Review Tour – Un gancio al cuore di Manuela Chiarottino

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Buongiorno!
Oggi, è con immenso piacere che il blog partecipa al Review Tour legato ad una nuova uscita made in Italy e appartenente alla categoria del self publishing: sto parlando di Un gancio al cuore, nuovo romanzo firmato Manuela Chiarottino (vi ricordate? Vi ho già parlato di lei, in occasione dell’uscita del suo romance edito dalla Triskell Edizioni, Un amore a cinque stelle) che uscirà tra due giorni, il 10 Settembre 2017.

In questa occasione, festeggiamo l’approssimarsi dell’uscita di questo romanzo m/m attraverso un approfondimento legato alla trama e alla storia narrata, seguito poi, come sempre, dalla mia personalissima opinione su Un gancio al cuore.

Siete pronti?
Buona lettura!


Gancio

Titolo: Un gancio al cuore
Autore: Manuela Chiarottino
Data d’uscita: 10 Settembre 2017
Prezzo: € 3,49 (Ebook)
Editore: Self Publishing

Trama: Tirare pugni a un sacco, sfogando tutto ciò che ha dentro, è per Byron l’unica maniera di dimenticare. Dimenticare un passato solitario, un presente in cui arranca, un futuro grigio e piatto che gli sta piombando addosso senza freni. Non c’è carriera, per lui, né nobiltà alcuna nel pugilato, bensì una scappatoia, una via per guadagnare il necessario utile a lui e sua nonna per abbandonare la povertà. E sua madre… be’, lei continua ad andare e venire dalla casa del suo “fidanzato” e per Byron è meglio non pensarci. Tutto sembra destinato a rimanere così, quindi, statico e deprimente, fino a quando nella palestra di John non entra Brandon, l’angelo nero, un ex pugile dallo sguardo enigmatico e il sorriso irriverente. Per Byron è il cataclisma, ma non è l’unico a sentirsi trasportato dagli eventi: Brandon rimane folgorato dal ragazzo ancor prima di averlo messo a fuoco. Può l’amore cambiare del tutto le carte in tavola? Possono i vinti diventare vincitori, se ci credono davvero? E i colpi della vita possono fare male più di quelli ricevuti in pieno viso?


Approfondimento: chi era Emile Griffith?

Allora, come potete ben dedurre leggendo la trama, il romanzo Un gancio al cuore di Manuela Chiarottino è ambientato nel mondo della boxe e non, badate bene, quella tra bande o di strada, bensì quella che mira al professionismo attraverso sudore, pugni dati in una palestra storica e architettonicamente non da catalogo di interni, allenamento duro e puro.
Durante la storia, sentirete citare più volte il nome di Emile Griffith. Ma chi è costui?
Devo dire che l’autrice è stata grandiosa e ha posto una nota a fine romanzo che, in qualche modo, inquadra questo personaggio ma io, qui, ho deciso di darvene una piccola anticipazione.
Emile GriffithEmile Griffith nasce il 3 Febbraio del 1938 a Saint Thomas (isola caraibica delle piccole Antille, appartenente all’arcipelago delle Isole Vergini americane).
A segnare la sua vita, un anno: il 1958. In quello stesso anno, da dilettante, ottiene il New York Golden Gloves e diventa pugile professionista.
La sua carriera durerà fino al 1977 ma sarà un episodio a pesare, maggiormente rispetto agli altri: il 24 Marzo 1962 il match valido per il campionato mondiale dei pesi welter, disputato contro Benny Paret, (pugile cubano soprannominato The Kid), ha una conclusione tragica.

Griffith ridusse l’avversario in stato di incoscienza e questi morì dopo nove giorni. A Griffith fu mossa l’accusa di aver volontariamente infierito sull’avversario anche a causa di presunte dichiarazioni offensive riferite alla sua bisessualità.

Griffith rimase comprensibilmente sconvolto dall’accaduto ma, nonostante ciò, in seguito conquistò il titolo di campione del mondo dei pesi medi, battendo Dick Tiger.
Soltanto nel 2005, fece coming out dichiarando la propria bisessualità in un’intervista a Sports Illustrated.
Dopo aver sofferto di una sindrome da demenza pugilistica negli anni duemila e aver passato un periodo difficile, anche a livello economico, morì il 23 Luglio 2013 all’ospedale di Long Island nello stato di New York.

E dopo questo piccolo approfondimento … Veniamo alla mia opinione!


Recensione: Un gancio al cuore di Manuela Chiarottino è un romanzo che colpisce su più fronti.
Innanzitutto, io ho apprezzato davvero moltissimo il fatto che per tutta la prima parte, in cui si descrive il progressivo avvicinamento tra i due protagonisti, non si sia mai posto l’accento sul loro essere entrambi uomini ma si sia, piuttosto, sottolineato il loro essere: sono due persone con crepe più o meno simili che si trovano, quasi per caso, iniziano a cercarsi e si scontrano, inevitabilmente. Non tutti i romanzi m/m hanno questa delicatezza e accuratezza, lo devo ammettere.

Inoltre, la caratterizzazione dei due è eccezionale: da un lato, come ho accennato prima, Byron e Brandon hanno dei lati simili, ferite profonde che derivano da un passato non comune ma che li rende, sin da subito, affini senza nemmeno saperlo. Sono però i lati che divergono, i loro caratteri così cristallini e puri a delinearli ancor di più e a renderli ognuno un piccolo mondo tridimensionale creato e mostrato su carta.

Byron è, con la sua giovinezza, la personificazione dell’irruenza: c’è la rabbia, che cova in lui come una serpe in seno, come una voragine che cresce sempre più; c’è la disperazione; c’è la violenza. Byron è vittima di un legame materno inesistente e di una vita che gli ha chiesto troppo, che ha gravato troppo sulle sue spalle larghe.
Brandon, al contrario, è un uomo maturo, che si è fatto da solo e che, nonostante gli sbagli, gli errori, i passi falsi, è cresciuto e ha raggiunto una stabilità.

Ho amato come la Chiarottino ha fatto evolvere la loro storia, prima su un piano prettamente fisico, gradualmente su un piano più emozionale e personale. L’inserimento poi di tatuaggi significativi, veri e propri simboli su pelle (dettaglio che, come forse già saprete, io personalmente amo alla follia), ha dato quel tocco di originalità e modernità nuova, una nota di colore immersa nel mondo grigio scuro del pugilato.

