BT Il mio nome è Jamie – Approfondimento Ian Murray

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Con oggi siamo arrivati alla penultima tappa del Blog Tour che ruota attorno a Il mio nome è Jamie, libro/novella tanto amato quanto discusso, edito il 2 Febbraio 2017 da Corbaccio.

L’approfondimento su cui ho deciso di soffermarmi è l’analisi di un personaggio, globalmente amato (sfido chiunque a volergli male!) ma che, molto spesso, passa in secondo piano, relegato a ruolo di eterno secondo, mai protagonista, sempre comprimario all’interno del mondo di Outlander mirabilmente diretto dalla penna di Diana Gabaldon.

Avete capito a chi mi riferisco?

No?

Ma come!

Oggi vi parlo di Ian Murray o, per essere precisi, di Ian Alastair Robert MacLeod Murray.

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E no, non soffro ancora di sintomi di demenza senile! State tranquilli!

L’Ian di cui vi parlo qui è il padre dell’Ian di cui vi avevo parlato : ergo, un personaggio tutto nuovo, mai trattato sino ad ora sul blog e tutto da scoprire.

Una piccola avvertenza per voi lettori: questa tappa, lo capirete, non può essere priva di spoiler ma ho deciso, in un certo senso, di limitarmi, quindi … Vi racconto l’Ian Murray di La Straniera, niente di più, niente di meno.

Dunque, come ho detto in precedenza, sin da subito Ian è un personaggio positivo ma lasciato sullo sfondo e che, in un certo senso, appare dallo sfondo.

La strada oltre il cancello saliva su verso una collinetta. Volgendo lo sguardo in quella direzione, vidi apparirvi in cima un gruppetto di uomini che si stagliavano contro la luce della sera. Sembrarono indugiare qualche istante, come se si stessero congedando. A quanto pareva era proprio così, perché soltanto uno ridiscese il pendio verso la casa, mentre gli altri proseguivano attraverso i campi, in direzione di un gruppo di cottage in lontananza.

Il lettore del primo romanzo della serie Outlander, incontra il personaggio di Ian soltanto nella Parte Quinta, quella intitolata Lallybroch. Ed è proprio in questo luogo, Lallybroch appunto, che la figura di Ian prende e prenderà vita e spessore.

Via via che l’uomo si avvicinava, mi accorsi che zoppicava pesantemente. Quando attraversò il cancello, ne capii il motivo: dal ginocchio in giù, l’uomo aveva una gamba di legno. Malgrado l’andatura zoppicante, l’uomo si muoveva come un giovane, quando fu vicino al pergolato, vidi che non aveva ancora trent’anni. Era alto, quasi quanto Jamie, ma con le spalle molto più strette. Anzi, era davvero magrissimo. […] Un folto ciuffo di capelli castani gli ricadeva morbido sulla fronte alta, e gli occhi infossati avevano un’espressione di paziente buonumore.

11138587_830456240369744_7596987222482085161_nSin da subito, Ian Murray e il suo ruolo sono legati a Jenny Fraser, il suo amore, sua moglie, la madre dei suoi figli.

«Sono Ian Murray, il marito di Jenny. E immagino che voi siate … ah …»

«La sporca Sassenach che Jamie ha sposato».

Credo che questo sia davvero uno degli aspetti che più lo caratterizzano perché Ian, prima di qualsiasi altra cosa, prima di essere Laird, prima di essere un soldato, prima di essere un agricoltore, è questo: è un marito, è un padre, è il fulcro silenzioso attorno cui ruota l’ambiente di Lallybroch e il nucleo famigliare Fraser Murray.still

«[…] Chi sarebbe il padre di quest’ultimo figlio del demonio?»

Il giovane alto accanto a me tossì come per scusarsi, spezzando la tensione che regnava nella stanza.

«Sono io», disse in tono mite. «E anche di quello.» Avanzando rigidamente sulla gamba di legno, prese il bambino dalle braccia della moglie furiosa e se lo mise al collo. «Mi somiglia anche un po’, a quanto dicono.»

In effetti, visti fianco a fianco, i volti dell’uomo e del bambino erano quasi identici, a parte le guance rotonde dell’uno e il naso aquilino dell’altro. La stessa fronte alta e le stesse labbra sottili. Uguali erano anche le sopracciglia morbide inarcate sopra gli occhi profondi dello stesso castano liquido.

ianIl carattere silenzioso e introverso di Ian lo rende, devo dire spesso e purtroppo, oggetto di critiche e analisi poco lusinghiere: «Jenny è la sola a portare i pantaloni!» oppure «Tra Jamie e Ian non c’è proprio paragone» o ancora «Ian è solo un povero storpio, che ha la fortuna di avere moglie e amici potenti». Lo so, suona strano, ma queste sono solo alcune delle note che ho scovato, qua e là, sui vari social e che dicevano la loro, criticando in modo più o meno colorito la figura di Ian Murray.

Ma è davvero così?

A mio parere, ovviamente no. Non sempre, infatti, chi sta in silenzio, riflette e pensa è più debole di chi alza la voce e sbraita.

Questo, per me, è l’esempio lampante: Ian è l’unico che riesce a far riflettere Jenny, è il solo a saper prendere i due fratelli Fraser.

«Meglio lasciarli soli ancora per qualche minuto», suggerì, indicando con un gesto la casa, dove le grida avevano virato adesso al gaelico. Sembrava completamente indifferente alla causa della disputa. «I Fraser non stanno a sentire nessuno, quando sono su tutte le furie. Una volta che si sono sfogati, magari si riesce a farli ragionare, ma non prima.»

Ian è un uomo fedele che, nonostante la mutilazione di cui è stato vittima, non si siede ad attendere, non perde la fede, lotta, come può e coma sa.

Ian fece un cenno verso di me e roteò l’occhio in direzione di Jamie. […] «Suvvia, ora calmati.» Malgrado i modi dimessi, Ian Murray era in grado di esercitare un’innegabile autorità.

15822718_10210445805254615_1907410531908829731_nIan Murray è un uomo di polso, dolce, intimo, certo più dimesso rispetto a Jamie Fraser ma temprato nella stessa terra scura scozzese, legato alle tradizioni, figura paterna ancor prima di esserne consapevole, per istinto e con naturalezza.

La piccola Margaret, ben rassettata e avvolta in una copertina, venne messa in braccio al padre, che la accolse con un’espressione di beata venerazione.

«Ciao, piccola Maggie», sussurrò, sfiorandole con la punta di un dito il nasetto simile a un bottoncino.

Il rapporto di amicizia tra Ian e Jamie (rapporto che, credo, sarà arricchito e ampliato proprio in Il mio nome è Jamie) è uno dei più bei legami descritti e creati dalla cara Zia Gabby che, ancora una volta, sottolinea come non sia importante il sangue per essere fratelli (ogni riferimento per i futuri Fergus e Ian NON è puramente casuale). 15871881_1365677623474447_4388306910943862744_nI due sono amici da sempre e lo saranno per sempre: il matrimonio tra Ian e la sorella del suo migliore amico non fa che rafforzare il tutto, ma non è l’elemento determinante, né tanto meno decisivo. Il cameratismo che, anche dopo una lontananza durata anni, si ricrea immediatamente tra i due, è l’origine di episodi e quadretti davvero indelebili ed esilaranti.

«E il terzo giorno tentasti di uccidermi», lo accusò Jamie, «per averci cacciati in quel guaio.» Si toccò con cautela la testa. «Avevo un brutto taglio sull’orecchio, lì dove mi picchiasti con il manico di scopa.»

«Oh, be’», fece Ian disinvolto, «è stato quando mi spaccasti il naso per la seconda volta, perciò eravamo pari.»

«Non c’è da fidarsi di un Murray, quando si tratta di tenere il conto», osservò Jamie scuotendo la testa.

«Vediamo un po’», feci io, contando sulle dita. «Secondo voi, i Fraser sono testardi, i Campbell spioni, i MacKenzie affascinanti ma infidi, e i Graham stupidi. Qual è il tratto distintivo dei Murray?»

«Puoi contare su di loro in una rissa», affermarono all’unisono Jamie e Ian, per poi scoppiare a ridere.

«Certo che puoi», continuò Jamie, riprendendo fiato. «Devi solo sperare che non stiano dalla tua parte.» E di nuovo giù risate.

Jenny scosse la testa con aria di disapprovazione nei confronti del marito e del fratello.

«E pensare che non avete ancora bevuto vino».

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In conclusione, Ian è un uomo d’onore, fedele e concreto e, personalmente, sono felice che sia uno dei protagonisti di questa novella che, indubbiamente, tratta aspetti del suo personaggio ancora acerbi e gracili, tipici di un adolescente.

steven_creeUna nota a piè di pagina, tuttavia, prima di chiudere, è d’obbligo. Voglio dire, se siete arrivati fino a qui avrete letto i passi in cui cito direttamente la descrizione di Ian Murray, tratti da La Straniera. Contemporaneamente, avrete anche visto le foto che ho lasciato, qua e là, per colorare un po’ l’articolo, in cui si vede Steven Cree, attore scozzese, che interpreta brillantemente il personaggio di Ian nell’adattamento televisivo della Starz. Ora, io dico, vedete anche voi come la materia prima di base (per parlare chiaro, notare la foto qui a lato) fosse davvero davvero perfetta. A questo punto mi chiedo: cosa diavolo si erano fumati il trucco e parrucco per rendere Steven alias Ian più simile ad un trisavolo che ad un coetaneo di Jamie? Cioè, seriamente! Jenny sembra sposata con un vecchietto stanco e che non va dal barbiere da secoli! Ma vi pare?

