Review Party – L’impero del Vampiro di Jay Kristoff

Titolo: L’Impero del Vampiro
Autore: Jay Kristoff
Serie: Volume #1
Data d’Uscita: 14 Settembre 2021
Prezzo: 25 Euro (Cartaceo)
Editore: Mondadori
Collana: Oscar Vault

Trama: Sono passati ventisette lunghi anni dall’ultima alba.
Gabriel de León, metà uomo, metà mostro e ultimo dei Santi d’argento – confratello nonché una delle migliori spade del sacro Ordine d’argento, dedito a difendere il regno dalle creature della notte -, è tutto ciò che si frappone tra il mondo e la sua fine.
Imprigionato dagli stessi mostri che ha giurato di distruggere, è costretto a raccontare la sua storia. Una storia di battaglie leggendarie e amore proibito, di fede perduta e amicizie trovate, della guerra del Re Sempiterno e della ricerca dell’ultima speranza rimasta all’umanità.
Il Sacro Graal.

Recensione: Ho un rapporto conflittuale con Jay Kristoff e la sua scrittura. Da sempre. Dai tempi di Illuminae fino ai più recenti volumi di Nevernight. Adoro il suo stile: la sua penna scivola sulla pagina in maniera così ipnotica da portarti in luoghi lontani, fatti di ombre e buio. Tuttavia, non sempre trovo le sue scelte narrative azzeccate.
L’Impero del Vampiro però è un tomo che non mi volevo assolutamente perdere e, grazie alla partecipazione a questo Review Party e alla copia in anteprima ricevuta da Oscar Vault nel loro #reclutamentolibrai, mi sono fiondata a capofitto tra le pagine di questo volume.
Me ne sono pentita? Nemmeno per un dannatissimo millesimo di secondo e vi spiego perché.
L’Impero del Vampiro è un libro mastodontico, complesso, inizialmente anche ostico, difficile da descrivere a parole tanto è forte l’impatto emotivo che genera sul lettore.

A portare sulle spalle l’intera opera è il protagonista, Gabriel, un antieroe che narra la sua storia, come e nell’ordine che più gli piace, costretto a farlo da uno dei suoi nemici di sempre, ingabbiato tra quattro mura. Proprio questa struttura del racconto, stile flusso di coscienza ad alta voce, mi aveva, nelle prime pagine almeno, lasciata un po’ perplessa. Tuttavia, devo ammettere, che il percorso narrativo scorre talmente bene che sin da subito sono rimasta agganciata ai capitoli di questa storia monumentale che risuona dell’eco dei grandi classici della letteratura, sorretta da un senso di magnificenza pura, un po’ come un castello dalle guglie sfarzose nascosto da coltri di nebbia fitta.
Mi perdonerete questo accostamento un po’ strano, ma davvero L’Impero del Vampiro risulta, a conti fatti, un romanzo gotico di prim’ordine, fatto di tanti elementi, tanto sangue, un registro linguistico a tratti gergale, non per spiriti aulici e amanti della buona e limpida favella.

Gabriel è colui che conduce il lettore attraverso le sue gesta, un po’ come un Virgilio immortale che si dona a ruolo di guida all’interno delle stesse disavventure e sventure. Attorno a lui: numerosi personaggi, tre linee temporali che si intervallano e si arrotolano come un serpente, creature fantastiche e demoniache, una serie di rituali e gesti che riportano su carta i dogmi di religioni sacre, in chiave rivisitata e corretta.
Ho apprezzato, moltissimo, come, nonostante sia lui stesso a parlare e a raccontare, Gabriel non dia mai un giudizio e, con esso, Kristoff lascia al lettore l’ultima parola o, per meglio dire, lascia a noi il compito di sentenziare… Chi è il vero cattivo, alla fine?
Questo volume è strabiliante proprio per questo, perché sebbene nella prima parte ci sia una netta divisione tra ciò che è bene e ciò che è male, man mano che si procede nella lettura i confini si fanno sempre più tenui e offuscati, con il rischio di ritrovarsi di fronte alcuni spettacolari capovolgimenti di fronte che lasciano con il fiato sospeso: svolte narrative inattese, sogni che in realtà si tramutano in incubi, acque cupe che non sono altro se non tombe fredde e stagnanti.

Vi renderete ben conto che, in una recensione sola, è impossibile parlarvi in maniera esaustiva di questo libro. Soprattutto senza rischiare di fare spoiler!
Ecco quindi che vi lascio alcune note ancora e poi mi taccio, non escludendo di parlarvi poi ancora e ancora di questo libro, magari sui social, magari attraverso qualche fotografia su Instagram.
Ebbene, tra i vari comprimari, io personalmente ho adorato sin da subito Aaron e il suo rapporto con Gabriel de Leon, così da comprimari, così da fratelli che si detestano fino al midollo e sin nelle cellule di quel sangue ibrido che entrambi hanno; Astrid, la tipica donna dotata di spina dorsale, amore per i libri, sensualità; Manogrigia, colui che risulta essere il primo vero padre per il giovane leone.

Attorno a loro, ambientazioni che ricordano un po’ Il Signore degli Anelli e Il Nome della Rosa, in un mix dotato di originalità, spessore, magnetismo. Alcune scene sono più visive che letterarie: i disegni che illustrano il tutto aiutano ma, davvero, in alcuni punti mi sembrava non tanto di leggere quanto di avere di fronte una pellicola cinematografica che, man mano, srotolava via, davanti ai miei occhi.

In conclusione, non lasciatevi intimorire dalla mole del romanzo se amate: le atmosfere cupe; i romanzi grigi, in cui nessuno è davvero buono o cattivo; i personaggi che coinvolgono al primo sguardo. Soprattutto, acchiappate L’Impero del Vampiro se non vi lasciate intimorire da… Linguaggio spinto e grezzo, quantità di sangue e budella scodellate e versate un capitolo sì e l’altro pure. In altre parole: siate lettori audaci e amate profondamente questo tomo, curato nel dettaglio (tanto che io, personalmente, mi sono pentita – PENTITA – moltissimo di non aver fatto il preordine per avere il libricino con riportate, a colori, tutte le illustrazioni meravigliose contenute in bianco e nero nel libro cartaceo – Voglio qui dirvi, in modo da spoilerare senza spoilerare, che le mie preferite sono a pagina: 461 in cui trovate la mia ship preferita dopo OVVIAMENTE la principale che trovate alla 479; 502 con la mia best scene ever). Immergetevi in questa storia e poi scrivetemi perché io devo parlare di questi personaggi con qualcuno e poi… Speriamo, per la ruota e per tutti i santi, che Kristoff non faccia come con Nevernight e, sebbene non creda nel lieto fine, regali, almeno, dei tomi di pari livello a questo iniziale. Perché, se così fosse, potremmo davvero essere di fronte ad una delle trilogie migliori del millennio.

Rachel

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