Il principe prigioniero di C.S. Pacat – Recensione

Buongiorno!

Oggi, 30 Luglio 2017, è un mesiversario di tutto rispetto! Non sapete di cosa sto parlando? Beh … È un mese esatto che, grazie alla Triskell Edizioni, è arrivato in Italia uno dei romanzi più particolari, d’impatto e chiacchierati del panorama mondiale: sto parlando de Il principe prigioniero di C.S. Pacat.
Personalmente non conoscevo questa storia, né tanto meno il clamore che la serie Captive Prince ha ottenuto e raccolto oltreoceano ma, grazie alla mia partecipazione al BlogTour organizzato dalla casa editrice (con cui ho il piacere di collaborare ormai da un po’), ho iniziato a entrare in questo romanzo m/m, prima in punta di piedi e poi, incuriosita, con sempre maggior interesse e curiosità grazie, soprattutto, ad un gruppo FB (si, ragazze del Captive Prince – Italian Readers, sto parlando proprio di voi!).

Ho atteso un mese, capite bene … UN MESE … Per scrivere questa recensione perché a mio parere Il principe prigioniero entra, di diritto, nella top Ten dei migliori libri del 2017 e merita, sul serio, ogni sforzo per cercare di rendere al meglio e nel modo più completo possibile questa storia sia per voi che lo avete già amato e, come me, attendete disperatamente il secondo capitolo (Triskell!!! Abbi pietà!!), sia per coloro che invece non conoscono o non sanno nulla di questo mondo creato da C.S. Pacat e ne sentono parlare ora, qui, per la prima volta.

Quindi … Questa recensione sarà un po’ diversa dalle solite. Ho scelto, in questo caso, di non tediarvi con le informazioni tecniche del volume (che, se proprio volete avere a portata di mano, trovate qui) e i vari link d’acquisto per immergerci, invece, immediatamente in quelle che sono le sensazioni che io ho vissuto durante la lettura.
Ho voluto, poi, come vedrete chiaramente se scorrerete questo post, aggiungere dettagli fotografici (per lo più, presi in prestito dal fornitissimo gruppo di FB di cui vi ho accennato sopra) e musicali perché … Non so, questo libro ha una potenza intrinseca che merita tutto ciò che riesco e posso dare.


Mappa

Dunque … Partiamo.
Innanzitutto, Il principe prigioniero è un romanzo che sta, a mio parere, in bilico tra due generi: il fantasy e lo storico. Ovviamente, l’intera ambientazione in cui si svolgono le vicende è inventata e creata ad arte, un po’ come i mondi de Il trono di spade o de Il signore degli anelli che, penso, chiunque qui abbia almeno sentito nominare o letto nel suo percorso di lettore e che appartengono al genere fantastico.
Tuttavia è presente anche un lato storico e alcuni dettagli che, inevitabilmente, non si possono non collegare all’Antica Roma, alla Magna Grecia, alle società dei gladiatori, ai palazzi dallo stile dorico, agli orpelli decorativi, ai marmi lucidi e splendenti. Sembra, quasi, in alcuni tratti ed episodi, di rivedere il Satyricon di Petronio, mostrato in chiave cinematografica da Fellini e riportato, ora, sotto una veste moderna e parzialmente nuova.

In questo primo capitolo della serie, il lettore conosce in modo esclusivo la società di Vere, il regno di Laurent. L’intero ambiente è lucente, a tratti asettico, esagerato nel lusso e nello sfarzo, materiale, un po’ come il suo principe insomma.