E dopo questo breve, ma sentito, lamento … Chiudo davvero. Scusate se ho allungato un po’ questa tappa ma ormai lo sapete: quando si tratta di Outlander potrei parlarne per ore (anche se dovessi trattare di Frank Randall o … Beh … Forse no, in quel caso no!).

Buona lettura!

E non perdetevi la recensione di Il mio nome è Jamie di Diana Gabaldon che sarà online domani, sul blog http://emozionidiunamusa.blogspot.it/ per l’ultima tappa del BT!

P.s. Per le fotografie e il supporto, ringrazio le Obsy, le Sassenach e le fans della serie che gironzolano nei gruppi Outlander Italia e Il Cerchio Segreto di Outlander Italy su FB e che hanno scovato immagini perfette che, per quanto riguarda il personaggio di Ian, nonostante ciò che si può pensare, erano davvero davvero poche! Grazie a tutte!

Rachel

© Rachel Sandman

Intervista a Marcello Iori, autore di Terre Deus Dominus

Eccomi di nuovo qui … Con un appuntamento speciale …

Un’intervista a Marcello Iori, l’autore di Terre Deus Dominus … Vi ricordate? Vi ho parlato del suo romanzo fantasy in questo post (se ve lo siete persi, vi invito a rimediare, ora, subito).

Buona lettura a tutti!


terre-deus-dominusGrazie innanzitutto per la disponibilità. Allora, so che è una domanda spinosa ma la prima cosa che mi viene da chiederti è: come è nata l’idea di Terre Deus Dominus?

Ciao Rachel, grazie a te per il tempo che mi stai dedicando. Allora, bella domanda. L’idea nasce originariamente 12 anni fa, nel fermento della mia vena creativa; e l’idea era quella di raccontare l’avventura di un ragazzo di colore (africano) in un mondo popolato da uomini e esseri provenienti da altri mondi. Il primo capitolo, infatti, è stato scritto 12 anni fa. Quando nel 2015 ho ripreso il progetto, ho stravolto completamente la storia, volevo dargli un tocco di originalità e misticismo, così ho deciso di immaginare come sarebbe stato il mondo con il ritorno degli Dèi. Le epiche degli Dèi sono state narrate dagli antichi, se pensiamo ai Veda, nella cultura Indiana, come la Bhagavata Purana o il Mahabharata, oppure i racconti dei sumeri e, in generale, di tutte le popolazioni del mondo. Chiaramente, avendo letto e studiato un po’ i testi sacri delle varie religioni/sette, ho approfondito non solo la parte puramente letterale ma anche il risvolto spirituale, infatti abbiamo come protagonista uno yogi molto saggio. Per concludere, l’idea è quella di considerare Terre Deus Dominus l’ideale prosecuzione dei testi sacri antichi, una nuova epopea biblica o vedica.

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L’ambientazione del romanzo: come si è sviluppata nella tua mente? Hai trovato delle difficoltà?

Il romanzo è ambientato sulla Terra, proprio come la conosciamo noi. Anche se è un
fantasy, doveva sapere di vero. Chiaramente la storia si sviluppa 4 mila anni avanti nel futuro, e i nomi delle città o gli idiomi sono cambiati. L’aspetto interessante del mio romanzo, è che c’è questa contrapposizione tra il Mondo di prima e quello che ci sarà dopo. La storia umana lo insegna, dai romani a noi sono cambiati i nomi di molte città e persino la lingua, come ad esempio i significati di moltissimi verbi. Oggi pensiamo e agiamo in modo diverso rispetto alle epoche passate (certo, non in modo così distinto, ma c’è pur sempre una grossa differenza). La religione è cambiata rispetto alle sue origini, ha acquisito diverse sfumature anche solo se pensiamo agli inizi del ‘900. È nella natura delle cose di questo universo il cambiamento, è normale.

Il protagonista del libro: raccontaci qualcosa in più di lui.

È un orfano. Il padre ha tentato di ucciderlo quando aveva 12 anni, ma non posso anticipare le motivazioni. La prima parte del romanzo TDD – Uno Yogi, l’Apprendista e il suo Falco, narra solo i primi 4 giorni della storia (che all’incirca ha durata un anno), quindi leggendolo viene dato un assaggio di quello che sarà l’andamento degli eventi. È nato con un dono speciale, e il Marchio tatuato dietro la nuca ne è la prova. È molto forte, abile, ha imparato le arti antiche che lo Yogi Ananda gli ha insegnato: quindi, le arti marziali e la medicina naturale. Vive perennemente un conflitto interiore, per la perdita della sua famiglia e a causa del fato che incombe su di lui. Per 9 anni, lui e lo Yogi, saranno impegnati a scappare, a vivere su una nave in una zona chiamata le Marianne, una vasta porzione di oceano dove le navi spariscono, dove le condizioni atmosferiche sono estreme. È costretto a crescere e a non vivere la sua giovinezza. Non riesce ad accettare di essere un prescelto e vorrebbe stare lontano da tutto e tutti, perché dove ha messo piede, le persone sono morte o hanno sofferto molto.

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Ora … Mi piacerebbe approfondire un po’ la figura di Kaeda Sakiamuni che, girovagando in FB, ha attirato la mia attenzione. Come ti sei immaginato questo personaggio? Ti sei ispirato a qualcosa o qualcuno in particolare?

Mi sono ispirato ad alcuni personaggi femminili dei manga, ma in particolare alla trilogia La Leggenda di Otori, dove la protagonista si chiama Kaeda. Da ragazzino le pagine di Otori mi han fatto sognare. Così ho sempre immaginato Kaeda con tratti orientali, non Giapponesi, ma cinesi. Una bella ragazza dagli occhi a mandorla e la pelle bianca, alta e snella, con l’agilità di un felino. Se dovessi fare il cast di TDD, Kaeda sarebbe l’attrice Zhang Ziyi (La Tigre e il Dragone, etc.)

Questo è ovviamente il primo romanzo di una saga: puoi anticipare qualcosa sui prossimi volumi?

Il Secondo Volume avrà come titolo: La Conoscenza Perduta. Narra la presa di Solomon King e l’arrivo di Alexander a Fujian, la città fantasma. Sarà molto intenso e con forti sfumature sentimentali. Conosceremo meglio il Nuovo Mondo, in vari suoi aspetti, soprattutto verranno svelati i misteri custoditi nel Vecchio Mondo, quindi: da dove veniamo, chi siamo etc. L’arco temporale ricoperto è di circa 4 mesi. Il primo volume è appena un assaggio di tutto ciò che accadrà nel secondo. Arriverà un Terzo, che avrà come titolo: l’Amore Oltre i Confini del Mondo, che concluderà la storia corrente, ma Terre Deus Dominus continuerà.

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Un’ultima curiosità personale: quando hai iniziato Terre Deus Dominus sapevi già il finale dell’intera serie? Oppure è un lavoro in progressione?

La verità sta in entrambe le domande. 12 anni fa avevo un’idea e sapevo come sarebbe finito il romanzo. Quando ho ripreso il progetto nel 2015, anche questa volta sapevo benissimo come sarebbe finito, ma era un’idea generale, scrivendolo, poi, ho arricchito e rifinito la visione che avevo. La prima Trilogia di TDD è tutta nella mia mente, è come se fosse già scritta, solo che le parole sono ancora energia, ma presto assumeranno la forma di lettere e comporranno le pagine di un libro. Quando penso a TDD, penso che tutti dovrebbero leggerlo, perché non è un semplice Fantasy, ma il compendio di anni di studio sulla storia dell’uomo e i suoi misteri. Potete seguire il mondo di TDD all’indirizzo: www.facebook.com/marcelloioriwriter.

Grazie ancora per la disponibilità e per il tempo che hai dedicato a questa intervista!

Grazie di cuore a te, Rachel.


Rachel

© Rachel Sandman

Sfogliando il mondo … #1

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Buona Domenica a tutti!

Oggi vi saluto con il primo appuntamento che dà il via ad una nuova rubrica che … Non sapevo nemmeno sarebbe nata.

Insomma, volevo scrivere questa sorta di segnalazione/riflessione ma poi mi sono detta: perché non renderla un qualcosa di un po’ più significativo di un articolo fine a se stesso?

Ecco dunque che nasce la rubrica Sfogliando il mondo, una insieme di spunti, analisi, discorsi (che spero diventeranno dialoghi e non monologhi) su argomenti di vario genere tratti dalla lettura di quotidiani o riviste o siti web.

