Review Party – Il fiore perduto dello sciamano di K. di Davide Morosinotto

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Titolo: Il fiore perduto dello sciamano di K.
Autore: Davide Morosinotto
Data d’uscita: 19 Novembre 2019
Prezzo: 14,45 (Cartaceo su Amazon)
Editore: Mondadori
Collana: I Grandi

Trama: Perù, 1986. Quando Laila viene ricoverata nella clinica neurologica di Lima non passa inosservata: la figlia di un diplomatico finlandese e i suoi capelli biondissimi incuriosiscono i giovani pazienti del reparto Pediatria. Specialmente El Rato, il ragazzino con la lingua più lunga che Laila abbia mai conosciuto. I due si imbattono per caso in uno strano diario, scritto nel 1941 da un certo dottor Clarke, e restano affascinati dal disegno di un raro fiore usato dagli sciamani della tribù di K., che secondo le annotazioni di Clarke ha un grande potere curativo. Proprio in quel momento per Laila arriva la diagnosi: i medici sono finalmente riusciti a dare un nome alla sua malattia, un nome che non lascia speranze. O forse no. C’è ancora una cosa che i due amici possono fare, insieme: ritrovare il Fiore Perduto che, forse, può guarire Laila. E cambiare il destino di entrambi. Inizia così un viaggio lungo e inaspettato che li porterà dalle Ande alla foresta amazzonica, sfidando terroristi, trafficanti di droga e una natura maestosa e terribile.


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Recensione: Davide Morosinotto crea una nuova e strabiliante avventura in cui i lettori resteranno impigliati, dalla prima all’ultima pagina, con questo suo ultimo romanzo dal titolo Il fiore perduto dello sciamano di K. Un libro, sia chiaro, incentrato su un mistero da scoprire, su un viaggio da intraprendere, su sfide e destino ma, soprattutto, su una serie di riflessioni e pensieri legati a quella che, forse, in fondo in fondo, è la più grande avventura possibile … La vita.

Devo innanzitutto soffermarmi un secondo sulla grafica che pervade l’intero volume. Tratti di inchiostro che richiamano vari simboli, costellazioni, mappe e che, inizialmente, sembrano essere fuorvianti, privi di senso ma che, alla fine, si dispongono in quello che è un percorso meraviglioso che nessun lettore si rende conto di percorrere ma che tutti, in realtà, scopriamo in seguito di seguire sin dalla prima pagina.

Parlando poi dei personaggi … I protagonisti di questo romanzo sono due: Laila e El Rato. Una ragazza e un ragazzo. Due opposti, la luna e il sole, che si attraggono in maniera magnetica, come se fossero complementari. Il loro rapporto sarà un crescendo in tutto l’arco narrativo del romanzo, con alti e bassi naturali, un po’ come le montagne che i due si troveranno costretti ad affrontare per andare alla disperata ricerca di un fiore misterioso dalle straordinarie proprietà magiche.

Ed è proprio la magia ad essere la terza protagonista del racconto. Un elemento presente anche prima di palesarsi. Un ingrediente proveniente da antiche ricette autoctone che rendono la trama de Il fiore perduto dello sciamano di K. ricca di un pulsare continuo e vivo, quasi come il sangue che scorre nelle vene di un corpo, come l’acqua che scalpita nel letto del fiume, come un cuore che pompa e sprigiona vita.

Ad eccezione della parte iniziale dove l’ambientazione si concentra in un ospedale, tutto il romanzo si svolge in un ambiente aperto, naturale, indigeno, selvaggio. Il lettore viene catapultato nel Perù degli anni ’80 e se lo trova di fronte con tutti i suoi colori, la sua energia, le sue insidie, la sua gente. Ho adorato la scelta dell’autore di essere il più fedele possibile alla realtà reale del luogo che ha scelto come palcoscenico, rendendo la storia assolutamente credibile e dettagliata in ogni punto e virgola.

Un ulteriore elemento da sottolineare, a mio parere, è quello composto dai personaggi secondari. Un corollario di figure più o meno losche e più o meno adulte che si susseguono e si affiancano ai due protagonisti senza mai metterli in ombra, accompagnandoli o depistandoli, camminando loro accanto come ombre nella selva. Sono nella totalità sagome tridimensionali, caratterizzate ognuna con un dettaglio o una personalità singolare, realistici anche nel loro apparire strambi e eccentrici.

In conclusione, Il fiore perduto dello sciamano di K. è un romanzo d’avventura, questo è certo, ma è anche un romanzo di formazione dove le emozioni, i legami e i sentimenti dei protagonisti sono le pedine che vengono mosse sulla scacchiera immaginaria che è la trama, suddivisa nei vari capitoli del libro. Un volume, quello firmato da Morosinotto, che, devo ammetterlo, tratta temi forti come la malattia, la scelta, la forza, la desolazione, la disperazione, difficili da digerire. Tuttavia lo fa in maniera non banale, non scontata, veritiera, oserei dire anche delicata.

Rachel

© Rachel Sandman

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