Review Party – Storie della mia città di Sarah Ladipo Manyika

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Titolo: Storie della mia città
Autore: Sarah Ladipo Manyika
Data d’uscita: 19 Maggio 2020
Prezzo: 16,62 (Cartaceo su Amazon)
Editore: Frassinelli

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Trama: È una bella mattina di sole, quando Morayo si alza e inizia la giornata affacciandosi alla finestra della sua casa di San Francisco che abbraccia tutta la baia. Che vista: l’azzurro intenso di mare e cielo le provoca brividi di gioia, e le fa quasi passare la nostalgia di Lagos, troppo caotica e degradata, anche se è quella la sua patria. La casa di San Francisco le piace proprio, tanto solida che ha resistito al terremoto del 1906, come ama ricordare la padrona di casa, e ben piantata in un quartiere colorato che a Morayo ricorda i paesi dove ha vissuto con l’ex marito ambasciatore. C’è il postino cinese, sempre gentile con i suoi inchini, il fioraio palestinese diffidente che però le regala spesso un fiore, la senzatetto punk dal look esuberante e Antonio, il poeta che risveglia i suoi desideri. Morayo passeggia, quella mattina, avvolta in un abito africano dai colori vivaci, felice della sua indipendenza di donna âgée dalla vita ricca, di ricordi ed esperienze, di amicizie e passioni. Passeggia e nota la sua Porsche parcheggiata un po’ così, ma in fondo che importa. Passeggia e scivola, senza rendersene conto. Un piccolo incidente che rimette in discussione la sua autonomia. Eppure, senza paura, quella rete di amicizie coltivate con intelligente empatia l’accoglierà di nuovo. Morayo Da Silva è una donna fantastica: brillante, vivace, capace di sfidare le convenzioni di età, genere e razza, anche a costo di essere fastidiosa, capisce il mondo e per questo lo colora. Un romanzo della nuova letteratura afroamericana.

Recensione in Anteprima: Storie della mia città di Sarah Ladipo Manyika è un romanzo breve dal sapore nuovo, intenso come il profumo delle spezie di un mercato indiano, rapido come i taxi che sfrecciano sulle strade di San Francisco, profondo come le radici che donano solidità agli alberi dell’Africa, imprevedibile come le mille facce delle metropoli europee. Storie della mia città, edito da Frassinelli, porta in Italia un nuovo genere di letteratura contemporanea, quello nato all’ombra del continente più antico del mondo e che da esso prende lo slancio e si espande, senza caratterizzazione, abbracciando la molteplicità che popola, oggi come ieri, l’intero pianeta.

La storia di Morayo è originale a partire dalla protagonista scelta, una donna di settantacinque anni alle prese con gli acciacchi dell’età, la perdita di qualche dettaglio della sua memoria, il bagaglio di ricordi costruiti in tutta una vita. Morayo è una donna che ha saputo essere indipendente, che è stata moglie ma non madre, che ha avuto un lavoro che amava e ama, che si circonda di libri in cui adora rifugiarsi e dove può parlare con amici di carta che sono i personaggi dei classici più o meno noti. È una donna di colore che sente e che si relaziona con gli altri esseri umani che incontra per la sua strada in maniera automatica ma attenta.

Storie della mia città è il romanzo di Morayo, non c’è dubbio, ma è anche molto altro. Perché grazie ai vari personaggi secondari che prendono, qua e là, la parola, diventa la storia di tanti: del postino di origine orientale, del fioraio palestinese, del sostituto cuoco di origine africana, della ragazza punk. Il romanzo scorre veloce, come se fosse una pellicola cinematografica in piena corsa, e si sviluppa, creando davanti al lettore immagini vivide e autentiche che sanno di vita e che, nel loro essere autentiche, sembrano essere parte di un vissuto realmente esistito.

Interessanti sono poi i brevi e concisi accenni che l’autrice lascia andare nei vari capitoli, relativamente alla situazione politica del luogo di nascita di Morayo piuttosto che del continente nero in generale. Sono spunti di riflessione che mirano a spingere il lettore ad approfondire tematiche che io, personalmente, non conoscevo se non in maniera del tutto superficiale.

In conclusione, Storie della mia città è un romanzo dal gusto nuovo; ha una struttura narrativa accattivante e originale; si basa su personaggi dai molteplici aspetti e dalle mille sfaccettature. Un’unica pecca è, forse, la brevità, l’eccessiva concisione soprattutto nella parte finale che resta lì, un tantino evanescente, forse un po’ troppo a mio gusto personale. Tuttavia, lo stile di Sarah Ladipo Manyika è davvero interessante, accattivante, magnetico e, leggendolo, lascia nel lettore quel retrogusto delizioso che ti spinge a volerne leggere ancora, a volerti immergere in altre storie scritte di suo pugno.

Rachel

© Rachel Sandman

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