Un cono di luce puntato sul mondo, su quello che ci circonda, sulle uscite cinematografiche, sui libri editi e scoperti per caso … Beh, avete capito credo (spero) …

Brevi accenni a fatti più o meno ordinari che non voglio passino sotto silenzio ma che cercherò, nel mio piccolo, di evidenziare qui; due righe su romanzi usciti da più o meno tempo e di cui, grazie ad un articolo letto per caso, scopro l’esistenza solo ora; eventi più o meno locali che vorrei valorizzare … Tutto questo e molto di più.

Ora però veniamo al sodo.


Il primo fatto di cui vorrei parlarvi oggi è il discorso di Michelle Obama, l’ormai (purtroppo) ex First Lady degli Stati Uniti d’America.

Il 6 Gennaio, in occasione della premiazione della school counselor dell’anno (ovvero la figura che in tutti i film o nelle serie televisive americane non manca mai, il consulente che aiuta i giovani nella scelta della facoltà universitaria e che li assiste negli anni del liceo), la Obama ha intessuto un’orazione fantastica e perfettamente incasellata nel meccanismo contorto che governa il mondo attuale. Ha parlato dell’importanza dell’istruzione, dell’importanza della diversità, dell’importanza del sogno americano (concetto a me personalmente molto caro e troppo spesso considerato ormai sorpassato).

Vi lascio qui alcuni estratti di questo discorso che, se non avete ancora avuto occasione, vi invito ad ascoltare per intero (la versione integrale nel video).

… questi ragazzi […] valgono, […] hanno qualcosa da offrire. Non importa da dove vengano, quanti soldi abbiano i loro genitori, non importa che aspetto abbiano, chi siano le persone che amano o il dio in cui credono, o quale lingua parlino a casa, loro hanno un posto in questo paese.

E parlando direttamente ai giovani …

… Sappiate che questo paese appartiene a voi, a tutti voi, a prescindere da quale sia la vostra origine o il vostro stile di vita. Se voi o i vostri genitori siete immigrati, sappiate che fate parte di una grande tradizione americana: il mescolarsi di nuove culture, talenti e idee che generazione dopo generazione ci hanno reso il più grande paese del mondo. […] Questo è il sogno americano. E se siete credenti, sappiate che la diversità religiosa è un’altra grande tradizione americana. […] Che siate musulmani, cristiani, ebrei, induisti o sikh, queste religioni insegnano ai nostri giovani che cosa sono la giustizia, la compassione e l’onestà, quindi io voglio che i giovani continuino a imparare e seguire questi valori con orgoglio. Vedete, la nostra grande diversità, le nostre diversità di fedi, colori e convinzioni non sono una minaccia a ciò che siamo: sono ciò che ci rende ciò che siamo.

Non lasciate che nessuno vi faccia sentire come se non contaste niente. Come se non ci fosse posto per voi nella nostra storia americana, perché voi ce lo avete un posto e avete il diritto di essere esattamente chi siete. […] Non abbiate paura, concentratevi. Siate determinati. Abbiate speranza. Credete in voi stessi e datevi la possibilità di una buona istruzione. Poi costruite un paese che si meriti le vostre illimitate capacità.

Penso non ci sia assolutamente altro da aggiungere.


Una seconda cosa di cui vorrei parlarvi in questo primo appuntamento di Sfogliando il mondo è, in realtà, un po’ un ritorno alle origini e si tratta di una segnalazione libresca.

_la-donna-dai-capelli-rossi-1481049975Nell’inserto Tutto libri del quotidiano La Stampa di ieri (7 Gennaio 2017), la prima pagina era occupata dalla presentazione di questo romanzo, un libro edito da Einaudi e che uscirà martedì 10 Gennaio 2017.

Si tratta di La donna dai capelli rossi di Orhan Pamuk.

Da come ho potuto capire leggendo l’articolo di Antonio Scurati, questo nuovo romanzo scritto dal premio Nobel del 2006 è intriso di contraddizioni e lacerazioni tanto nette quanto reali. La storia è ambientata a Istanbul, in cui convivono come una ferita immedicabile modernità e terrore. In essa si parla di laicismo e integralismo religioso, di civismo e terrorismo, senza tralasciare nulla (intellettuali turchi dissidenti, perdita di libertà civili, oppressione).

Vi lascio qui di seguito la trama del libro e il link d’acquisto.

Trama: È bellissima, ha i capelli rossi come le fiamme e il fascino irresistibile dell’attrice che sul palco sa trasformarsi nell’eroina sensuale e perduta dei poemi. Cem è solo un umile apprendista quando la vede per la prima volta: non sa che da quel giorno anche la sua vita seguirà la traiettoria fatale e misteriosa delle tragedie cantate dai poeti. La donna dai capelli rossi è un romanzo d’amore e gelosia, sulle passioni dei padri e i tradimenti dei figli, il racconto febbrile di un’ossessione capace di cambiare il corso di un’intera esistenza.

Cem era un liceale nella Istanbul di metà anni Ottanta come tanti altri quando suo padre farmacista viene arrestato dal governo e torturato dalla polizia a causa delle sue frequentazioni politiche. Non farà mai piú ritorno a casa. Per aiutare la madre Cem andrà a lavorare in una libreria: è qui, tra i romanzi e gli scrittori che vengono a trovare il padrone della libreria, che Cem inizierà a sognare di diventare uno scrittore. Rimarrà sempre con questo desiderio, con questa fame di storie, anche se la vita ha in serbo altro per lui: quando la libreria chiude, Cem diventa l’apprendista di mastro Mahmut, un costruttore di pozzi. Tra maestro e allievo si stabilisce un legame profondo, e il ragazzo sente di aver trovato in Mahmut quel padre che da lungo tempo ha perso. Mahmut e la sua ditta hanno un nuovo incarico: scavare un pozzo in un paese nei dintorni di Istanbul. Ed è lí che Cem incontrerà l’attrice dai capelli rossi. Inizierà a spiarla mentre è in scena, indifferente alla tragedia a cui sta assistendo, concentrato solo su di lei, e poi nella casa dove vive col marito, per strada. Fino a quando l’ossessione erotica per questa donna piú grande di lui si trasformerà in un’unica, folle, indimenticabile notte di sesso. Cem non potrebbe essere piú felice: non sa che la sua vita cambierà per sempre e che il destino ha già iniziato a tessere la sua complicata, crudelissima, imprevedibile trama.

Con la storia di Cem, personale e universale allo stesso tempo, Orhan Pamuk interroga i fondamenti letterari della civiltà occidentale e orientale, intrecciando l’Edipo Re di Sofocle con il Rostam e Sohrab di Ferdowsi per scrivere il suo romanzo piú sorprendente e fulminante, capace, con i suoi colpi di scena, di togliere il fiato a ogni lettore.

Link d’acquisto: https://goo.gl/8WZnTO


Spero che non vi siate annoiati in questo viaggio nel mondo da me diretto. Vi aspetto, se tutto va secondo i piani, la prossima settimana con nuovi spunti e riflessioni Sfogliando il mondo!

xoxo

Rachel

© Rachel Sandman

Robert Mapplethorpe a Torino

Il 30 Dicembre 1946, a Chicago, nasceva Patti Smith.

A pochi giorni dal suo settantesimo compleanno (Happy Birthday Patti!), a poco più di 70 anni di distanza da quel lunedì e, ahimé, a chilometri di distanza dalla città del vento, mi ritrovo qui a parlarvi di un evento unico che è la cornice perfetta per onorare il compleanno della sacerdotessa del rock e per scoprire, o riscoprire, uno dei fotografi più irriverenti e scomodi della storia più o meno recente: la mostra dell’anima gemella della Smith, Robert Mapplethorpe.

La Galleria Franco Noero di Torino ha allestito, per la prima volta nelle sale che danno su piazza Carignano (al civico numero 2, in un edificio di fine Settecento) una personale in collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation.

Una mostra che è un viaggio crudo e concreto tra le passioni di Mapplethorpe e le sue idee anticonformiste e estreme, reso nella maniera più nitida possibile.

Le sale che ospitano i 98 scatti sono cornici scarne ma assolutamente perfette che, con le loro volte immense, gli affreschi orientaleggianti e i pavimenti in legno scricchiolante, rendono le opere di Robert come fari abbaglianti che avvolgono, coinvolgono e colpiscono chiunque visiti la mostra.

L’intera carrellata di scatti e il susseguirsi delle tematiche si srotolano, sala dopo sala, in una sorta di fuga al rallentatore che sboccia, qua e là, in fotografie dall’impatto assoluto e che tolgono il fiato.

15057867_676742955826917_1618797305_nImmenso e intrepido è l’Autoritratto che, grazie anche a un gioco di specchi mirabilmente usato e diretto, crea una vera calamita per il visitatore che, in ogni angolo, si sente in qualche modo osservato e analizzato dallo sguardo onnisciente del fotografo fotografato.

Il genio di Mapplethorpe luccica dietro ad ogni fotografia, dietro ad ogni scatto catturato nel momento perfetto, in un gioco di luci e ombre, di strutture fisiche e architetturali che si mostrano solide e morbide al tempo stesso.

