La metà di un’anima di Francesca Maranzano – Recensione

Buongiorno!

Oggi vi parlo di un romanzo self Made in Italy che ho potuto leggere grazie all’autrice, Francesca Maranzano. Si tratta di La metà di un’anima, un paranormal romance pubblicato a inizio anno.

Qui di seguito tutte le infos e la mia personale opinione.


cover

TITOLO: La metà di un’anima

AUTORE: Francesca Maranzano

USCITA: 24 Gennaio 2017

PREZZO: € 0,99 (eBook) – € 6,75 (Cartaceo)

Link d’acquisto: https://goo.gl/fssCyj

EDITORE: Self Publishing

TRAMA:

Sono passati anni da quando Damian ha perso la sua metà d’anima.
Nemmeno il tempo ha affievolito il bisogno di lei, la sua ossessione, colei che aveva portato i colori nel suo mondo. Colei che lo aveva distratto dalla guerra e dal bisogno di uccidere. Colei che aveva amato al primo sguardo. Il desiderio di trovarla diventa più forte di qualsiasi altra cosa. La ritrova dopo anni di ricerche, ma lei non sa chi sia.
Hope è diventata una cacciatrice di demoni, addestrata fin da piccola, dalla madre, alla lotta. Di giorno è una comune studentessa universitaria, di notte va a caccia di demoni malvagi, incurante del pericolo. 
Poi incontra lui, il misterioso ragazzo dagli occhi di ghiaccio, da cui è irrimediabilmente attratta, e tutto cambia.

Lui è un demone, è tutto ciò che lei combatte da sempre, eppure non riesce a stargli lontana. Sente di potersi fidare di Damian, ma sa anche che le cela profondi segreti. Qualcosa che la riguarda e che potrebbe sconvolgere tutto il suo mondo.
Ma chi è in realtà lui? E perché sembra conoscerla da sempre? Per quanto cerchi di allontanarlo, lui torna sempre. 
E Damian riuscirà a farle ricordare chi è in realtà?

Luce e tenebre, bene e male, messe a confronto, come due facce della stessa medaglia, come due metà d’anima. Perché niente è come sempre e Hope lo scoprirà sulla sua pelle.


RECENSIONE:

Eccomi qui con una nuova recensione, per una volta di genere paranormal fantasy. Oggi vi parlo di La metà di un’anima, un romanzo scritto e pubblicato da Francesca Maranzano.

Questo libro ha suscitato in me emozioni contrastanti, a volte anche opposte, un po’ come opposti sono i protagonisti della storia.

Partiamo proprio con una loro analisi più approfondita.

Hope è l’eroina indiscussa dell’opera, a tratti molto umana, talvolta una macchina da guerra, legatissima alla madre ma, allo stesso tempo, indipendente e assolutamente in grado di badare a se stessa. È il lato positivo della storia, colei che porta, non a caso, la speranza, la possibilità, la redenzione.

Damian, dal canto suo, non è poi così oscuro come ci si aspetterebbe. Occhi glaciali ma perennemente velati da una patina di dolcezza e calore, capelli nero corvino, ali grandi e protettive, il suo personaggio è un po’ quello del cavaliere senza paura ma con parecchie macchie sulla sua corazza. È innegabile che il magnetismo di questo essere demoniaco crei subito empatia con il lettore anche, e forse, più dell’eroina stessa.

Ma veniamo ai punti che mi hanno un po’ fatto tentennare e, a tratti, storcere il naso.

L’inizio del romanzo in sé è forse un po’ troppo simile a storie già sentite (penso a Shadowhunters in primis, ma anche a Buffy – L’ammazza vampiri in alcuni episodi particolari). Nei primi capitoli ho davvero fatto un po’ fatica ad entusiasmarmi perché mi sembrava un po’ una minestra riscaldata, non so se riesco a rendere pienamente l’idea.

Sono comunque andata avanti e, devo dire che la Maranzano è stata brava perché in seguito sceglie di inserire riferimenti a opere letterarie (ho subito pensato all’Inferno di Dante, ad esempio), mitologici e divini, mescolando e rendendo i toni decisamente più personali, oltre che concreti e approfonditi. Devo inoltre ammettere che i personaggi secondari sono accattivanti e la lettura porta inevitabilmente a sperare in uno spin-off o seguito o comunque in una storia che veda questo, o quello, protagonista (Francesca, non so se hai in progetto qualcosa, ma nel caso io approvo! Su tutti, direi che le due coppie di consuoceri sarebbero davvero fonte di innegabile attrazione e curiosità, così per dire).

Un secondo aspetto tuttavia che mi ha parecchio rovinato la lettura di La metà di un’anima è legato alla forma. Se, da un lato, avrei potuto soprassedere al fatto che alcuni brani e tratti di racconto presentino forse una ripetizione eccessiva di uno stesso termine, in cui io, personalmente, avrei scelto un maggior uso di sinonimi e affini (un esempio, può essere il pezzo relativo alla ‘barca’ di Caronte), dall’altro il refuso, se vogliamo chiamarlo così, che ha portato la protagonista ad assumere capelli ora rossi ora biondi, non mi è proprio andata giù molto.

Quest’ultimo aspetto lo sottolineo perché mi ha fatto scuotere sonoramente la testa quando invece, senza queste incongruenze, le scene sarebbero state di forte impatto sia descrittivo sia emotivo (su tutti, l’abbraccio tra Hope e un certo Teo, non aggiungo altro per non spoilerare).

Detto questo, forse una rilettura in più in fase editing, con uso di beta readers attenti, non avrebbe fatto male al romanzo in sé. Questa forma infatti, questo guscio con queste profonde crepe non rende pienamente giustizia alla materia di cui era intessuta la trama, soprattutto in alcuni frangenti.

In conclusione, leggere questo libro è stato un viaggio parzialmente infernale, in cui il voler scoprire di più sulla storia dei personaggi andava, purtroppo, di pari passo con i brividi provati all’incontro di episodi come quelli sopra descritti. Un po’ un peccato.

Rachel

© Rachel Sandman

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