LaurentMa passiamo ora ad analizzare proprio lui, Laurent, colui che è forse il personaggio più strano, particolare, complesso di questo primo volume di C.S. Pacat.
Che dire di lui? All’inizio lo si odia, è impossibile fare altrimenti. Davvero, nei primi capitoli questa figura pare una statua di marmo con la ferocia intrinseca di Black Jack Randall della saga di Outlander (un episodio in particolare, chi ha letto entrambe le storie capirà a cosa mi riferisco, ha facilitato il parallelo tra i due personaggi di carta). Il fatto poi che l’intera storia sia raccontata dal punto di vista e dalla voce di Damen facilita, ovviamente, il disprezzo che l’autrice è davvero stata brava a creare attorno a questa figura androgina, fredda, irreprensibile. Ovviamente, proseguendo con la lettura (e, presumo, soprattutto nei prossimi volumi della serie), la prima opinione va, via via, sgretolandosi come una foglia d’autunno e il futuro Re di Vere lascia vedere sprazzi della sua personalità più umani, senza mai perdere però eccessivamente il controllo.

aa.pngDall’altro lato, come preannunciato, abbiamo Damen che è l’esatto opposto: dove Laurent è bianco, Damen è nero; dove uno è scostante e altero, l’altro è impetuoso, passionale, fisico.
Nonostante i suoi nobili natali, troviamo colui che è protagonista del racconto in una situazione di schiavitù, in una società che non è la sua, in uno stato di sottomissione mal vissuta (è un eufemismo, direi!) e circondato da giochi di potere, intrighi e congiure che aleggiano come farfalle all’apparenza innocue ma che avvelenano non solo i corpi ma soprattutto gli animi di uomini all’apparenza ineccepibili.

Questi due sono i protagonisti della serie Captive Prince, Damen e Laurent, due opposti, due lati di una medaglia, due personalità che nascondono fili che hanno nodi di un passato comune, due caratteri che si scontrano ma già lasciano trasparire qualcos’altro.
Perché, è vero: in questo primo romanzo non capita nulla di concreto tra i due ma le scene sensuali non mancano, così come gli episodi che, nonostante coinvolgano terze persone, lasciano intravedere due fiamme che stanno per divampare, il cui incendio non potrà essere domato.

In conclusione, lo stile di C.S. Pacat. Sublime. Elegante. Perfetto.
Non può essere descritto altrimenti. La Pacat tratta argomenti forti, eccessivi, per alcuni forse addirittura censurabili, ma lo fa in modo delicato, con una grazia unica e con un tocco paragonabile ad una carezza sul viso di un bambino. Seriamente, le scene e la narrazione sono strabilianti ma non avrebbero MAI avuto l’impatto e la forza espressiva che invece possiedono grazie alla penna di questa autrice.

Quindi … Spero di avervi incuriosito e spero di aver reso giustizia ad un romanzo davvero UNICO che va letto, senza se e senza ma, senza attendere seguiti o altro, vivetelo ORA e poi, quando sarà il momento, riprendetelo. Respirate a pieni polmoni queste storie e iniziate a conoscere i personaggi secondari che, sono sicura, assumeranno spessore e contorni nei prossimi capitoli. Vivete e camminate accanto a Damen e Laurent, una coppia che ancora coppia non è ma che cresce e, con tocchi lievi e sfumature appena accennate, già a partire da questo romanzo, Il principe prigioniero, assume spessore e concretezza.

Se ancora non siete convinti, se ancora non siete riusciti a immergervi in questo mondo, vi lascio dopo avervi forse rintronato di parole, dopo il supporto fotografico, con un video meraviglioso sia per tagli fotografici e stacchi, sia per scelta musicale. Guardatelo e poi correte ad acquistare e a leggere Il principe prigioniero di C.S. Pacat (edito da Triskell Edizioni).

N.B. Il video contiene spoilers ma, a mio parere, non sono comprensibili se non da coloro che hanno già letto il libro quindi … Fate voi! Ma, se mi ascoltate, NON vi dovete perdere questo video: GUARDATELO!

#AspettandoIlSecondo #TriskellPerFavore #Aiuto #HoBisognoDelSeguito #DamenLaurent #CaptivePrinceAddicted

Attenzione! Questo romanzo e la sua coppia protagonista creano DIPENDENZA pertanto, se volete evitare di entrare nel vortice di Captive Prince e ci tenete a mantenere la vostra sanità mentale, state lontani da questo articolo e dal romanzo, ripeto STATE LONTANI … Ops … Forse dovevo avvisarvi prima? 

Rachel

© Rachel Sandman
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4 pensieri su “Il principe prigioniero di C.S. Pacat – Recensione

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