Blog Tour – Gusci di Livia Franchini

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Titolo: Gusci
Autore: Livia Franchini
Data d’uscita: 26 Maggio 2020
Prezzo: 9,99 (Ebook su Amazon)
Editore: Mondadori

Trama: Ruth ha trent’anni, lavora come infermiera in una casa di riposo ed è appena stata lasciata dal suo compagno. L’unica cosa che le rimane dei loro dieci anni insieme è la lista della spesa che aveva compilato con lui per la settimana a venire.
Ed è a partire da quella lista che Ruth racconta la sua storia e ripercorre la relazione con Neil fin dal loro primo incontro. Ogni ingrediente è un salto nel tempo, ma anche un cambio di prospettiva e di registro narrativo. Lo zucchero, quindi, ci trasporta al momento in cui Neil ha visto Ruth per la prima volta attraverso la vetrina di un’agenzia di viaggi, la pizza è il diario scritto da un’amica di Ruth durante una vacanza che hanno trascorso insieme a Roma, il deodorante ci porta ancora più indietro, ai tempi del liceo, a sbirciare le chat tra le sue compagne di scuola, mentre gli spaghetti sono un’eloquente incursione nella casella di posta elettronica di Neil.
Tra uova, mele, olive e balsamo, Ruth scopre che sono molti anni che modella la propria identità in base alle aspettative e ai desideri delle persone che la circondano: il suo fidanzato, ma anche i pazienti della casa di riposo, le colleghe, la sua famiglia. Ora ha bisogno di capire chi è senza Neil, deve imparare a camminare da sola.
Attraverso una voce fresca, tagliente, e un impianto narrativo originale e ipercontemporaneo, Livia Franchini ci spiazza continuamente decostruendo un genere dall’interno, disattendendo uno per uno tutti i cliché e i canoni del romanzo d’amore. Gusci è un oggetto intimo, eccentrico, imprevedibile, che esplora la complessa posizione di una giovane donna non convenzionale nella nostra società, sollevando al contempo domande enormi sull’amore, la perdita e l’identità.

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Imparare a camminare da soli

La vita è un concetto astratto. Nascita e morte. Altri due concetti astratti che corrispondono ad un inizio e ad una fine.
Tutto ciò che sta nel mezzo è un continuo divenire inatteso e inaspettato. Svolte, dinamiche, scelte. Ogni cosa è affidata al caso, al nostro libero arbitrio.
Tuttavia accade che, ad un certo punto, ci assestiamo su noi stessi, all’interno di una situazione che ci pare un rifugio, comodo e adatto al nostro corpo e alla nostra anima.

Esistono, insomma, i periodi di stallo in cui uno si siede comodo, come se fosse in poltrona, e non è preparato al terremoto emotivo che lo travolgerà di lì a poco.
La vita ci porta a socializzare, a unirci, ad aprirci e poi ci sbatte la porta in faccia costringendoci a mutare, a tornare sui nostri passi, a tornare ad essere soli come soli eravamo all’inizio. Piccoli camaleonti alle prese con un mondo mutante.

Ecco quindi che, in maniera casuale e repentina, ci ritroviamo a camminare da soli. Schiena eretta nonostante la voglia di curvarsi su noi stessa sia tanta; sorriso tirato in faccia nonostante il desiderio di urlare sia perennemente presente nella nostra mente; occhi aperti al mondo nonostante tutto ciò che vorremmo fare sarebbe chiudere la porta di casa, chiudere gli occhi, chiudere il mondo fuori e piangere.

Questa è la situazione iniziale di spaesamento a cui ne segue un’altra di assestamento dove siamo obbligati a riprenderci, a scrollarci di dosso la polvere che si è ammassata su di noi, fatta di ansia e nausea. In questa seconda fase siamo costretti a imparare a camminare, un’altra volta, come se fossimo bambini che sino ad ora hanno soltanto gattonato.

Camminare da soli implica però uno sforzo non indifferente che ci obbliga a rivestire il nostro corpo con una corazza che ci rende quasi impermeabile ai sentimenti, all’empatia, agli altri. Diventiamo insomma un grumo di roccia grezza che, passo dopo passo, si innalza e tenta di riprendere il cammino, cautamente e indipendentemente da tutto.

In conclusione, l’essere indipendenti, il sapere cosa si vuole, il lavorare sodo per ottenerlo, non sempre dipende interamente da noi. Ci sono fattori della vita inafferrabili e imprevedibili che rischiano di farci cedere, di farci fermare, di farci bloccare. Tuttavia, restando umani, bisogna cercare di superare gli ostacoli, allungando le gambe, tornando a camminare prima passeggiando, poi marciando, verso un domani che si preannuncia altrettanto instabile, insicuro, sconosciuto, ma che è lì, per noi. Dobbiamo solo imparare a raggiungerlo. Da soli.

Rachel

© Rachel Sandman

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