8 Marzo – Women’s Day #2

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Eccoci arrivati al secondo appuntamento in questa giornata in cui celebriamo la donna!

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Per tutte le infos … Rimando al primo post odierno. Ma ora, sotto a chi tocca. La domanda è sempre la stessa …

Com’è essere donna nel 2017 all’interno del mondo dei libri? Come ci si sente ad essere una scrittrice? Come ci si sente ad essere un editore? Come ci si sente ad essere una blogger?

Ecco altre risposte … Scritte proprio da alcune delle penne della letteratura contemporanea.


Essere una donna è bello a prescindere, a parte quella volta al mese in cui odiamo tutto e tutti. Comunque mi piace essere un’autrice (ci provo più che altro a esserlo) in questo mondo libresco. Non è facile, sia chiaro, ma le cose semplici non danno lo stesso appagamento. Comunque è magnifico vedere quanto le donne o ragazze oggi leggano: io amo davvero leggere, anche se non è la mia sola passione, ma confermo che mi piace far parte di questo mondo.

[Jenny Anastan, autrice di Resta con meCantami d’amoreReality LoveLove Me e Se il nostro amore non basta]


Ora come ora faccio ancora un po’ di fatica a definirmi una scrittrice e di sicuro non lo sbandiero ai quattro venti, perché sto vivendo questa nuova esperienza quasi come in un sogno e ho paura che lo scetticismo delle persone che non condividono la passione per i libri possa risvegliarmi bruscamente. In questi ultimi mesi, da quando ho pubblicato e cominciato a frequentare i gruppi letterari, ho scoperto un universo in larga parte femminile che, come nella vita reale, è costellato di donne squisite con le quali è un vero piacere conversare di libri e di tutto il resto ed altre che, diciamo così, sgomitano a più non posso per raggiungere il loro obiettivo …

[Lisa Arsani, autrice di Melagrana e cocci di bottiglia]


Rappresentare le donne in una favola nel 2017 non è semplice, per lo meno nei contesti che ho scelto di descrivere finora. Amo sperimentare, sia nei generi che nelle ambientazioni, e cerco di evitare i cliché per raccontare delle storie non convenzionali, con donne dominanti o relazioni non volute o contrastate. Tuttavia, mi sono resa conto che, alla fine di tutto, il messaggio che trasmetto è sempre coerente con i miei valori di base, che (senza alcun legame con credenze religiose) sono fortemente legati alla famiglia, alla maternità e alle relazioni durevoli. È strano. Anche ora che lo sto scrivendo, ho la sensazione di dirlo come se dovessi giustificarmi. Forse perché questi valori, per me, vincono su libertà e indipendenza. Per me, insomma, la coppia vince rispetto al singolo, l’impegno vince sull’autonomia, e questo non è propriamente un’idea femminista. È complesso raccontare storie che parlino alle donne quando le donne a volte negano se stesse, la propria femminilità, e si sentono in colpa quando provano emozioni che la società relega a bisogni secondari, sottostimati, o addirittura arcaici. Credo che dovremmo smetterla di giudicarci l’una con l’altra. Credo che ogni donna sappia cos’è giusto e cosa sbagliato, e che non dovrebbe sentirsi in colpa per avere fantasie perverse. Neppure per il fatto di realizzarle, direi. E credo che non dovrebbe sentirsi in colpa per non provare alcuna fantasia perversa, e per desiderare invece qualcosa di ordinario, ma al giorno d’oggi così speciale: un uomo che la ami, dei figli, un rapporto che duri tutta la vita. Credo che sia giusto lottare per avere le stesse opportunità degli uomini, ma avere l’opportunità non ci deve rendere schiave di un modello da ricalcare. E credo che non sia nostro compito entrare in competizione con gli uomini e renderli inermi. Non sono nostri nemici, non la voglio una società senza uomini. Perché non funzionerebbe stare senza di loro, non ci serve emanciparci da loro così tanto da farne senza. Gli uomini servono a noi almeno quanto noi serviamo a loro. Dobbiamo accettare questa dipendenza e questa vulnerabilità senza negarla, perché è reciproca, ed è ciò che dà significato alla nostra vita. Come esseri umani.