I marinai si tatuavano a casa prima di partire, poi una seconda volta nel porto di destinazione e alla fine quando avevano fatto ritorno a casa. Averne un numero pari significa essere lontani dal posto che ami, da casa.

In conclusione, l’ambientazione e la tematica della boxe sono presenti ma non scendono mai nel noioso o nello statico: ogni descrizione, ogni gancio, ogni allenamento ha un seguito, ha un motivo, ha una sua coerenza ed essenza. I dettagli con cui l’autrice fa emergere il sapore e l’odore di un mondo particolare come quello delle palestre, del pugilato, dei guantoni, sono reali e intensi, tanto che in alcuni punti ti sembra davvero di essere parte integrante della realtà descritta.
Quindi, leggete questo libro se volete immergervi in una storia fatta di contrasti, virile e delicata insieme, in cui a farla da padrone è lo stile dell’autrice che non perde mai la sua profondità e il suo realismo.

#GoodLuckManuela!

Rachel

© Rachel Sandman
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BlogTour – Jessica Redmerski #3

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Buongiorno!

Penultimo appuntamento con questo mio personalissimo BlogTour che ruota attorno ad un’autrice che ha fatto colpo, in Italia, qualche anno fa con Il Confine di un Attimo e che ora è un po’ dimenticata dagli editori nostrani … Jessica Redmerski.

Oggi, come promesso, ecco la seconda parte dell’intervista (la prima la trovate qui, mentre il post introduttivo, a questo link). Gli argomenti?
Scorrete il post e … Buona lettura!

Come sempre, ricordatevi di lasciare un segno del vostro passaggio sul blog: un solo commento o un like ad un articolo NON sono molto, per voi, ma per me, per i blogger in generale, sono davvero MOLTO.


Sul self publishing …

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Quanto è importante conoscere le basi della pubblicazione prima di gettarsi effettivamente nel self publishing?
Gli scrittori devono capire che il self publishing non è semplice. Certo, puoi scrivere un libro, caricarlo e iniziare a venderlo, ma c’è molto più di questo nella pubblicazione self. Se uno scrittore sceglie di autopubblicarsi deve mettere in conto un po’ di promozione selvaggia e tenace e, inoltre, deve spendere un po’ di soldi (per editing professionale, giveaways, copie recensione, grafica per la copertina, pubblicità …). Saltare tutto questo e non curarsene fa sì che il suo libro resti sepolto tra i milioni di altri libri che lottano per la stessa esposizione e allo stesso modo.

Pensi che alcuni scrittori scelgano il self publishing a seguito della frustrazione causata dal tentare e non riuscire a pubblicare in modo tradizionale?
Quando Amazon ha dato il via al self publishing, pensavo che la maggior parte di coloro che utilizzavano il mezzo provenissero da questo tipo di frustrazione. Io ero una di quelli! Anche se ho autopubblicato il mio primo romanzo poco tempo dopo aver capito che questa era la cosa giusta da fare, l’ho fatto perché venivo da tre anni di tentativi in cui ho cercato, inutilmente, un’agente e una casa editrice. Ma ora, penso che sempre più scrittori lo facciano perché sentono che è la strada giusta per loro, e in questo modo oltrepassano il lacerante metodo invio manoscritto – attesa – scarto. Personalmente, amo entrambi: il self e la pubblicazione editoriale.

Sugli altri libri …

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Girovagando su Goodreads ho notato che i fans della serie Company of Killers vorrebbero sapere perché ci vuole così tanto per la pubblicazione del settimo libro. Puoi dar loro qualche informazione a riguardo?
Sembra che ci sia qualcuno che mi chiede questa domanda ogni giorno, ma è davvero complicato rispondere a tutti. Allora … Cercherò di spiegare qui, meglio che posso, cosa sta accadendo con il settimo libro. Quindi … Partiamo!
Mi sono dedicata al 100% a questa serie, e lo so che è frustrante il fatto che dopo il sesto sia trascorso davvero un sacco di tempo prima della futura pubblicazione del settimo. Ma ho bisogno che tutti capiscano che non solo ho avuto a che fare con cose personali per l’ultimo anno e mezzo che mi hanno rallentato e non mi hanno permesso di scrivere molto, ma ho anche avuto bisogno di fare un passo indietro e di finire Everything Under the Sun prima di provare ad affrontare qualsiasi altro romanzo. Everything Under the Sun è stato un progetto work-in-progress da ormai, credo, tre anni. Non importa cos’altro io scrivessi o provassi a mettere su carta, EUtS rimaneva in sottofondo nella mia mente e stava, inevitabilmente, intaccando i miei attuali work-in-progress (tra cui, il famoso settimo libro). Sapevo che se non avessi messo tutto da parte e completato EUtS, tutti gli altri miei libri sarebbero, onestamente, stati uno schifo (N.B. shit nell’intervista originale 😛 ). Non tutti gli autori sono uguali, certo, ma io sono una di quelli che deve assolutamente lavorare sul libro che più di tutti prende piede e spazio nel mio cuore e nella mia testa, invece di scrivere quello che tutti attendono e vorrebbero leggere. Ma, prometto: mi metterò a lavorare sul settimo libro, Spiders in the Grove, presto! Siate pazienti con me, vi prego!

Hai dichiarato che hai intenzione di scrivere il libro di Lily (figlia di Andrew e Camryn, dalla serie Il Confine di un Attimo): è ancora una certezza?
Ho ancora l’intenzione di scrivere la storia di Lily, ma ora come ora non so dire quando lo farò.

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OMG *-*


Con questa ultima perla che, vi assicuro, mi ha fatto nuovamente venir voglia di rileggere Il Confine di un Attimo e mi ha, inevitabilmente, fatta entrare nel vortice #AspettoIlLibroDiLilyDisperatamente …
Vi do appuntamento a domani, con un doppio post: uno tutto #English #American #Style; l’altro italianissimo … In cui festeggeremo la pubblicazione di Everything Under the Sun
.

Rachel

© Rachel Sandman

BlogTour – Jessica Redmerski #1

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Buongiorno!

