Ian’s face, no way for other choises.

#SorryNotSorryJohnBell. For me, now you’re a NO. But I’m ready to change my mind!

So … I hope you enjoyed my article and here I would like to say a special thanks to my Pen Pal, my American Sis, Mandy: my good english is all thanks to her (if there are some mistakes, is all my fault!).

We will see you soon (follow the blog if you want, like my article, comment: be free of doing what you want! Just remember: your comments make growing my little blog).

xoxo

Rachel

© Rachel Sandman