La delicatezza dei fiori, misteriosi e ambigui, accompagna le menti curiose di chi si addentra, passo dopo passo, in una delle mostre più belle e chiare degli ultimi anni.

La grandezza sta nella semplicità dell’insieme, presentato senza fronzoli e decori inutili, lasciando agli scatti il ruolo di veri protagonisti dello spettacolo che prende il via, attraverso fotografie di volti e architetture classiche, di corpi e anime messe a nudo.

15822458_1236115163137810_1623154400_nOvviamente, in un evento del genere, non poteva mancare lei, la grande musa: Patti Smith c’è ed è così grande da essere immersa negli altri senza sovrastarli o contrastarli. I due scatti che la coinvolgono in prima persona sono entrambi potenti nel loro essere totalmente diversi.

Due accortezze per i visitatori.

Prima di immergervi e perdervi nella contemplazione delle opere, munitevi di piantina gentilmente fornita dall’organizzazione. Oppure, altra possibile soluzione per non perdervi nessun dettaglio e per vivere, grazie ai titoli delle singole fotografie, un’esperienza completa, fate come la sottoscritta: gironzolate qua e là, guidati dall’istinto, e poi, in un secondo momento, munitevi di mappa e rifatevi nuovamente gli occhi.

Infine: fate particolare attenzione. Non so se sia un fatto realmente voluto da chi ha allestito la mostra o se sia una coincidenza, una di quelle legate al destino e alle anime inevitabilmente e imprescindibilmente legate, ma respirate davvero l’opera che vede la grande Patti Smith in primo piano, di profilo. Ammirate lei, le linee solide del suo viso, l’ammasso incasinato dei suoi capelli e poi … Seguite il suo sguardo. Riuscite a indovinare dove è diretto?

Questa è grandiosità. Magia. Unione di anime. Perfezione.

Se ancora non le ho scritte, ecco qui le note tecniche per la visita.

Allora, la Galleria Franco Noero si trova a Torino in Piazza Carignano n° 2 (per chi conosce un po’ la zona, è la piazzetta dietro l’ingresso del Museo del Risorgimento). La mostra personale di Robert Mapplethorpe sarà visitabile fino all’11 Febbraio 2017 nei seguenti orari: dal mercoledì alla domenica (dalle h. 12.00 alle h. 20.00). L’ingresso è completamente GRATUITO.

Siete ancora qui a leggere? Ma siete pazzi? Alzatevi e correte! Non perdetevi questa mostra, se potete!

NB. Chi mi conosce sa che non c’è mostra senza il mio personale consiglio su: canzoni ideali da ascoltare durante la visita.

Ecco le mie scelte, ovviamente tutte firmate Patti Smith:

  • Wild Leaves;
  • Little Emerald Bird;
  • Horses.

Buona visita! E buon ascolto!

xoxo

Rachel

© Rachel Sandman

Approfondimento: Intervista a Tabata Baietti

Buongiorno a tutti!

Allora … Vediamo chi è stato attento e chi mi segue fedelissimissimevolmente …

Ahah …

Dunque … Un po’ di tempo fa, vi ho parlato di un libro self, uno di quelli tanto particolari da rimanere impressi nella mente e nella memoria anche mesi dopo averlo letto 15151330_1177896675626326_972866022_n… Sto parlando di Storia di anime gemelle di Tabata Baietti. Ricordate?

Per chi se lo fosse perso o semplicemente non avesse ancora avuto modo di leggerlo, rimando qui al post per tutte le infos e la mia personale recensione.

Detto ciò … Veniamo alle cose importanti!

Oggi sono felicissima di ospitare sul blog proprio lei, l’autrice di questo libro unico e meraviglioso, Tabata Baietti, per una vera intervista alla scoperta della penna che ha creato la storia di Sam, Matt e Heidi e alla riscoperta di alcuni punti e aspetti del romanzo.

#Enjoy!

Grazie mille per questa opportunità! Allora, innanzitutto, per chi non ti conosce spieghiamo … Chi è Tabata Baietti?

Grazie mille a te, Rachel! Dunque… Fondamentalmente, sono una sognatrice folle. Visto che non si può vivere di soli sogni, però, sono anche la ragazza che, dall’altra parte del bancone, al cinema, ti serve i popcorn e la bibita prima di entrare in sala. Qualcuno dice che sono pure una scrittrice, ma quando mi chiedono se è vero che ho scritto un libro, io stessa mi sorprendo nel rispondere di sì.

Come sei arrivata alla scrittura?

Fortunatamente, c’è sempre stata! Anche se per molto, molto, tempo, nessuno l’ha mai saputo. Per me, scrivere è una necessità, oltre che una passione. È un bisogno che sento, un mezzo per sfogarmi. Non ho mai pensato che quel centinaio di pagine Word potessero mai diventare qualcosa di decente, ma un giorno ho messo la parola fine ad un racconto che avevo scritto e qualcosa è cambiato…

Parlando di Storia di Anime Gemelle: hai tratto spunto da qualcosa in particolare o … cc9Insomma, da dove nasce questa idea?

Ho scritto questo libro ascoltando musica a ripetizione. Lo so che sembra strano, ma è andata davvero così. Sceglievo una canzone, la mettevo in repeat, e lasciavo che le mie dita scrivessero esattamente ciò che la mia mente immaginava, ascoltando quella canzone. Fateci caso: ogni capitolo porta il titolo della canzone che lo ha ispirato.

Il capitolo che più mi ha emozionato, personalmente, è il terzo in cui parli della libertà in vari modi. Come definiresti tu questo concetto? E quale, secondo te, è la vera libertà? Quella che ti fa spingere oltre i confini o che ti innalza in alto?

Ho sempre pensato che la vera libertà sia più mentale, che fisica. In particolare, credo che una mente avida di conoscenza sia sempre un po’ più libera delle altre. È un concetto che si riflette anche in Storia di anime gemelle: sebbene Matt e Sam cercano diversi tipi di libertà, sono entrambi desiderosi di conoscere (chi il cielo, chi questa Terra). Più concretamente parlando, però, sono sempre stata una fan accanita del detto “la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri”.

Heidi è una combattente ma anche una vittima. Quale dei due lati, secondo te, fa piùlonely-girllll presa sui gemelli e quale lato ha la meglio alla fine?

Heidi è sicuramente una combattente. Probabilmente la più forte, tra tutti i protagonisti. Ma rimane vittima del destino crudele quando ancora nessuno le aveva spiegato come difendersi da esso. Personalmente, credo che sia il suo lato più forte ad attrarre i gemelli ma, chissà, qualcuno potrebbe dire il contrario e non a torto. L’ardua sentenza ai lettori.

Sempre Heidi viene, di volta in volta, caratterizzata con elementi del fuoco e dell’acqua: brucia, è preda delle onde, arde, si inabissa. Sono due aspetti contrastanti ma che convivono nell’animo della tua protagonista.

Sì. Questa dualità rimane fino alla fine. Volevo che si sentisse questo contrasto, come specchio delle sue scelte e dei suoi dubbi. Volevo che fosse una protagonista “vera”, che ha bisogno di fuoco, come di acqua, a seconda dei periodi che sta vivendo.

Parlando invece dei due gemelli: Matt e Sam sono uguali ma anche agli antipodi per scelte, aspetti, destino. A quale dei due ti senti più vicina?

A Sam, decisamente. Ho sempre vissuto nel lato più accademico della vita. L’avventura, la natura, non fanno per me, ma ne comprendo facilmente il fascino. Si può dire che Sam sia il mio personaggio preferito. Ragion per cui, beautiful-blonde-girls-naturenel libro gli ho dedicato meno spazio, ma nella mia mente è ancora ben presente.

Matt sperimenta e assaggia la libertà. Ma poi si accartoccia su se stesso, oserei dire inevitabilmente. È stata una scelta che hai preso a priori o l’hai sviluppata durante la stesura del romanzo?

Sebbene questo romanzo l’abbia scritto di getto, ispirata dalle canzoni che ascoltavo, mi sono data fin da subito una regola ferrea, un tracciato da seguire, diciamo: mai cadere nel banale. Arrivata al penultimo capitolo, avevo per le mani questo personaggio stanco, distrutto dalla vita, e ho capito che c’era soltanto un finale che mi avrebbe soddisfatta.

Lo stile: il tuo scrivere in modo quasi strozzato, singhiozzato a volte, è l’ennesimo elemento che avvolge, come le onde dell’oceano, i vari protagonisti in un vortice senza fine oppure è una tua caratteristica che ritroveremo anche in altri tuoi lavori?

Chissà. Ho sempre pensato a Storia di anime gemelle come un esperimento, una sorta di prova. Questo è andato così, e poteva andare soltanto in questo modo, oserei dire. Mi piace pensare che sarò in grado di evolvermi in futuro, riuscendo a scrivere qualcosa di più “corposo” e “maturo”. O magari, scrivere libri ascoltando musica sarà il mio futuro… 😀

Per concludere, oltre a ringraziarti immensamente per l’opportunità e per avermi concesso questa intervista, cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro? Cos’ha in serbo per noi Tabata Baietti?