Oggi sono davvero emozionata perché vi presento un progetto a cui tengo particolarmente e che ho tenuto, egoisticamente, tutto per me sino ad ora.
Non so, forse sarà capitato anche a voi, di trovare un libro, un romanzo che, sin dai primi capitoli, vi parla. Una storia che in qualche modo vi colpisce dritto allo stomaco e al cuore e che vi resta sottopelle anche a distanza di mesi, anni.
A me è successo.
Ovvio, tra i vari libri letti in questi anni, molti sono quelli che ho amato, adorato anche, apprezzandone il mondo, i personaggi, le sfumature.
Però nessuno ancora è riuscito a togliere un particolare romanzo dal mio personale piedistallo, nessuno ha superato Il confine di un attimo di J.A. Redmerski.

Ecco dunque che, in questi quattro giorni, vi parlerò NON di quella storia (non credo che riuscirò mai a trasferire in parole e su carta ciò che ho provato leggendo la storia di Cam e Drew) ma vi farò fare un viaggio (spero piacevole) alla scoperta di colei che ha creato questo libro, attraverso le sue pubblicazioni italiane, la segnalazione della sua nuova uscita oltreoceano, un’intervista a 360 gradi e, infine, un doppio post in italiano/inglese proprio in occasione del Release Party di Everything under the sun, il suo ultimo romanzo.

Oggi, quindi, andiamo a conoscere chi è Jessica (J.A.) Redmerski e quali sono i titoli sino ad ora pubblicati in Italia e nel mondo.

Buona lettura!


Chi è J.A. Redmerski …

Jessica Ann Redmerski è un’autrice bestseller di livello internazionale, vincitrice anche di jessica-redmerskisvariati premi, che si destreggia tra vari generi letterari.
Ha iniziato la sua carriera di autrice letteraria nel 2012 come self e, in seguito, grazie all’enorme successo di The edge of never (Il confine di un attimo) ha ottenuto il contratto con la Grand Central Publishing/Forever Romance. Da allora, i suoi lavori sono stati tradotti in oltre venti lingue.

Jessica è un’autrice che si può definire ibrida: oltre, infatti, a pubblicare con un editore tradizionale, continua a pubblicare anche con il self publishing. I diritti portoghesi per la sua serie di genere crime, molto popolare e ricca di suspenseIn the Company of Killers, sono stati acquistati da uno dei maggiori editori brasiliani, Suma de Letras. Questa serie è stata esportata anche in Estonia (grazie a Paikese Kirjastus), in Turchia (Ephesus), in Ungheria (Konyvmolykepzob). Le serie è stata opzionata per la televisione da William Levy.
Il suo ultimo romanzo, la sua nuova love story, è Everything under the sun, in uscita in America il 28 Agosto 2017.

Jessica ama i film, la televisione e i libri che si spingono oltre i confini; è un’amante delle storie d’amore epiche, assolute ed impetuose. Alcune delle cose presenti nella sua lista dei desideri sono: combattere la sua lunga e ridicola lista di paure, trovare una camicia che le piacca realmente e viaggiare intorno al mondo con solo uno zainetto sulle spalle e un partner-in-crime.


I Libri di J.A. Redmerski in Italia

Al momento, tradotti in italiano e disponibili, grazie alla casa editrice Fabbri, possiamo trovare soltanto i tre romanzi che compongono la The Edge of Never Series.

Il confine di un attimo (titolo originale: The Edge of Never)

Camryn Bennett, vent’anni, non è certo il tipo da restare ingabbiata in una vita ripetitiva sempre uguale a se stessa. Ma da quando il suo ragazzo è morto in un terribile incidente, niente sembra più importarle davvero…Dopo che anche la sua migliore amica le volta le spalle, Camryn salta su un autobus, con solo un telefono cellulare e una piccola borsa, decisa a fuggire da tutti coloro che la vogliono incasellare in una vita che non le appartiene. Nel viaggio incontra un ragazzo di nome Andrew Parrish, un tipo non molto diverso da lei, da cui si sente irresistibilmente attratta. Andrew vive la vita come se non ci fosse domani: la provoca, la diverte, la protegge, la seduce, le insegna ad assaporare ogni singolo momento e ad ascoltare le sue emozioni più profonde, i suoi desideri più veri e inconfessati. Ben presto diventa il centro della sua vita. Ma Camryn ha giurato di non lasciarsi andare mai più, di non innamorarsi mai più… E il segreto che Andrew nasconde li spingerà irrimediabilmente insieme o li distruggerà per sempre? Il confine di un attimo è un fenomeno mondiale: autopubblicato online, ha scatenato la reazione entusiasta di migliaia di fan che hanno realizzato video su YouTube ispirati alla storia, album fotografici, playlist e che ne hanno fatto un successo da oltre 200.000 copie. Dopo aver scalato le classifiche americane, è in corso di pubblicazione in 20 Paesi.”Siamo in viaggio insieme da quasi due settimane.Abbiamo dormito nello stesso letto e ci siamo sfiorati… eppure eccoci qui, ai lati opposti di una spessa parete di vetro. Posiamo le dita sulla superficie trasparente, ci guardiamo negli occhi e sappiamo cosa vogliamo, ma quel vetro resta lì. O è perfetto autocontrollo, o è una forma perfetta di tortura.”

Sei il mio buio, sei la mia luce (titolo originale: Song of the Fireflies)

Elias e Bray sono fatti l’uno per l’altra, da sempre. Il loro amore è sbocciato una calda sera d’estate, quando erano solo due bambini. Crescendo, però, la paura di soccombere a un rapporto così intenso da essere quasi insopportabile li ha allontanati. Finché Bray non si rende conto che Elias è l’unico legame vero della sua vita, l’unica persona che può salvarla dagli abissi in cui sta per sprofondare. Decide di tornare da lui, che non l’ha mai dimenticata. E la passione che hanno cercato di soffocare in tutti i modi può finalmente scorrere libera per la prima volta… Almeno fino a quando una notte fatale non cambia tutto. Il sogno d’amore di Bray ed Elias rischia di andare in frantumi, e i due ragazzi decidono di fuggire. Insieme. Inizia così un’avventura on the road in cui il rischio di perdersi – tra alcool, droghe e incontri sbagliati – è forse più grande del pericolo da cui stanno scappando. Il solo rifugio è il loro amore, quell’amore oscuro che li può salvare o perdere.