[Aina Sensi, autrice di L’ultima primavera di Kore]


Cosa significa essere donna e scrittrice nel 2017? Per me è la massima espressione di me stessa e della mia femminilità, femminilità che nella vita di tutti i giorni rimane ancora un po’ nascosta. Sì perché essere donna vuol dire anche essere consapevoli della propria femminilità, senza necessariamente emulare (il bello e il brutto) dagli uomini. La mia femminilità e la mia consapevolezza come donna si esprime soprattutto attraverso la scrittura. Perché essere donna nel 2017 significa ancora oggi “emancipazione”, “libertà di pensiero”, e io mi sento completamente libera di esprimermi solo attraverso i miei romanzi e con uno pseudonimo. Non perché scrivo erotici, non lo sono, ma perché parlano di me e delle mie introspezioni, parlano di una donna del ventunesimo secolo “con tutte le sue sfumature, la sua immaginazione, le sue insicurezze, la sua forza, la sua fragilità, le sue contraddizioni, ma completamente se stessa”, come direbbe uno dei personaggi dei miei romanzi. E se nella vita di tutti i giorni forse non sono ancora riuscita a trovare il giusto equilibrio tra essere ME ed essere parte del resto del mondo, attraverso la scrittura, le mie eroine, le mie storie di donne, sulle donne e per le donne, mi sento completamente “donna”. Forse un giorno troverò il modo di sentirmi “donna”, senza paure né insicurezze, anche camminando per strada, anche sostenendo una semplice conversazione, senza abbassare più lo sguardo, senza dover sorridere per forza. Quando avrò raggiunto questo vorrà dire che la mia scrittura mi sarà stata davvero d’aiuto.

[Elle Eloise, autrice di Apri gli occhi e comincia ad amare Tu che colori la mia ombra]


Vivere il mondo letterario oggi, nel 2017 è sicuramente diverso rispetto a qualche tempo fa. Per uno scrittore è indubbiamente più semplice condividere le proprie idee e farsi conoscere attraverso i social, al contempo però a volte questo contesto può farti sentire un po’ smarrito, ma quando questo accade bisogna ricordarsi che ciò che rende speciale il mestiere dello scrittore è la magia. La magia del raccontare, di regalare i propri pensieri, le proprie parole e parte del proprio cuore al lettore. È questo che fa sentire vivo chi scrive, sapere di poter essere sempre in qualche altro luogo, scappando via dalla realtà, raccontando le proprie storie,  mescolando cuore, mente e idee a ciò che si scrive, divenendone parte integrante della storia attraverso gli occhi di quei personaggi che s’impossessano del tuo sonno, delle tue ore libere, del tuo tempo. Scrivere è perdersi per poi ritrovarsi. Scrivere è come partire per un viaggio, con uno zaino in spalla e l’anima pronta a riempirsi di emozione.

[Benedetta Cipriano, autrice di Lacrime in collisione e Torn away from you]


A presto con il terzo post in cui saranno raccolte le idee, i pensieri e le riflessioni di altre DONNE librose.

#StayTuned

Rachel

© Rachel Sandman
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6 pensieri su “8 Marzo – Women’s Day #2

  1. rosypalazzo ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo con Aina 😉
    È difficile ammetterlo, ma è vero: gli Uomini “servono” 😀 ahahahahah
    Ovviamente specifico Uomini con la maiuscola per distinguerli dagli uomini (sono gentile nel non chiamarli omuncoli) che fanno del male alle donne!
    Gli Uomini sono coloro che credono nel valore della Donna e la proteggono, sempre!

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  2. radele ha detto:

    Da ogni risposta traspare qualcosa di diverso, ma essere donna vuol dire anche difendere le proprie idee che non devono per forza essere tutte uguali, anzi io credo che “essere diverse” sia ancora più bello!

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