Sono sempre in fase di scrittura, la mia mente produce idee costantemente. Ad esempio… Ho fatto un sogno stranissimo, qualche mese fa, e da lì è nata un’idea per una storia che mi ha entusiasmata tantissimo. Purtroppo però le mie dita non sono altrettanto veloci e il tempo a disposizione è sempre di meno. Quel che è certo, tuttavia, è che non ho intenzione di fermarmi qui! I’ll be back! 😉

Carissima Rachel,

ti ringrazio immensamente per avermi ospitata sul tuo blog, e per avermi dedicato un po’ del tuo tempo. Mi ritengo fortunatissima di averti conosciuta e di essere diventata una tua fan! Un grazie speciale va anche a tutti i lettori del Blog di Rachel Sandman Author.

Un abbraccio e un saluto.

T.


Sicuramente la cosa è reciproca, cara Tabata! Non vedo l’ora di poter leggere altro scritto di tuo pugno!

Quindi … Alla prossima!

Grazie!

xoxo

Rachel

© Rachel Sandman

Approfondimento – Di Carne e Di Piombo: un’analisi con l’autrice

L’iniziativa ‘Leggere Italiano’ ci permette di analizzare maggiormente le opere proposte. In particolare, oggi tocca all’opera Di Carne e di Piombo, un dark romance di impatto, che lascia il lettore in uno stato di perenne suspence grazie ai tagli e alle scelte stilistiche di Sagara Lux! Vi sembra dunque possibile che un’analisi, un approfondimento e qualche domanda all’autrice avrebbero mai potuto sfuggirmi? Scordatevelo proprio!

Ecco che nasce quindi questa intervista – analisi – approfondimento a lei, la mente che ha generato questo romanzo, Sagara Lux, che grazie alla sua disponibilità si è rituffata con me nel suo romanzo, per spiegare o sviscerare alcuni dettagli e svolte che lo rendono potente e fuori dagli schemi.

N.B. Ricordo inoltre che altri articoli e recensioni, per i più interessati e curiosi, relativi al mondo di DiCarne e di Piombo, sono disponibili o verranno pubblicati nel Blog La Lettrice sulle Nuvole.


Di Carne e di Piombo - Sagara Lux

Rachel: Innanzitutto, grazie mille per aver accettato questa intervista. Pronta?

Sagara Lux: Ma grazie a te, Rachel! Mi sono letteralmente innamorata della tua idea di farmi un’intervista dedicata a Di carne e di piombo. Altro che pronta, sono prontissima!

Rachel: Dunque, partiamo … Leggendo Di carne e di piombo, un libro tosto e, permettimi di dirlo, davvero cupo, la prima cosa che mi è venuta in mente è: da dove nasce lo spunto per una storia di questo tipo? Da dove arriva la scintilla?

Sagara Lux: In realtà sono una scribacchina senza meta e senza programma. Scrivo se ne sento l’esigenza, se ho quella storia da raccontare o quell’emozione da liberare. Una sera (ormai molto lontana, diciamo la verità) mi sono ritrovata nella mente questa scena particolarissima: una donna torna a casa e trova un uomo ad aspettarla sulla porta. Si tratta dell’uomo di cui è innamorata. L’ultimo che avrebbe creduto di trovare lì, perché Darren Swan è un condannato all’ergastolo appena evaso dal carcere e lei è la psicologa che lo ha in cura. Ma perché lui è proprio lì? Perché vuole lei? E perché lei non scappa?

Tutto nasce da qui; dal mio desiderio di spiegare Darren, di entrargli nella mente, di capire cosa spinge un uomo a fare determinate scelte; a condannarsi e allo stesso tempo a volersi salvare.

Rachel: Discutiamo un po’ sui vari elementi: il titolo, ad esempio, l’hai scelto tu? Quale sono le note che volevi far trasparire da questa immagine ossimorica, carne e piombo appunto?

Sagara Lux: Ho sempre amato i contrasti e i simbolismi. La carne e il piombo rappresentano due degli elementi cardine della storia, ovvero la passionalità dei suoi personaggi e la loro pericolosità. Il piombo mi porta alla mente il materiale di cui sono fatte le catene che circondano i polsi di Darren, ma anche i proiettili delle pistole. La carne invece mi fa venire in mente la dolcezza di Amanda, il modo in cui una donna come lei – una stimata psicologa con alle spalle diversi anni di servizio – cede completamente al fascino oscuro di Darren Swan.

Rachel: La protagonista femminile, Amanda, psicologa in un carcere e donna indipendente, ha il ruolo centrale in tutta la vicenda: come è stato immergersi nei suoi panni? Quali sono i tratti che più a tuo parere caratterizzano questo personaggio?

Sagara Lux: Ho sempre avuto una grande passione per la psicologia. Quando mi siedo in metropolitana non guardo il cellulare come fanno tanti, ma preferisco osservare le persone che mi circondano e tentare di interpretarle. Cerco di fare caso ai dettagli: come sono vestite, il modo in cui si muovono, parlano…

Le menti degli uomini mi hanno sempre affascinato. Cercare una strada per interpretarle mi viene istintivo, calarmi nei panni di Amanda mi è piaciuto tanto proprio perché, oltre all’istinto, mi sono ritrovata a cercare una spiegazione razionale ai comportamenti e alle relazioni che avevo in testa.

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Rachel: Passiamo ora a lui, Darren Swan. Nonostante parli poco, appaia e scompaia a suo piacimento, tutto il libro è avvolto nel suo mantello fatto di segreti, atmosfere oscure, scelte; così come ogni personaggio del romanzo è in qualche modo collegato a lui. Qual è il rapporto dell’autrice con questo personaggio? Com’è stato immedesimarsi in quello che è un criminale, un detenuto?

Sagara Lux: Di tutti i personaggi a cui ho dato vita, Darren Swan è quello che mi assomiglia di più. Il suo fascino, a parer mio, viene proprio dal suo essere umano.

Più che un criminale, io lo vedo come un uomo che ha alle spalle una vita di scelte sbagliate e di errori. Percepisco un grande peso sulle sue spalle, oltre a un grande desiderio di riscattarsi e di avere la sua occasione di essere felice.

Darren Swan è un personaggio che spicca tra le righe perché parla coi gesti, coi silenzi. E perché ama nella maniera totalizzante in cui tutti vorremmo essere amati.

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Rachel: Darren sottolinea come la vita sia soprattutto una questione di scelta. Nulla nel suo modo di agire è lasciato al caso: questa sua visione della vita ti appartiene e gliel’hai prestata o è un qualcosa di espressamente darreniano?

Sagara Lux: Mi è stato insegnato fin da piccola che ogni scelta ha delle conseguenze e che, se lo volevo ed ero disposta a impegnarmi, potevo raggiungere qualsiasi obiettivo. Come dicevo prima io e Darren siamo davvero molto simili, tutta la serie Broken Souls in effetti contiene molto di me e delle mie credenze.

Questo è anche uno dei motivi per cui dico sempre che chi mi legge non può non conoscermi 😉

Rachel: Passiamo ora ai rapporti che si instaurano o che esistono tra i personaggi. Quello più forte di tutti è forse quello tra Darren e Dorothy: il rapporto padre e figlia. Com’è stato confrontarti con un tale legame e quali difficoltà hai incontrato nel descriverlo?

Sagara Lux: Sono una figlia molto fortunata. Mio padre c’è sempre stato nei momenti per me importanti, mentre lui è rimasto orfano di padre a soli otto anni.

Mi è capitato spesso di pensare a come sarebbe stata la mia vita senza di lui, soprattutto perché nel mondo di oggi tanti sono cresciuti (o stanno crescendo) in una famiglia con genitori separati.

La mia difficoltà è stata proprio questa: tracciare un legame tra due persone che in realtà si sono viste pochissime, ma che “sentono” comunque di appartenere una all’altra.

L’amore, in ogni caso, è sempre e solo amore. Che sia tra fidanzati, amanti, padre e figlia o chiunque altro il linguaggio è uno soltanto. Se ami, non c’è nulla che temi di più del vedere soffrire chi possiede il tuo cuore.

Rachel: Il romanzo parla della storia di Amanda e di Darren, iniziando però non dal principio, come ci si potrebbe aspettare: diciamo, per non anticipare troppo ai lettori, che hai scelto di partire in medias res e poi, con alcuni flashback, il lettore ricostruisce pian piano il loro rapporto. È stata una scelta cercata, voluta o il modo naturale in cui la storia si è srotolata davanti ai tuoi occhi?

Sagara Lux: Quando scrivo non progetto mai. Ti confido un segreto: quando ho cominciato Di carne e di piombo non avevo idea di dove sarei andata a finire, né di cosa sarebbe successo.

La storia si è materializzata davanti ai miei occhi una scena alla volta. Ho ricostruito il passato di Darren pezzo per pezzo, e questo è anche uno dei motivi per cui tanti dicono che è una storia carica di suspence e colpi di scena.