Il Confine dell’Eternità (titolo originale: The Edge of Always)

IL SEGUITO DI IL CONFINE DI UN ATTIMO. Si sono conosciuti in un viaggio fuori da ogni regola. E di certo Camryn e Andrew non sono tipi regolari. Si sono lasciati tutto alle spalle e sono partiti, insieme. Si sono amati sotto la pioggia, si sono rincorsi dentro i rispettivi dolori, hanno rivelato le loro fragilità più grandi e hanno imparato a proteggersi da tutto e da tutti. Ora, dopo mesi on the road, aspettano una bambina. Nonostante la preoccupazione per la gravidanza inaspettata, la precarietà e le prime tensioni con i genitori, il loro rapporto è più forte di ogni altra cosa. Ma in agguato c’è una tragedia che potrebbe dividerli per sempre, una catastrofe che nemmeno loro sono pronti ad affrontare. Quel che non ti uccide ti rende più forte: sapranno superare insieme questa prova? O il loro rapporto, cresciuto al di fuori delle regole, non è destinato a durare per sempre?


I libri di J.A. Redmerski nel mondo

Molti, moltissimi sono i titoli che mancano all’appello nel nostro paese: oltre alla citata serie In the Company of Killers, infatti, romanzi quali The moment of Letting GoDirty Eden (il preferito della stessa autrice) e il prossimo Everything Under the Sun non sono ancora stati tradotti in italiano. Speriamo che queste lacune vengano colmate al più presto! Intanto vi lascio qui sotto alcune delle cover originali dei libri di Jessica Redmerski e vi invito, domani, sempre qui sul blog, per scoprire qualche dettaglio in più della personalità di questa autrice poliedrica e senza dubbio originale, attraverso un’intervista unica.

A domani, con un nuovo appuntamento, una nuova tappa di questo BlogTour dal sapore internazionale che ruota attorno a Jessica Redmerski!

#StayTuned!

Rachel

© Rachel Sandman

Gossip … Reale #SfogliandoIlMondo #8

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Buongiorno!

Allora … Siamo o non siamo ancora in periodo estivo, un po’ vacanziero, un po’ (o molto) desiderosi di notizie frivole e curiose?
Beh … Eccomi qui, puntuale come un orologio svizzero, per parlarvi di una notizia che mi è balzata agli occhi un paio di settimane fa, leggendo il quotidiano La Stampa.

Dovete sapere che, normalmente, sfoglio distrattamente le pagine di politica iniziali per fiondarmi nella sezione più culturale e, di conseguenza, più affine ai miei gusti e interessi ma … Un piccolo trafiletto incastrato in mezzo ad un articolo a tutta pagina mi ha davvero incuriosito e, una volta letto, mi ha fatto sorridere, non poco.

Avete presente le famiglie reali? Sì, William e Kate d’Inghilterra (o, forse, prima dovevo dire Carlo e Camilla? Non sono molto pratica di protocolli di corte!), Alberto e Charlene di Monaco, Filippo VI e Letizia di Spagna … Insomma, loro: ormai entrano nell’immaginario collettivo con queste vite da favola, matrimoni sfarzosi, figlioletti e pargoli al seguito dallo sguardo impaurito o imbronciato.

Bene … Il trafiletto a cui ho accennato qui sopra, parlava di una coppia, reale, realissima anzi, meno nota forse di quelle che ho appena citato ma che, sono sicura, da adesso in poi nessuno di voi lettori, qui presenti, dimenticherà.

DanimarcaOggi parliamo della Regina Margrethe II di Danimarca e di Henri de Laborde de Monpezat, suo marito.
I due, qui di fianco in una delle loro prime foto ufficiali, si sposano il 10 Giugno del 1967, a Copenaghen.

Lui, conte e diplomatico francese, con questa unione acquista il titolo di Sua Altezza Principe Consorte di Danimarca.

Diventano genitori di Frederik nel maggio dell’anno seguente; in seguito avranno un altro figlio, Joachim, nato nel Giugno del 1969.

Una bella famiglia felice, penserete voi, poco avvezza a scandali di corte (cosa che, invece, non si può dire per i reali di Montecarlo), unioni non previste dal protocollo regale (se escludiamo, ovviamente, il matrimonio tra il loro primogenito ed una consulente di marketing australiana; e se escludiamo, anche, i due matrimoni del secondogenito … Beh … Forse ci sarebbe qualcosa da rivedere su questo punto), insomma: niente ha turbato il trono di Danimarca sino ad ora. Almeno nulla di troppo grave da rimbalzare, a livello planetario, sui giornali e nei telegiornali del mondo.

A questo punto, forse, vi chiederete: di cosa parlava questo trafiletto de La Stampa? Bene, è giunto il momento di farvelo sapere.

Dopo una piccola carrellata di immagini che vi mostrano come, la coppia, è rimasta insieme, dal 1967 sino ad oggi …

… Una coppia, tra l’altro, molto intraprendente, al passo coi tempi e anche, passatemi il termine, moderna e tenerissima …
Oggi deve accettare una decisione presa dal principe Henrik di Danimarca che ha annunciato (ed è questa la famosa notizia apparsa sul quotidiano nazionale) che NON vuole essere sepolto accanto a sua moglie, ovvero accanto alla Regina Margrethe.
Perché, vi chiederete voi (soprattutto, visto l’affiatamento e la dolcezza che traspare dalle immagini)?

La ragione, per lui, è semplice: è infelice di non essere mai stato riconosciuto come suo pari, di non essere RE. Il Principe Henrik oggi ha 83 anni e, come annunciato sopra, ha sposato nel 1967 la Regina Margrethe (che di anni ne ha 77) diventando, di diritto, Principe Consorte. Da allora, a quanto pare, il suo desiderio di divenire, a pieno titolo, Re Consorte, è stato messo in un angolo dimenticato da tutti, compresa sua moglie.

Ecco quindi che Henrik ha scagliato questa che è davvero una bella e, a tratti, divertente ripicca. Il comunicato terminava con questa frase:

La Regina ha detto di avere «accettato la decisione».

In pratica, per dirla citando il Parroco del mio paese, il caro Henrik, quando sarà ora di arrivare in chiesa con l’impermeabile di legno, non vorrà poi riposare accanto a colei che è stata sua compagna di vita, la madre dei suoi figli, per un dettaglio burocratico, per un titolo nobiliare non paritario.

