La morale del centrino di Alberto Milazzo – Recensione

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Un libro in cui si ride molto, e con il sorriso si scende nelle pieghe di un dialogo intergenerazionale a volte difficile, ma sempre necessario.

 

Titolo: La morale del centrino
Sottotitolo: Ovvero come sopravvivere a una mamma siciliana
Autore: Alberto Milazzo
Data d’uscita: 13 Giugno 2019
Prezzo: € 13,00 (Cartaceo su Amazon)
Editore: SEM

Trama: Manon è una strabordante mamma siciliana, la cui massima più celebre suona: “L’unica felicità possibile è la media delle nostre infelicità”. Ma Manon è anche un modo di stare al mondo, un bizzarro codice etico, un esilarante manuale delle buone maniere. In fondo, Manon è un altro modo per dire una certa Sicilia. Il confronto con una madre del genere è una lotta per la sopravvivenza. Le tappe della crescita del protagonista di questo libro diventano battaglie epocali per l’indipendenza, fatte di tradimenti, di rimpianti, ma anche di inciampi comici. La modernità irrompe nel più sonnacchioso immobilismo siciliano e i risultati non sono per nulla scontati. Manon, il cui universo si ripete identico e immutabile, come le stagioni, viene messa a dura prova da figli che in nulla rispondono ai suoi ideali di madre. Il protagonista e i suoi fratelli infatti sembrano nati per contraddirla, fra divorzi, matrimoni mancati, insuccessi professionali, scelte di vita e di identità sessuale lontane dal suo orizzonte. Manon si trincera dietro una difesa strenua di ciò che lei considera “giusto”. Salvo, alla fine, essere capace di una vera rivoluzione, per quanto domestica, che conferma la leggendaria propensione all’accoglienza e al dialogo dei siciliani.

Recensione: La morale del centrino – Ovvero come sopravvivere a una mamma siciliana di Alberto Milazzo è un romanzo dalla prosa semplice, immediata, concisa e un tantino irriverente.

Edito da SEM – Società Editrice Milanese all’interno della catena di pubblicazioni arrivata in libreria in occasione dell’anniversario di Stonewall e legata alle tematiche LGBT, ha come protagonista assoluta Manon, una figura materna in cui ogni lettore, volente o meno, si troverà a rivedere aspetti e atteggiamenti che riconducono alla propria madre (fidatevi, è successo anche a me … Ed io, per la cronaca, sono piemontese!).
Questa è, a mio parere, la grandezza e la peculiarità del libro di Milazzo: il fatto di essere estremamente condivisibile.

In fondo la morale del centrino consiste proprio nel mantenere le radici salde e ferme in un terriccio fatto di storia e tradizione, quest’ultime da seguire pedissequamente nonostante nessuno ricordi chi e quando siano state create. Si può definire, in altre parole, come la naturale tendenza al controllo, quella che attutisce tutto ciò che sta attorno, un po’ come se la realtà potesse essere inglobata e protetta all’interno di una boule de neige. Questa è la filosofia all’interno della quale si trincera Manon: questi sono gli schemi da seguire, i giri e i nodi prestabiliti da realizzare, i centrini da esporre poi ad un pubblico familiare e limitato, un gruppo di eletti quasi.

E, tra questi, c’è lui, la voce narrante, il protagonista (o, per meglio dire, il coprotagonista della storia … Non sia mai che Manon venga detronizzata o posta in secondo piano), colui che, agli occhi della matriarca siciliana, è il figlio ingrato che ha creato scompiglio nella morale del centrino: lo sciagurato, colui che ha osato abbandonare la Sicilia e lei per trasferirsi a Milano, colui che ha lasciato la carriera di dottore (per la cronaca mai intrapresa se non nella mente della povera Manon) per seguire le sue passioni, colui che è omosessuale.

Ed ecco che, grazie ad una narrazione in cui vengono portati in superficie dialoghi, eventi e scene quasi macchiettistici di siciliana familiarità, i mondi di Manon e figlio si scontrano, prima, per fondersi, poi, in un secondo momento.
Tuttavia, lo sviluppo e i vari capitoli scivolano via in un andamento naturale, in un’atmosfera ironica, mai banale né tanto meno ipocrita. Milazzo riesce nell’intento di portare su carta un tema forte, attuale ma, purtroppo, ancora di nicchia, e lo fa in modo autentico, senza barriere né filtri, senza veli di ipocrisia ma, nemmeno, con intento polemico.

In conclusione, ciò che davvero mi ha convinto di questo romanzo è proprio questo … La normalità che traspare in ogni frase del libro e che rende La morale del centrino una storia che parla a tutti. Perché, d’altronde, alla fine c’è una forza più forte di tutto ed è l’amore, quel sentimento irrazionale che scavalca anche la filosofia degli schemi dei giornali da ricamo e che porta Manon ad evadere dal suo territorio naturale, sconvolgendo in parte la sua esistenza che, seppur non felice (non possiamo certo pretendere tanto!), si rivela il meno infelice possibile (soprattutto grazie a quel figlio screanzato che ha osato tanto!).

Rachel

© Rachel Sandman

 

 

2 pensieri su “La morale del centrino di Alberto Milazzo – Recensione

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