Chissà, comunque, che un giorno non mi decida a scrivere anche il prima di Di carne e di piombo come tanti mi chiedono…

Rachel: Il rapporto tra i due è forte, particolare, un po’ sbilanciato, permettimi di dirlo, e a tratti anche un po’ discutibile: come hai fatto a non rimanere schiacciata da tutta questa forza, violenza e passione che si viene a creare ad ogni loro incontro?

Sagara Lux: Temo di non esserci riuscita in effetti ^^

Ci sono state notti in cui non sono riuscita a dormire finché non si era sbrogliata una determinata situazione. Ho sofferto tantissimo ogni volta che percepivo sulla mia pelle l’impotenza di Amanda, il desiderio di Darren di dare un corso nuovo alla sua vita e tutte le fragilità nascoste dietro agli occhioni della piccola Dorothy.

Questa storia mi ha travolto al punto che non sono riuscita a smettere di pensarci per anni interi. Tu la vedi pubblicata nel 2015. In realtà è rimasta per oltre due anni a un passo dalla fine, mentre cuore e mente combattevano tra di loro per capire cosa ne sarebbe stato di Darren e Amanda.

Rachel: Senza fare spoiler, pensi che il romanzo termini con un lieto fine per entrambi? L’epilogo agli occhi dell’autrice è il frutto di scelte consapevoli e felici?

Sagara Lux: Una piccola chicca per chi ha amato (o leggerà) Di carne e di piombo. Esiste un finale alternativo, ambientato qualche mese dopo la fine di questa storia, che ho pubblicato in via riservata all’interno del gruppo Facebook che gestisco: Second Chances – IL GRUPPO.

Ho una visione molto chiara della serie Broken Souls, nata con “Di carne e di piombo” e proseguita con “Inganno” e “Riscatto”. So che ci sono ancora tasselli da aggiungere alla storia di Darren e Amanda, e spero che un poco alla volta scoprirete tutto quello che c’è da sapere…

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Rachel: Al termine del romanzo hai inserito una breve playlist con alcuni brani musicali: ce n’è uno in particolare con cui descriveresti il rapporto tra i due protagonisti?

Sagara Lux: Le canzoni che ho inserito mi hanno accompagnato per tutta la stesura della storia. Posso collegare ognuna di loro a un momento particolare, ma ammetto di non essere in grado di associare un’unica canzone a un rapporto complesso e travagliato come quello che c’è tra Darren e Amanda.

Posso comunque dirti che una canzone per me molto importante, che peraltro torna anche nel proseguo della serie, è Hurricane dei Thirty Seconds to Mars. In particolare adoro il pezzo in cui dice: “Tell me would you kill to safe a life?

Ecco, questo è uno dei temi di Di carne e di piombo: fin dove saresti disposto a spingerti per salvare qualcuno che ami? Potresti uccidere, mentire, rubare o cambiare te stesso?

Rachel: Abbandonando ora Di carne e di piombo, mi sono informata sul tuo conto, ho fatto ricerche, e ho letto che la serie #BrokenSouls conta ben altri due libri, entrambi incentrati su uno dei criminali già presenti in questo primo volume, Genz. Quando è nato il libro su Darren sapevi già che il seguito sarebbe stato suo? E se sì, perché questa scelta?

Sagara Lux: Nel momento in cui Amanda si è trovata davanti a Genz, personaggio oscuro verso il quale Darren ha un debito, ho capito che un giorno o l’altro avrei dovuto scrivere anche la sua storia. Lo meritava.

Genz si è insinuato con prepotenza nella mia mente, e così non ho potuto fare a meno di dare vita a Inganno e Riscatto.

Il problema è che anche alcuni personaggi di Inganno e Riscatto hanno sollecitato la mia curiosità, quindi non so davvero dove andrò a finire ^^

Rachel: Per concludere, cosa dobbiamo aspettarci ora da Sagara Lux? Novità in arrivo?

Sagara Lux: Assolutamente sì!

Scrivo tanto, scrivo sempre. Ho in corso qualcosa di nuovo e particolare, ma ho anche già tracciato una storia che tanti stanno aspettando. Vi dico un nome soltanto (nel caso in cui non lo avessi pronunciato abbastanza oggi): Darren Swan. 2017.

Rachel: Grazie mille! Davvero! :*

Sagara Lux: Grazie a te, Rachel. È stato bellissimo rispondere alle tue domande e, a quasi un anno di distanza, poter riparlare di due dei personaggi a cui sono più legata 🙂


Non mi resta dunque che ricordarvi, dopo questo viaggio fantastico in cui l’autrice ci ha guidati all’interno del suo romanzo, che il libro Di Carne e di Piombo, oltre a far parte del #LeggereItalianoBT, è anche legato a un #Giveaway (QUI) in cui potete partecipare per sfidare la sorte e tentare di vincere una copia autografata dell’opera di Sagara Lux!

#GoodLuck

Rachel

© Rachel Sandman

Approfondimento – Emerald Gloom: un’analisi con l’autrice

L’iniziativa ‘Leggere Italiano’ ci permette di analizzare maggiormente le opere proposte. In particolare, la sottoscritta è rimasta davvero ammaliata dall’opera Emerald Gloom, un romanzo contemporaneo dai tratti onirici e rockettari ben fusi insieme, di conseguenza vi pare che un approfondimento sulle varie tematiche e personaggi presenti in quel di Seattle avrebbe mai potuto sfuggirmi? Certo che no! Ecco dunque che una bella chiacchierata con Elle Caruso, ovvero la fonte, l’autrice di questo libro originalissimo, si è tramutata in un vero e proprio viaggio tra letteratura e musica.


Emerald Gloom - Elle Caruso

Rachel: Premesso che, come ho già avuto modo di accennarti, ho adorato questo libro, partirei da questo: Emerald Gloom è un romanzo imprescindibile senza musica, potremmo quasi dire che è lei la vera protagonista. Tu cosa ne pensi? Qual è stato il tuo rapporto, in fase di stesura, con le canzoni meravigliose che hai scelto? Hai impostato un cd che suonava a ripetizione? Raccontaci …

Elle Caruso: Non era proprio un cd, ma ci sei andata vicino… In realtà era una playlist sullo smartphone, intitolata, naturalmente, Emerald Gloom. Durante la prima stesura del romanzo, sebbene ascoltassi anche altra musica, nella mia testa giravano sempre le stesse canzoni, quelle che ho inserito nel libro. Posso dire di aver ascoltato quelle canzoni per mesi, instancabilmente. La scelta dei brani non ha seguito una logica precisa, quanto piuttosto l’ispirazione del momento. Mentre scrivevo un brano del libro all’improvviso pensavo: “ecco, questo è il momento giusto per questa canzone”. Anche se amo tutti i brani della “playlist”, ti confesso che con alcuni ho un legame più forte che con altri. Ti faccio alcuni esempi. Prendi Dumb, che (non a caso) è la prima canzone che nomino nel libro. Dumb mi devasta emotivamente ogni volta che la ascolto, è una canzone che mi rappresenta moltissimo, tanto che ne ho una frase tatuata sul braccio. Sirens mi ha ispirato la scena dell’incidente, e la amo perché ha un testo molto significativo. Creep descrive il momento in cui Aaron si innamora di Florence, e le emozioni che suscita in lui questo sentimento che non desidera provare (“ma io sono uno strano, cosa diavolo ci faccio qui? Non appartengo a questo posto”). Black invece rappresenta un po’ la chiusura emotiva di Aaron verso l’amore in generale a seguito della morte della madre. A Smells Like Teen Spirit ho dedicato un posto speciale: tutti e tre i componenti della band, Aaron, Nathan e Chandler, hanno lo spartito del riff tatuato addosso. Se te lo stai chiedendo la risposta è no, non è la mia canzone preferita, ma è la prima in assoluto che ho ascoltato dei Nirvana, quindi per me sarà sempre speciale. Insomma, ognuno di questi brani per me ha un grande significato, adesso ancora più profondo perché nella mia testa rimarranno sempre legati a questo romanzo.

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Rachel: Oltre alla musica, ovviamente il perno attorno cui tutto ruota è la figura di Aaron Clark. È un ragazzo dalle mille sfaccettature, ricco di spigoli e di contraddizioni, di crepe e di sofferenze, di incertezza e di sogni. Come è stato creare un personaggio tanto complesso? Da cosa o da chi hai tratto ispirazione? Come hai fatto, in alcuni passaggi, a non farti sommergere dalla sua “oscurità color smeraldo”?