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E voi … Cosa ne pensate? Innanzitutto, avevate letto la notizia? Conoscete qualche aneddoto del genere, qualche curiosità più o meno interessante su qualche membro di una qualsiasi casa reale, più o meno nota?

Commentate qui sotto e … Fatevi sentire.

Alla prossima!

Rachel

© Rachel Sandman

Blog Tour – Il mio nome è Jamie di Diana Gabaldon – Segnalazione

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Buongiorno!

Allora … Spero che le varie tappe sino ad ora pubblicate vi stiano piacendo ed entusiasmando.

Per chi se le fosse perse (sacrilegio!) vi lascio qui i link: 1) Diana Gabaldon – Autrice; 2) La Straniera – Recensione; 3) Outlander – Serie tv; 4) Sam Heughan.

Oggi però … Sospendiamo, si fa per dire, questo nostro viaggio all’insegna degli approfondimenti e segnaliamo quella che poi è l’uscita che tutti qui aspettiamo: è infatti disponibile da oggi, 2 Febbraio 2017, in ebook o in edizione cartacea, Il mio nome è Jamie di Diana Gabaldon, edito da Corbaccio.

Qui di seguito trovate tutte le infos, la trama e il link d’acquisto.

Chi era Jamie Fraser prima di conoscere Claire?

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Titolo: Il mio nome è Jamie (Virgins)

Autore: Diana Gabaldon

Serie: Spin-Off prequel Outlander

Prezzo: € 6,99 (Ebook) – € 12,00 (Cartaceo)

Link d’acquisto: https://goo.gl/VhL1ct

Editore: Corbaccio

Trama: 1740: Il giovane Jamie Fraser, orfano di padre ucciso dagli inglesi e a sua volta ferito, ha lasciato la Scozia e sta andando in Francia con l’amico Ian Murray per raggiungere un gruppo di mercenari. Entrambi hanno delle ottime ragioni per stare lontani dalla loro patria ed entrambi, nonostante facciano di tutto per rimediare alla situazione, sono ancora vergini. E così, quando un medico ebreo li recluta per portare due tesori a Parigi, entrambi accettano con entusiasmo: uno è una rarissima e preziosissima Torah, l’altro è la splendida nipote del medico, Rebecca, destinata a un matrimonio combinato. Jamie e Ian si innamorano a prima vista di Rebecca, ma dovranno mostrarsi molto cauti perché non sanno veramente con chi hanno a che fare.

UN BELLISSIMO SPIN-OFF SU JAMIE DA GIOVANE E SUL SUO MIGLIORE AMICO IAN: UNA SPLENDIDA STORIA DI AMICIZIA E FRATELLANZA

Ricordatevi però che il BT non si ferma qui: altre tappe vi aspettano, come previste dal calendario qui di seguito.

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Ci si rivede nei prossimi giorni!

Buona lettura!

Rachel

© Rachel Sandman

Approfondimento – Emerald Gloom: un’analisi con l’autrice

L’iniziativa ‘Leggere Italiano’ ci permette di analizzare maggiormente le opere proposte. In particolare, la sottoscritta è rimasta davvero ammaliata dall’opera Emerald Gloom, un romanzo contemporaneo dai tratti onirici e rockettari ben fusi insieme, di conseguenza vi pare che un approfondimento sulle varie tematiche e personaggi presenti in quel di Seattle avrebbe mai potuto sfuggirmi? Certo che no! Ecco dunque che una bella chiacchierata con Elle Caruso, ovvero la fonte, l’autrice di questo libro originalissimo, si è tramutata in un vero e proprio viaggio tra letteratura e musica.


Emerald Gloom - Elle Caruso

Rachel: Premesso che, come ho già avuto modo di accennarti, ho adorato questo libro, partirei da questo: Emerald Gloom è un romanzo imprescindibile senza musica, potremmo quasi dire che è lei la vera protagonista. Tu cosa ne pensi? Qual è stato il tuo rapporto, in fase di stesura, con le canzoni meravigliose che hai scelto? Hai impostato un cd che suonava a ripetizione? Raccontaci …

Elle Caruso: Non era proprio un cd, ma ci sei andata vicino… In realtà era una playlist sullo smartphone, intitolata, naturalmente, Emerald Gloom. Durante la prima stesura del romanzo, sebbene ascoltassi anche altra musica, nella mia testa giravano sempre le stesse canzoni, quelle che ho inserito nel libro. Posso dire di aver ascoltato quelle canzoni per mesi, instancabilmente. La scelta dei brani non ha seguito una logica precisa, quanto piuttosto l’ispirazione del momento. Mentre scrivevo un brano del libro all’improvviso pensavo: “ecco, questo è il momento giusto per questa canzone”. Anche se amo tutti i brani della “playlist”, ti confesso che con alcuni ho un legame più forte che con altri. Ti faccio alcuni esempi. Prendi Dumb, che (non a caso) è la prima canzone che nomino nel libro. Dumb mi devasta emotivamente ogni volta che la ascolto, è una canzone che mi rappresenta moltissimo, tanto che ne ho una frase tatuata sul braccio. Sirens mi ha ispirato la scena dell’incidente, e la amo perché ha un testo molto significativo. Creep descrive il momento in cui Aaron si innamora di Florence, e le emozioni che suscita in lui questo sentimento che non desidera provare (“ma io sono uno strano, cosa diavolo ci faccio qui? Non appartengo a questo posto”). Black invece rappresenta un po’ la chiusura emotiva di Aaron verso l’amore in generale a seguito della morte della madre. A Smells Like Teen Spirit ho dedicato un posto speciale: tutti e tre i componenti della band, Aaron, Nathan e Chandler, hanno lo spartito del riff tatuato addosso. Se te lo stai chiedendo la risposta è no, non è la mia canzone preferita, ma è la prima in assoluto che ho ascoltato dei Nirvana, quindi per me sarà sempre speciale. Insomma, ognuno di questi brani per me ha un grande significato, adesso ancora più profondo perché nella mia testa rimarranno sempre legati a questo romanzo.

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Rachel: Oltre alla musica, ovviamente il perno attorno cui tutto ruota è la figura di Aaron Clark. È un ragazzo dalle mille sfaccettature, ricco di spigoli e di contraddizioni, di crepe e di sofferenze, di incertezza e di sogni. Come è stato creare un personaggio tanto complesso? Da cosa o da chi hai tratto ispirazione? Come hai fatto, in alcuni passaggi, a non farti sommergere dalla sua “oscurità color smeraldo”?

