Outlander – Quattro chiacchiere sulla Season 3 #1

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Buonasera!

Allora … Questa mattina mi sono fiondata e, appena terminata la visione del primo episodio della nuova serie di Outlander, mi sono chiesta: fare o non fare un articolo? Sarà interessante scrivere la mia impressione, fare un’analisi più o meno accurata di ciò che ho appena visto?

Poi … Ho pensato a questi 53 minuti di pellicola e … Non posso non parlarvene! Soprattutto perché io ho bisogno di parlarne con qualcuno, di confrontarmi, di … Non so, creiamo un gruppo di sostegno perché altrimenti da questa serie non ne usciamo sani di mente (soprattutto visti i futuri e attesissimi sviluppi).

Dunque … Una premessa … Ovviamente il post NON può essere privo di spoiler quindi, se quancuno di voi non ha ancora visto l’episodio 3×01 e non vuole nessuna anticipazione, interrompa la lettura di questo mio articolo qui. Adesso. Ora.

Se invece siete temerari oppure, come me, avete già visto Sam Heughan e Catriona Balfe in azione … Parliamone!
I primi 13 minuti sono interamente dedicati a Jamie e alla battaglia di Culloden. Vi confesso: la cosa mi incuteva non poco timore. Veniamo infatti da una seconda serie che, diciamocelo, è stata soporifera per lunghi tratti e venire a sapere che la terza stagione sarebbe iniziata con quasi un quarto d’ora incentrato sul nostro caro scozzese e sul campo di battaglia più devastante della storia delle Highlands, mi ha fatto a priori storcere il naso e alzare gli occhi al cielo, imprecando: «Gesù Cristo d’un Roosvelt, perché Ron Moore mi stai facendo questo? Mi vuoi così male?»

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Poi l’ho guardata (senza sottotitoli, lo sottolineo, perché non potevo aspettare) e … Fantastica.
Ok, forse non siamo ancora ai livelli della prima stagione o a quelli di episodi come Faith, ma diamine, la battaglia di Culloden vista in quel modo, focalizzata interamente su Jamie e su nessun altro, con una visione ad angolo ristretto a causa della mente contorta e distrutta dal dolore fisico e dal dolore dell’anima, è stata fenomenale e per nulla banale.
Un plauso speciale va alla scena in cui Jamie ha appena lasciato andare Claire oltre le pietre e … Ho semplicemente adorato quella scena! Così come il dettaglio sulla libellula racchiusa nell’ambra …
Quanto è fenomenale quell’inquadratura rasoterra che fa vedere come e perché quella piccola pietra dal significato enorme resta lì, sul campo?

Bene, ora passiamo alla nostra cara protagonista che io, lo dico sin da ora, amo sempre di più. Catriona Balfe ha fatto un lavoro più che magistrale, portando sullo schermo e dando vita ad un personaggio d’impatto che, in alcune situazioni, può essere incomprensibile e a tratti irritante, ma è pur sempre una gran donna.
La vediamo a Boston, nel 1948, in una casa vuota con accanto lui, Frank, che, se non avessi letto i libri, avrei quasi tollerato dopo questa prima puntata. Però i libri li ho letti quindi … Anche no.

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Detto questo … Una cosa che mi ha sorpreso è il fatto che in questo primo episodio non vediamo assolutamente la Claire che, in Scozia, con Brianna e Roger, cerca e scopre che Jamie è vivo. Non so, forse, effettivamente, sarebbe stato fuorviante (vederla apparire come uno spirito a Culloden, poi a Boston due secoli dopo, poi venti anni dopo con prole più che adolescente … Sì, in effetti avrebbe causato un caos mentale non indifferente). Però, non so, vediamo questa linea temporale per ora lasciata in stand-by e … Confido nella prossima puntata, spero, prego.

La Claire di Boston ha la stessa tempra di quella che abbiamo imparato a conoscere nelle stagioni precedenti: si annoia facilmente (oh, come mi ha ricordato il periodo francese qui! Voi non potete capire, o forse sì?), inveisce contro tecnologie moderne e … Beh … Inevitabilmente è ancora legata al sentimento che la unisce a Jamie, nonostante il patto fatto a Frank, nonostante lei creda che Jamie sia morto, nonostante tutto.

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La seconda parte della puntata si svolge e si apre in maniera speculare alla prima: vediamo prima Jamie e ciò che accade dopo Culloden, poi Claire che piano piano cerca di ambientarsi in un paese nuovo, in una casa nuova, in un rapporto che, seppur antico e collaudato un tempo, suona freddo e distante.
Ho adorato il modo in cui è stato recuperato il rapporto tra Rupert e Jamie e la scena che … Insomma, quella in cui la telecamera stringe sul primo piano di Fraser e un colpo di Risultati immagini per outlander murtagh  giffucile risuona, solitario, in sottofondo, scuote e si fa sentire nelle viscere. Meravigliosamente devastante.
Un piccolo neo, forse, la non presenza del mio amatissimo Murtagh se non nelle battute iniziali: un personaggio immenso che poi resta lì, solo un nome svanito di cui si conosce il destino ma niente di più. Già mi manca questo burbero scozzese!