Elle Caruso: Ho lavorato tantissimo su Aaron. Volevo creare un personaggio fuori dagli schemi ma che fosse anche “umano”. Non volevo che fosse il tipico personaggio perfetto, quello che sa sempre cosa fare, cosa dire e cosa provare, perché non sarebbe stato credibile. Volevo un personaggio dai contrasti forti, quasi violenti, e penso di averlo ottenuto. Aaron è un sognatore cinico. La morte della madre ha influenzato profondamente le sue convinzioni: la vita per lui è una continua lotta contro il tempo, contro l’inesorabilità della morte e dell’oblio, una lotta che cerca di vincere lasciando un segno indelebile con la sua musica; il mondo invece è un posto ostile e brutale, che stritola chi non ha la forza d’animo e la freddezza necessarie per andare avanti. È per questo motivo che Aaron maschera la sua indole sensibile con una corazza e difficilmente lascia trapelare i suoi sentimenti, che lui vede come una debolezza. Da una lettrice mi è stato rimproverato di aver provato a creare un personaggio ribelle, che però di ribelle e di oscuro ha ben poco. La verità è che io non avevo alcuna intenzione di creare un personaggio rivoluzionario, uno che compie gesti di ribellione eclatanti o che si droga per rendere più drammatica la sua esistenza. Al contrario, volevo che la sua fosse una lotta interna, esistenziale e assolutamente personale, che anzi restasse quasi nascosta anche alle persone che gli stanno più vicine. Volevo trasmettere il messaggio che il malessere non sempre è una cosa visibile, e soprattutto volevo che i lettori si immedesimassero in lui e che riflettessero su alcune cose. A chi mi sono ispirata… beh, innanzitutto a me stessa. Ti confesso che nel modo di pensare e nel carattere di Aaron c’è molto di mio. Poi naturalmente a Cobain, che per me è una vera leggenda. Il resto l’ho lasciato fare all’immaginazione.

Rachel: Restando focalizzate su Aaron, mi piacerebbe ora illuminare un po’ le sue nubi attraverso un’analisi dei suoi rapporti con gli altri personaggi: e chi può farlo meglio dell’autrice?

Iniziamo allora con il legame tra lui ed Allyson, la sorella gemella. Il suo, secondo te, può definirsi il tipico atteggiamento da fratello maggiore o c’è qualcosa di più? E’ davvero lui a tenere le redini di questo rapporto o Ally è più tosta di quanto possa sembrare?

Elle Caruso: Direi che per molti aspetti Allison è decisamente più forte di Aaron. Innanzitutto Ally ha superato la morte della madre senza subire lo stesso trauma emotivo del fratello e non ha paura di mostrare e di affrontare i propri sentimenti. Aaron con lei ha sì un atteggiamento tipico da fratello maggiore, nel senso che si preoccupa dei ragazzi e dei posti che sua sorella può frequentare e dei pericoli che può correre, ma in realtà il sentimento di protettività è assolutamente reciproco. Altrettanto reciproco è il sostegno che i due si offrono a vicenda: Aaron è un punto fermo nella vita di Allison, la persona con la quale confidarsi e alla quale chiedere aiuto nel momento del bisogno, ma lo stesso vale per Aaron, con la sola differenza che anche quando lui non ha voglia di parlare, sua sorella riesce chiaramente a intuire i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Per rispondere alla tua domanda, non credo sia Aaron a tenere le redini del loro rapporto, piuttosto penso che i due siano esattamente sullo stesso piano.

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Rachel: Passiamo ora al rapporto con i genitori. La madre e il padre sono due persone quasi agli antipodi: non so perché, ma lei me la sono davvero immaginata quasi come una tipica donna anni ’70, dallo stile molto new age; mentre lui è l’uomo in divisa, integerrimo, fermo nelle sue idee e convinzioni. Entrambi hanno però lasciato traccia di loro nel figlio: quali sono gli aspetti dei due che traspaiono in Aaron?

Elle Caruso: Mi piace il modo in cui li descrivi, hai più o meno colto nel segno. Nel libro, l’immagine che traspare di lei è quella di una madre amorevole e di una donna gentile e raffinata, una sorta di moderno angelo del focolare. Anche il nome, Grace (che in italiano significa grazia, eleganza) non è stato scelto a caso. La sua figura resta però volutamente indistinta, come coperta da un alone luminoso. Il motivo di questa scelta è far capire ai lettori che Aaron ha idealizzato la figura della madre, cancellando qualunque difetto ella avesse avuto nella realtà e trasformandola nei suoi ricordi in un essere assolutamente perfetto. L’ammirazione che Aaron nutre nei confronti del padre invece ha basi più reali, non nasce da un’idealizzazione mentale del genitore ma si è costruita nel tempo a seguito di azioni concrete e di comportamenti che Aaron ha avuto modo di apprezzare in Thomas, non a caso per lui suo padre è quasi una sorta di guida morale, l’esempio da seguire. Dal padre Aaron ha ereditato la testardaggine e la forza di restare sempre fedele ai propri princìpi. Poiché la personalità di Grace non viene mai rivelata del tutto, invece, dal libro non si capisce cosa ci sia di lei nel figlio, né posso dirtelo io perché, scrivendo dal punto di vista di Aaron, non so rispondere a questa domanda come non lo saprebbe fare lui.

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Rachel: Dalla famiglia di sangue, alla famiglia di scelta: Chandler e Nathan sono gli altri componenti della band, i migliori amici di Aaron, i suoi fratelli. Sono un po’ una squadra alla ‘tutti per uno, uno per tutti’. Come è stato dar vita a un rapporto così forte tra tre uomini, potenzialmente molto diversi fra loro?

Elle Caruso: È stato un incubo. No dai scherzo, ma da donna entrare nella mentalità maschile e ricreare il tipico cameratismo tra uomini senza sfociare nel troppo sentimentalismo non è stato semplice. Ho avuto le mie incertezze e i miei dubbi, ma alla fine credo, o almeno spero, di aver fatto un buon lavoro. Nathan e Chandler rappresentano per Aaron una delle poche certezze della sua vita, sia perché fanno parte della band che già di per sé per lui ha un’importanza fondamentale, ma anche perché lui sa di poter sempre contare sulla loro amicizia. Aaron è un diffidente di natura, non riesce a fidarsi di nessuno, e di solito le persone non accettano di concedere fiducia senza che questa venga ricambiata. Nathan e Chandler invece lo fanno, accettano sempre Aaron per ciò che è senza chiedergli nulla in cambio, anche se a volte fanno fatica a comprendere la sua logica, in pratica si comportano con lui da veri fratelli di sangue. Potrei dire che questo rapporto ruota intorno a due fulcri: il primo naturalmente è la musica, che è proprio il filo che lega questi tre ragazzi, come giustamente dici tu, molto diversi tra loro. Il secondo invece è Aaron stesso, che con la sua forte personalità tiene nella sua orbita i due ragazzi dando vita a un equilibrio perfetto tra i tre. Ecco, in questo caso forse si può dire che è Aaron a tenere le redini del rapporto.

Rachel: Il Dottor Salinger è, invece, un fenomeno: ironico, brillante, a tratti confuso, anche più del suo paziente. È un caso che il suo nome riporti all’autore di uno dei romanzi della letteratura americana per eccellenza, Il Giovane Holden? Pensi che Aaron o lo stesso psicoterapeuta abbiano dei tratti in comune con il più noto Holden? Se sì, quali?

Elle Caruso: No, naturalmente non è un caso. Quando ho scritto il mio commento al libro, poco dopo l’uscita, ho affermato che i lettori ideali di Emerald Gloom erano quegli adulti che continuavano ancora a sentirsi un po’ come Holden Caulfield. Il Giovane Holden è uno dei miei romanzi preferiti e devo dire che in fase di stesura del libro mi ha ispirato molto, per questo ho deciso di omaggiare Salinger dando il suo nome a uno dei personaggi chiave della storia. Perché chiamare proprio lo psicoterapeuta col suo nome? Perché George Salinger è forse la persona più vicina ad Aaron durante il suo percorso di crescita emotiva, ed anche il personaggio che fra tutti è il più simile a lui, quello che meglio riesce a comprenderlo. Aaron (e in minor parte anche George) ha in comune con Holden la difficoltà ad adattarsi alle regole preimpostate della società, l’istinto di ribellione verso la normalità e la difficoltà a crescere e ad assumersi delle responsabilità, ma anche una sensibilità molto acuta.

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Rachel: Restando immersi nella letteratura americana, altra gemma che ho personalmente adorato è stata la scoperta del cognome della tanto sfuggevole Florence, Whitman: come il poeta di Leaves of Grass. Perché la scelta è ricaduta su questo artista e perché affidare proprio a lei il compito, o l’onere, di portarne la testimonianza.

Elle Caruso: Mi dispiace deluderti, ma stavolta la scelta del cognome è assolutamente casuale e il caro Walt Whitman non c’entra con il romanzo. Però mi hai incuriosito e mi piacerebbe chiederti se hai riscontrato nel personaggio di Florence qualche traccia del poeta. Tra l’altro è un autore che ho scoperto solo da qualche mese e, benché io non sia un’amante di poesia in generale, ho letteralmente adorato alcuni suoi versi.

Rachel: Beh … Non per forzare troppo la mano ma credo che Florence sia molto immersa, ormai direi inconsapevolmente, nel mondo di Whitman. Il poeta è solito ambientare i suoi componimenti di notte, in paesaggi illuminati solo da luna e stelle. Ecco, hai già capito: le famose stelle che Aaron si fa tatuare, la pelle di Florence che richiama un po’ il pallore lunare, la sua essenza molto ineffabile, come la luna da sempre raccontata come un luogo misterioso e impalpabile. Tutto questo mi ha rafforzato il legame tra i due. Ma non tergiversiamo con le elucubrazioni mentali della sottoscritta! Torniamo a noi!