Elle Caruso: Ho lavorato tantissimo su Aaron. Volevo creare un personaggio fuori dagli schemi ma che fosse anche “umano”. Non volevo che fosse il tipico personaggio perfetto, quello che sa sempre cosa fare, cosa dire e cosa provare, perché non sarebbe stato credibile. Volevo un personaggio dai contrasti forti, quasi violenti, e penso di averlo ottenuto. Aaron è un sognatore cinico. La morte della madre ha influenzato profondamente le sue convinzioni: la vita per lui è una continua lotta contro il tempo, contro l’inesorabilità della morte e dell’oblio, una lotta che cerca di vincere lasciando un segno indelebile con la sua musica; il mondo invece è un posto ostile e brutale, che stritola chi non ha la forza d’animo e la freddezza necessarie per andare avanti. È per questo motivo che Aaron maschera la sua indole sensibile con una corazza e difficilmente lascia trapelare i suoi sentimenti, che lui vede come una debolezza. Da una lettrice mi è stato rimproverato di aver provato a creare un personaggio ribelle, che però di ribelle e di oscuro ha ben poco. La verità è che io non avevo alcuna intenzione di creare un personaggio rivoluzionario, uno che compie gesti di ribellione eclatanti o che si droga per rendere più drammatica la sua esistenza. Al contrario, volevo che la sua fosse una lotta interna, esistenziale e assolutamente personale, che anzi restasse quasi nascosta anche alle persone che gli stanno più vicine. Volevo trasmettere il messaggio che il malessere non sempre è una cosa visibile, e soprattutto volevo che i lettori si immedesimassero in lui e che riflettessero su alcune cose. A chi mi sono ispirata… beh, innanzitutto a me stessa. Ti confesso che nel modo di pensare e nel carattere di Aaron c’è molto di mio. Poi naturalmente a Cobain, che per me è una vera leggenda. Il resto l’ho lasciato fare all’immaginazione.

Rachel: Restando focalizzate su Aaron, mi piacerebbe ora illuminare un po’ le sue nubi attraverso un’analisi dei suoi rapporti con gli altri personaggi: e chi può farlo meglio dell’autrice?

Iniziamo allora con il legame tra lui ed Allyson, la sorella gemella. Il suo, secondo te, può definirsi il tipico atteggiamento da fratello maggiore o c’è qualcosa di più? E’ davvero lui a tenere le redini di questo rapporto o Ally è più tosta di quanto possa sembrare?

Elle Caruso: Direi che per molti aspetti Allison è decisamente più forte di Aaron. Innanzitutto Ally ha superato la morte della madre senza subire lo stesso trauma emotivo del fratello e non ha paura di mostrare e di affrontare i propri sentimenti. Aaron con lei ha sì un atteggiamento tipico da fratello maggiore, nel senso che si preoccupa dei ragazzi e dei posti che sua sorella può frequentare e dei pericoli che può correre, ma in realtà il sentimento di protettività è assolutamente reciproco. Altrettanto reciproco è il sostegno che i due si offrono a vicenda: Aaron è un punto fermo nella vita di Allison, la persona con la quale confidarsi e alla quale chiedere aiuto nel momento del bisogno, ma lo stesso vale per Aaron, con la sola differenza che anche quando lui non ha voglia di parlare, sua sorella riesce chiaramente a intuire i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Per rispondere alla tua domanda, non credo sia Aaron a tenere le redini del loro rapporto, piuttosto penso che i due siano esattamente sullo stesso piano.

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Rachel: Passiamo ora al rapporto con i genitori. La madre e il padre sono due persone quasi agli antipodi: non so perché, ma lei me la sono davvero immaginata quasi come una tipica donna anni ’70, dallo stile molto new age; mentre lui è l’uomo in divisa, integerrimo, fermo nelle sue idee e convinzioni. Entrambi hanno però lasciato traccia di loro nel figlio: quali sono gli aspetti dei due che traspaiono in Aaron?

Elle Caruso: Mi piace il modo in cui li descrivi, hai più o meno colto nel segno. Nel libro, l’immagine che traspare di lei è quella di una madre amorevole e di una donna gentile e raffinata, una sorta di moderno angelo del focolare. Anche il nome, Grace (che in italiano significa grazia, eleganza) non è stato scelto a caso. La sua figura resta però volutamente indistinta, come coperta da un alone luminoso. Il motivo di questa scelta è far capire ai lettori che Aaron ha idealizzato la figura della madre, cancellando qualunque difetto ella avesse avuto nella realtà e trasformandola nei suoi ricordi in un essere assolutamente perfetto. L’ammirazione che Aaron nutre nei confronti del padre invece ha basi più reali, non nasce da un’idealizzazione mentale del genitore ma si è costruita nel tempo a seguito di azioni concrete e di comportamenti che Aaron ha avuto modo di apprezzare in Thomas, non a caso per lui suo padre è quasi una sorta di guida morale, l’esempio da seguire. Dal padre Aaron ha ereditato la testardaggine e la forza di restare sempre fedele ai propri princìpi. Poiché la personalità di Grace non viene mai rivelata del tutto, invece, dal libro non si capisce cosa ci sia di lei nel figlio, né posso dirtelo io perché, scrivendo dal punto di vista di Aaron, non so rispondere a questa domanda come non lo saprebbe fare lui.

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Rachel: Dalla famiglia di sangue, alla famiglia di scelta: Chandler e Nathan sono gli altri componenti della band, i migliori amici di Aaron, i suoi fratelli. Sono un po’ una squadra alla ‘tutti per uno, uno per tutti’. Come è stato dar vita a un rapporto così forte tra tre uomini, potenzialmente molto diversi fra loro?