In conclusione, la scena finale, nuovamente a Boston, ambientata in un ospedale. L’ho trovata meravigliosa (soprattutto visto il parallelismo con il ritorno a casa, a Lallybroch, di Jamie che si ritrova con un’angoscia infinita addosso e il sentimento dolce amaro di essere ancora vivo, a casa, ma solo).
Ho trovato sorprendentemente ironica soprattutto l’ultima battuta: quando ormai ero convinta che Ron Moore avesse ancora una volta lasciato il segno e posto l’ennesimo tassello verso la santificazione immeritata del personaggio di Frank … Ecco che … Boom! Arriva l’infermiera e se ne esce con …

«Beautiful little angel … How does she get the red hair?»
[«Che bellissimo angioletto … Da dove arrivano i capelli rossi?»]

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Le mie reazioni sono state molteplici … Del tipo:

  • Beccati questa, Frank!
  • Beccati questa, Ron Moore!
  • L’infermiera senza nome! Santa subito!
  • A new beginning [n.b. un nuovo inizio] col cavolo, Mr. Randall!

Non potete capire! Mi sono davvero stupita che il caro Ron l’abbia inserita (visto il suo amore incondizionato per Tobias Menzies e, di conseguenza, per il suo Frank) ma … Cavolo, grazie al cielo c’è!

Adesso non vedo l’ora che arrivi la prossima domenica e, di conseguenza, una nuova puntata. Sono davvero curiosa: continueremo così, con un parallelismo straziante di loro divisi ma con esistenze a tratti simili, oppure faremo un salto in avanti e vivremo un po’ anche con Brianna e Roger?

E voi … Avete già visto la puntata? Come vi è sembrata? Commentate e fatemi sapere la vostra opinione!
Noi, se vi va, ci ritroviamo la settimana prossima per fare Quattro chiacchiere sulla Season 3 … Io vi aspetto!

Rachel

© Rachel Sandman
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Gift from the City of Angels!

Buongiorno!

Il 2016 è ormai quasi agli sgoccioli, noi tutti siamo appesantiti dai vari cenoni e dai pranzi – abbuffate del Natale tanto che, quasi obbligatoriamente, siamo costretti a rotolare più che spostarci in giro per la casa in questo ultimo tratto di Dicembre.

Accade però, talvolta, che il suono del campanello ti fa scattare come una molla dal divano in cui ti eri accoccolata stile ‘pachiderma’ e che la vista del piccolo e anzianotto postino, in tenuta giallo fluo, che stringe un pacco sospetto ti rende improvvisamente euforica e dà una svolta piacevole alla giornata che, a dirla tutta, era cominciata in modo alquanto grigiastro.

giftEd infatti … Eccolo lì! Il mio personal gift, il regalo che ogni anno, come da tradizione, faccio a me stessa, della serie: da Rachel per Rachel …

Molto probabilmente ad alcuni qui potrebbe non interessare assolutamente nulla ma siccome, da buona scrittrice, da persona dall’animo alquanto artistico e sognante, sono in queste cose un po’ egocentrica … Ecco che condivido con voi il mio autoregalo!

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Sorvoliamo, vi prego, sulla faccia ancora parecchio ‘nel mondo dei sogni’ e concentriamoci sulla meraviglia!

I’m an unusual lady

Per le Obsy, Sassenach e Outlander Addicted … Questa maglietta non dovrebbe esser nuova e se ve lo state chiedendo, vi posso dare la conferma: è proprio quella che la cara Caitriona Balfe ha realizzato, in collaborazione con Represent.com (che ha appunto sede a LA) e che mi è finalmente arrivata!

Per chi non lo sapesse, la star della serie Outlander che dà il volto a Claire Fraser (no, non la chiamerò mai Claire Randall, fatevene tutti una ragione, Ron Moore in primis) ha, qualche mese fa, realizzato una campagna per raccogliere fondi a sostegno dell’associazione World Child Cancer, di cui fa parte e che sostiene fermamente.

ADORAZIONE IMMENSA! Per questa iniziativa e, materialmente parlando, per questa maglietta (Black is Always my Choice!).

Inoltre, cosa da non sottovalutare, fa pendant con la mia attuale sfumatura di capelli (un mix di rimasugli bluette e azzurri, con tracce verdi che non so da dove siano saltate fuori!).

Quindi … Buone Feste a ME!

#PeaceAndLove

Rachel

© Rachel Sandman

The Untouchables #1 #EnglishEdition

Good Morning!

Have a nice day!

Here we are, once again, to start … Or restart … My new blog’s event: The Untouchables.

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Why I’m doing it? Because I’ve understood that this could be an article with worldwide aspects so I decided to translate it in english and present my idea also to someone outside Italy!

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I would like to say a very big THANK YOU to Diana Gabaldon, an amazing woman who gave me the right inspiration (I’m doing this all because of her! So … Thank You, DG!)