Rimanendo un attimo ancora sul personaggio di Florence: com’è stato scrivere un romanzo in cui, senza spoilerare, per la maggior parte dei capitoli quella che potrebbe a tutti gli effetti essere la coprotagonista non c’è o non si vede? La sua presenza in assenza ti ha, in qualche modo, obbligato, dirottato verso alcune scelte piuttosto che altre? Come ha influenzato la trama e lo svolgimento della vicenda, se lo ha fatto?

Elle Caruso: L’assenza-presenza di Florence è stata una delle cose più difficili da gestire in fase di stesura del romanzo. Volevo fare in modo che i lettori la conoscessero abbastanza da capire perché Aaron si innamorasse di lei, ma al contempo volevo che il suo personaggio restasse avvolto da un’aura di mistero fino alla fine. Se non avessi ricorso all’espediente dei sogni e Florence fosse stata “reale” sin dall’inizio, sarebbe stata a tutti gli effetti la coprotagonista del romanzo, ma questo era proprio ciò che volevo evitare. Nel senso che io non volevo scrivere una semplice storia d’amore, ma volevo piuttosto focalizzarmi sul rapporto di Aaron con l’amore e analizzare la sua difficoltà con i sentimenti in generale. Diciamo quindi che tutte le scelte che ho fatto sono state volute e studiate fin nei minimi dettagli. Vedi, il fatto è che quando mi è venuta per la prima volta l’idea di scrivere questo romanzo avevo già la trama praticamente scritta in testa, quindi semmai è stato tutto il resto ad adattarsi ad essa.

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Rachel: Uno degli ulteriori rapporti che ci restano da analizzare è quello tra Aaron e Julian, il giovane a cui la nostra cara rockstar dà lezioni di chitarra. È un rapporto che va oltre, secondo me, quello tipico di maestro – allievo. Tu cosa ne pensi? Quale sfumatura volevi dare al legame tra i due? Hai preso spunto da qualcuno in particolare?

Elle Caruso: Credo che vada oltre il tipico rapporto maestro-allievo per due motivi. Il primo è che Aaron per Julian più che un maestro è un mito, un modello da seguire. Aaron sa della venerazione che il ragazzo nutre nei suoi confronti, ma non sa come affrontarla perché teme di non essere all’altezza delle sue aspettative. Non si sente abbastanza maturo da poter fare da guida a un ragazzo, e qui ritorna anche il tema della mancanza di responsabilità e della paura di crescere. Al contempo, però, Aaron ha un forte legame con Julian proprio perché riconosce in lui sé stesso da piccolo, con la sua stessa caparbietà e la sua stessa passione per la musica, quindi lo aiuta a crescere musicalmente nella speranza che da grande possa realizzare il suo sogno di diventare un grande musicista. Infine no, non ho preso spunto da nessuno.

Rachel: Penultimo rapporto: quello tra Aaron e Kurt Cobain. Il leader dei Nirvana è il suo mito, il suo modello, l’artista in cui più di ogni altro si identifica: perché proprio questa scelta? Perché, fra tutti, hai scelto proprio Cobain? In cosa i due sono simili e in cosa, invece, si differenziano?

Elle Caruso: È stata una scelta dettata dal momento. Ti racconto: ho scoperto i Nirvana proprio mentre mi apprestavo a scrivere le prime pagine del romanzo. Avevo ben chiara la trama, ma i personaggi e i dettagli erano ancora molto nebulosi. I Nirvana per me sono stati una vera e propria rivelazione, nelle loro canzoni ho ritrovato me stessa e per Cobain ho sentito questa sorta di empatia e di affinità che non avevo mai provato per nessun altro artista. Dunque, mi serviva una storia e una personalità per il mio protagonista, e allora perché non un giovane musicista tormentato che si identifica nella figura di Cobain? Considerato il momento di autentica passione per il grunge che stavo vivendo, inserire la musica all’interno del romanzo mi è sembrata la cosa più naturale e più logica al mondo. E così parte di quella mia passione per la musica e per Kurt Cobain si è trasferita sulle pagine del libro. Forse è proprio grazie a questo che sono riuscita a dar vita a un personaggio tanto intenso. Aaron ha di Cobain la stessa sensibilità dolorosa, la stessa paura di essere inghiottito da un mondo che non riesce ad affrontare e nel quale non si riconosce. La differenza tra i due è che Aaron riesce a mantenere un certo distacco, a non farsi sopraffare dalle proprie emozioni. Molte volte è lì per lì per affondare, ma poi in qualche modo riesce sempre a riemergere dall’oscurità, soprattutto grazie alla musica. C’è da dire che per Kurt la situazione iniziò a precipitare proprio nel momento in cui non sentì più un legame con la sua musica: se avesse continuato ad avere un’àncora di salvezza, forse le cose sarebbero andate in un altro modo anche per lui. Ma queste, ovviamente, sono solo mie ipotesi un po’ poetiche.

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Rachel: Siamo giunte al termine: non ci resta che analizzare il legame più forte di tutti, ovvero quello tra Aaron e la musica. Per lui, da come ho potuto intuire, il suono e il linguaggio musicale sono un modo per comunicare, ma forse, prima ancora, sono un modo per esprimere se stesso, per uscire dal caos che ha in testa, per sfuggire il silenzio. Come definiresti questo rapporto e quale, fra tutte le canzoni, presenti e non, nella playlist che hai scelto per il romanzo, meglio descrive questo amore incondizionato?

Elle Caruso: Beh, direi che tu lo hai già definito alla perfezione, ma provo ad aggiungere qualcosa. La musica per Aaron è espressione, perché data la sua riservatezza è l’unico modo che ha per comunicare e soprattutto per farsi comprendere dagli altri. È salvezza, perché è ciò che dà un senso alla sua esistenza, uno scopo da perseguire, qualcosa per cui valga la pena andare avanti. È identità, perché nella musica Aaron ritrova sempre sé stesso, è ciò che gli impedisce di perdersi per sempre nella sua oscurità color smeraldo. Difficile trovare un brano che descriva esattamente l’amore di Aaron per la musica. O meglio, uno c’è: è un testo che ho scritto io, ma non si può neanche definire brano visto che non ha ancora una base musicale. C’è però una canzone che mi ha accompagnato durante tutta la scrittura del romanzo, e che ho ascoltato almeno quanto le canzoni della playlist. Si tratta di Save Me degli Avenged Sevenfold. Visto che questo brano mi ha ispirato tanto, inizialmente avevo anche messo una citazione dal testo in apertura del libro, poi ho cambiato idea perché non ero sicura che i lettori l’avrebbero afferrata. Forse non c’entra nulla con la tua domanda, perché il brano non descrive l’amore di Aaron per la musica, però parla di sogni, di smarrimento e di salvezza e insomma, anch’esso mi ha dato il suo contributo per il risultato finale.

Rachel: E adesso cosa ci aspetta: hai in mente un seguito o un romanzo in cui ritroveremo alcuni di questi personaggi? Stai lavorando a qualcosa di nuovo che puoi anticiparci e raccontarci?

Elle Caruso: No, non ci sarà un seguito o altri romanzi legati a Emerald Gloom. Ho messo tantissimo di mio in questo libro, pensieri ed emozioni davvero personali, e credo che il lavoro sia completo e concluso così com’è, non posso fare più di questo né voglio, perché snaturerebbe l’opera. Al momento sto lavorando parallelamente a due nuovi romanzi: uno è un fantasy young adult, l’altro un romance contemporaneo. Sto decidendo su quale dei due concentrarmi perché non posso portarli avanti entrambi contemporaneamente, ma la scelta non è affatto facile. Inoltre a breve uscirà un breve racconto prequel del mio primo romanzo, Attraverso l’obiettivo. Insomma, continuo a impegnarmi a pieno ritmo nella scrittura!

Rachel: A questo punto non mi resta che ringraziarti tantissimo per esserti resa disponibile a questa chiacchierata e per averci fatto immergere ancora di più nel tuo romanzo! Grazie davvero!

Elle Caruso: Grazie a te! Ho adorato le tue domande, erano molto concise e approfondite, si vede che hai letto il libro con attenzione e che lo hai apprezzato. Spero di collaborare ancora con te in futuro!

Rachel: Lo spero assolutamente anch’io! Quindi direi che è azzeccato chiudere con un sonoro … ALLA PROSSIMA!


Vi ricordo ora alcune note tecniche: oltre a far parte, come detto, del #BlogTour #LeggereItaliano, Emerald Gloom di Elle Caruso è legato ad un #Giveaway (QUI) a cui potete partecipare tutti, seguendo alcune semplici regole, tentando così di aggiudicarvi una copia cartacea di questo libro meraviglioso!

Inoltre, se volete sapere ancora un paio di cose su Aaron e Seattle, potete trovare altri articoli (recensione e intervista) nel Blog Milioni di Particelle.

#GoodLuck

Rachel

© Rachel Sandman