Elle Caruso: È stato un incubo. No dai scherzo, ma da donna entrare nella mentalità maschile e ricreare il tipico cameratismo tra uomini senza sfociare nel troppo sentimentalismo non è stato semplice. Ho avuto le mie incertezze e i miei dubbi, ma alla fine credo, o almeno spero, di aver fatto un buon lavoro. Nathan e Chandler rappresentano per Aaron una delle poche certezze della sua vita, sia perché fanno parte della band che già di per sé per lui ha un’importanza fondamentale, ma anche perché lui sa di poter sempre contare sulla loro amicizia. Aaron è un diffidente di natura, non riesce a fidarsi di nessuno, e di solito le persone non accettano di concedere fiducia senza che questa venga ricambiata. Nathan e Chandler invece lo fanno, accettano sempre Aaron per ciò che è senza chiedergli nulla in cambio, anche se a volte fanno fatica a comprendere la sua logica, in pratica si comportano con lui da veri fratelli di sangue. Potrei dire che questo rapporto ruota intorno a due fulcri: il primo naturalmente è la musica, che è proprio il filo che lega questi tre ragazzi, come giustamente dici tu, molto diversi tra loro. Il secondo invece è Aaron stesso, che con la sua forte personalità tiene nella sua orbita i due ragazzi dando vita a un equilibrio perfetto tra i tre. Ecco, in questo caso forse si può dire che è Aaron a tenere le redini del rapporto.

Rachel: Il Dottor Salinger è, invece, un fenomeno: ironico, brillante, a tratti confuso, anche più del suo paziente. È un caso che il suo nome riporti all’autore di uno dei romanzi della letteratura americana per eccellenza, Il Giovane Holden? Pensi che Aaron o lo stesso psicoterapeuta abbiano dei tratti in comune con il più noto Holden? Se sì, quali?

Elle Caruso: No, naturalmente non è un caso. Quando ho scritto il mio commento al libro, poco dopo l’uscita, ho affermato che i lettori ideali di Emerald Gloom erano quegli adulti che continuavano ancora a sentirsi un po’ come Holden Caulfield. Il Giovane Holden è uno dei miei romanzi preferiti e devo dire che in fase di stesura del libro mi ha ispirato molto, per questo ho deciso di omaggiare Salinger dando il suo nome a uno dei personaggi chiave della storia. Perché chiamare proprio lo psicoterapeuta col suo nome? Perché George Salinger è forse la persona più vicina ad Aaron durante il suo percorso di crescita emotiva, ed anche il personaggio che fra tutti è il più simile a lui, quello che meglio riesce a comprenderlo. Aaron (e in minor parte anche George) ha in comune con Holden la difficoltà ad adattarsi alle regole preimpostate della società, l’istinto di ribellione verso la normalità e la difficoltà a crescere e ad assumersi delle responsabilità, ma anche una sensibilità molto acuta.

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Rachel: Restando immersi nella letteratura americana, altra gemma che ho personalmente adorato è stata la scoperta del cognome della tanto sfuggevole Florence, Whitman: come il poeta di Leaves of Grass. Perché la scelta è ricaduta su questo artista e perché affidare proprio a lei il compito, o l’onere, di portarne la testimonianza.

Elle Caruso: Mi dispiace deluderti, ma stavolta la scelta del cognome è assolutamente casuale e il caro Walt Whitman non c’entra con il romanzo. Però mi hai incuriosito e mi piacerebbe chiederti se hai riscontrato nel personaggio di Florence qualche traccia del poeta. Tra l’altro è un autore che ho scoperto solo da qualche mese e, benché io non sia un’amante di poesia in generale, ho letteralmente adorato alcuni suoi versi.

Rachel: Beh … Non per forzare troppo la mano ma credo che Florence sia molto immersa, ormai direi inconsapevolmente, nel mondo di Whitman. Il poeta è solito ambientare i suoi componimenti di notte, in paesaggi illuminati solo da luna e stelle. Ecco, hai già capito: le famose stelle che Aaron si fa tatuare, la pelle di Florence che richiama un po’ il pallore lunare, la sua essenza molto ineffabile, come la luna da sempre raccontata come un luogo misterioso e impalpabile. Tutto questo mi ha rafforzato il legame tra i due. Ma non tergiversiamo con le elucubrazioni mentali della sottoscritta! Torniamo a noi!

Rimanendo un attimo ancora sul personaggio di Florence: com’è stato scrivere un romanzo in cui, senza spoilerare, per la maggior parte dei capitoli quella che potrebbe a tutti gli effetti essere la coprotagonista non c’è o non si vede? La sua presenza in assenza ti ha, in qualche modo, obbligato, dirottato verso alcune scelte piuttosto che altre? Come ha influenzato la trama e lo svolgimento della vicenda, se lo ha fatto?

Elle Caruso: L’assenza-presenza di Florence è stata una delle cose più difficili da gestire in fase di stesura del romanzo. Volevo fare in modo che i lettori la conoscessero abbastanza da capire perché Aaron si innamorasse di lei, ma al contempo volevo che il suo personaggio restasse avvolto da un’aura di mistero fino alla fine. Se non avessi ricorso all’espediente dei sogni e Florence fosse stata “reale” sin dall’inizio, sarebbe stata a tutti gli effetti la coprotagonista del romanzo, ma questo era proprio ciò che volevo evitare. Nel senso che io non volevo scrivere una semplice storia d’amore, ma volevo piuttosto focalizzarmi sul rapporto di Aaron con l’amore e analizzare la sua difficoltà con i sentimenti in generale. Diciamo quindi che tutte le scelte che ho fatto sono state volute e studiate fin nei minimi dettagli. Vedi, il fatto è che quando mi è venuta per la prima volta l’idea di scrivere questo romanzo avevo già la trama praticamente scritta in testa, quindi semmai è stato tutto il resto ad adattarsi ad essa.

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Rachel: Uno degli ulteriori rapporti che ci restano da analizzare è quello tra Aaron e Julian, il giovane a cui la nostra cara rockstar dà lezioni di chitarra. È un rapporto che va oltre, secondo me, quello tipico di maestro – allievo. Tu cosa ne pensi? Quale sfumatura volevi dare al legame tra i due? Hai preso spunto da qualcuno in particolare?

Elle Caruso: Credo che vada oltre il tipico rapporto maestro-allievo per due motivi. Il primo è che Aaron per Julian più che un maestro è un mito, un modello da seguire. Aaron sa della venerazione che il ragazzo nutre nei suoi confronti, ma non sa come affrontarla perché teme di non essere all’altezza delle sue aspettative. Non si sente abbastanza maturo da poter fare da guida a un ragazzo, e qui ritorna anche il tema della mancanza di responsabilità e della paura di crescere. Al contempo, però, Aaron ha un forte legame con Julian proprio perché riconosce in lui sé stesso da piccolo, con la sua stessa caparbietà e la sua stessa passione per la musica, quindi lo aiuta a crescere musicalmente nella speranza che da grande possa realizzare il suo sogno di diventare un grande musicista. Infine no, non ho preso spunto da nessuno.