Let’s make a quick intoduction. I decided to call this event The Untouchables as the 1987’s movie directed by Brian De Palma.

My idea is to create a sort of monthly date in which I will tell you something about a book’s or movie’s character that I think is ‘untouchable, unforgivable and amazing’.

Obviously, this is a date that cannot be #SpoilerFree so if you don’t want to know anything about characters that I will describe in this event … Don’t Read It!

#JustSaying.

Now … Let’s start and discover who is the first ‘untouchable’ that I choose.

#DrumRoll

Here we are … My first untouchable is Ian James Fitzgibbons Fraser Murray.

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So … For those who didn’t know Ian Fraser Murray yet, for those who are asking why I decided to start from him, the reason that put Ian in the first place, above all the other ones … Let’s go on, step by step.

Ian is an invention, totally succeed in my opinion, of our dear author Diana Gabaldon (that I hope is going to read this article #FingersCrossed #SorryForMyNotPerfectEnglish). He is a character of Outlander series, made of 8 books (15, in italian version, published by Corbaccio).

Ian is an absolutely unique character: his journey grows in front of readers’ eyes in all its complexity, in a moving and fantastic way.

We meet him, for the first time, in Voyager and, from his first crying any reader who has the sensibility and a little bit of precognition knows that this little baby will give many satisfations.

For all the fans of Outlander, for those who know the story of Jamie and Claire until this point, it sounds easy to understand how the appearance of Ian in Jamie’s life, our loved James Alexander Malcolm Mackenzie Fraser, will create a relationship between them absolutely amazing and fabulous.

And this is the real greatness of Ian’s character: he knows how to build relationships and bonds with the other members of the clan, without losing is own identity.

First of all, his complete name let us understand how Ian is the result of a melting pot of different men: Ian (as his father, who gave him the physical Murray’s aspect); James (as his uncle, who is going to grow Ian as a father follows his own son, building his personality and making Ian more like him than his real kids won’t ever be); Fitzgibbons (as that Murtagh, that man of honor dead during the battle of Culloden for Scottish freedom and for Jamie; from Murtagh, Ian takes the bond with the family, the bent to the sacrifice).

His journey is built by Gabaldon in a way that gives to the reader the chance to know Ian as a child, as a boy and finally as a man, growing up through the pages and chapters.

The Young Ian is a character with unique elements that put him over all the others who live in the books of this fantastic serie.

Unfortunately, the space that I have is little: I can’t tell you every comma, every detail, every breath, every feeling that this boy, grown fast, has given me during the months that I spent reading Diana Gabaldon’s books. But some steps are essentials to understand better his peculiarity.

With Ian the reader feels, in an evident way, how the blood’s bond is of course important but not fundamental: let’s take, for example, Ian and Fergus. These two character are two completely different people but, from the beginning, it seems clear how one smooths edges of the other’s nature e how they are more like brothers than people who share dna and any scientific bonds.

A real friendship for Ian is the one with Rollo: a very strong bond is the one that he build whit this big dog which makes his first appearance in Drums of Autumn.

From this book in particular, everyone could understand how Ian is an absolutely positiv and ironic character, with an unaware sense of humour.

But the thing that stays in every reader’s heart is Ian’s double soul: family, sacrifice, honor for two way of living that are opposite but, in someway, similar.

First, Ian keep and will always keep his bond with is fatherland, with Scotland (I would like to know if there is someone here who didn’t cry or imagine for nights the sound of that «Remember» Jamie said with a broken trembling voice in Drums of Autumn: a last attempt to keep the nephew tied to the Highlands and to their customs). On the other hand, the mohawk side, which can be seen through his silences, his roughness, his physical aspect, his days passed alone, away from everyone and everything, as a real Wolf’s Brother must do.

Finally, I have lots of things yet to say and to tell you about Ian and his brown eyes’ character, but I stop here.

I don’t want to bore you … after all, I could always do another article about him, a sort of Ian Fraser Murray 2.0, who knows!

One fact remains: Ian will always be my favourite character. And it doesn’t matter if, now, the boy who Starz chose to play his role in the tv-serie Outlander (that I love and in which there is a faboulous Claire played bu Caitriona Balfe and a fantastic Jamie played by Sam Heughan) doesn’t seem to me quite good or particularly suitable for Ian’s developpement. For me, in my mind, Ian will always have the face that I imagine during my reading hours: a very young Brenton Thwaites, wild and native. For me, this is Ian’s face, no way for other choises.

#SorryNotSorryJohnBell. For me, now you’re a NO. But I’m ready to change my mind!

So … I hope you enjoyed my article and here I would like to say a special thanks to my Pen Pal, my American Sis, Mandy: my good english is all thanks to her (if there are some mistakes, is all my fault!).

We will see you soon (follow the blog if you want, like my article, comment: be free of doing what you want! Just remember: your comments make growing my little blog).

xoxo

Rachel

© Rachel Sandman