Rachel: Penultimo rapporto: quello tra Aaron e Kurt Cobain. Il leader dei Nirvana è il suo mito, il suo modello, l’artista in cui più di ogni altro si identifica: perché proprio questa scelta? Perché, fra tutti, hai scelto proprio Cobain? In cosa i due sono simili e in cosa, invece, si differenziano?

Elle Caruso: È stata una scelta dettata dal momento. Ti racconto: ho scoperto i Nirvana proprio mentre mi apprestavo a scrivere le prime pagine del romanzo. Avevo ben chiara la trama, ma i personaggi e i dettagli erano ancora molto nebulosi. I Nirvana per me sono stati una vera e propria rivelazione, nelle loro canzoni ho ritrovato me stessa e per Cobain ho sentito questa sorta di empatia e di affinità che non avevo mai provato per nessun altro artista. Dunque, mi serviva una storia e una personalità per il mio protagonista, e allora perché non un giovane musicista tormentato che si identifica nella figura di Cobain? Considerato il momento di autentica passione per il grunge che stavo vivendo, inserire la musica all’interno del romanzo mi è sembrata la cosa più naturale e più logica al mondo. E così parte di quella mia passione per la musica e per Kurt Cobain si è trasferita sulle pagine del libro. Forse è proprio grazie a questo che sono riuscita a dar vita a un personaggio tanto intenso. Aaron ha di Cobain la stessa sensibilità dolorosa, la stessa paura di essere inghiottito da un mondo che non riesce ad affrontare e nel quale non si riconosce. La differenza tra i due è che Aaron riesce a mantenere un certo distacco, a non farsi sopraffare dalle proprie emozioni. Molte volte è lì per lì per affondare, ma poi in qualche modo riesce sempre a riemergere dall’oscurità, soprattutto grazie alla musica. C’è da dire che per Kurt la situazione iniziò a precipitare proprio nel momento in cui non sentì più un legame con la sua musica: se avesse continuato ad avere un’àncora di salvezza, forse le cose sarebbero andate in un altro modo anche per lui. Ma queste, ovviamente, sono solo mie ipotesi un po’ poetiche.

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Rachel: Siamo giunte al termine: non ci resta che analizzare il legame più forte di tutti, ovvero quello tra Aaron e la musica. Per lui, da come ho potuto intuire, il suono e il linguaggio musicale sono un modo per comunicare, ma forse, prima ancora, sono un modo per esprimere se stesso, per uscire dal caos che ha in testa, per sfuggire il silenzio. Come definiresti questo rapporto e quale, fra tutte le canzoni, presenti e non, nella playlist che hai scelto per il romanzo, meglio descrive questo amore incondizionato?

Elle Caruso: Beh, direi che tu lo hai già definito alla perfezione, ma provo ad aggiungere qualcosa. La musica per Aaron è espressione, perché data la sua riservatezza è l’unico modo che ha per comunicare e soprattutto per farsi comprendere dagli altri. È salvezza, perché è ciò che dà un senso alla sua esistenza, uno scopo da perseguire, qualcosa per cui valga la pena andare avanti. È identità, perché nella musica Aaron ritrova sempre sé stesso, è ciò che gli impedisce di perdersi per sempre nella sua oscurità color smeraldo. Difficile trovare un brano che descriva esattamente l’amore di Aaron per la musica. O meglio, uno c’è: è un testo che ho scritto io, ma non si può neanche definire brano visto che non ha ancora una base musicale. C’è però una canzone che mi ha accompagnato durante tutta la scrittura del romanzo, e che ho ascoltato almeno quanto le canzoni della playlist. Si tratta di Save Me degli Avenged Sevenfold. Visto che questo brano mi ha ispirato tanto, inizialmente avevo anche messo una citazione dal testo in apertura del libro, poi ho cambiato idea perché non ero sicura che i lettori l’avrebbero afferrata. Forse non c’entra nulla con la tua domanda, perché il brano non descrive l’amore di Aaron per la musica, però parla di sogni, di smarrimento e di salvezza e insomma, anch’esso mi ha dato il suo contributo per il risultato finale.

Rachel: E adesso cosa ci aspetta: hai in mente un seguito o un romanzo in cui ritroveremo alcuni di questi personaggi? Stai lavorando a qualcosa di nuovo che puoi anticiparci e raccontarci?

Elle Caruso: No, non ci sarà un seguito o altri romanzi legati a Emerald Gloom. Ho messo tantissimo di mio in questo libro, pensieri ed emozioni davvero personali, e credo che il lavoro sia completo e concluso così com’è, non posso fare più di questo né voglio, perché snaturerebbe l’opera. Al momento sto lavorando parallelamente a due nuovi romanzi: uno è un fantasy young adult, l’altro un romance contemporaneo. Sto decidendo su quale dei due concentrarmi perché non posso portarli avanti entrambi contemporaneamente, ma la scelta non è affatto facile. Inoltre a breve uscirà un breve racconto prequel del mio primo romanzo, Attraverso l’obiettivo. Insomma, continuo a impegnarmi a pieno ritmo nella scrittura!

Rachel: A questo punto non mi resta che ringraziarti tantissimo per esserti resa disponibile a questa chiacchierata e per averci fatto immergere ancora di più nel tuo romanzo! Grazie davvero!

Elle Caruso: Grazie a te! Ho adorato le tue domande, erano molto concise e approfondite, si vede che hai letto il libro con attenzione e che lo hai apprezzato. Spero di collaborare ancora con te in futuro!

Rachel: Lo spero assolutamente anch’io! Quindi direi che è azzeccato chiudere con un sonoro … ALLA PROSSIMA!


Vi ricordo ora alcune note tecniche: oltre a far parte, come detto, del #BlogTour #LeggereItaliano, Emerald Gloom di Elle Caruso è legato ad un #Giveaway (QUI) a cui potete partecipare tutti, seguendo alcune semplici regole, tentando così di aggiudicarvi una copia cartacea di questo libro meraviglioso!

Inoltre, se volete sapere ancora un paio di cose su Aaron e Seattle, potete trovare altri articoli (recensione e intervista) nel Blog Milioni di Particelle.

#GoodLuck

Rachel

© Rachel Sandman