Lo Schiavista di Paul Beatty – Recensione

Buonasera!

Oggi ho preparato per voi la recensione di uno dei romanzi più belli e introspettivi del 2016: Lo Schiavista di Paul Beatty, edito da Fazi Editore, vincitore del premio Man Booker Prize 2016.

Qui di seguito tutte le infos e la mia opinione.

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TITOLO: Lo Schiavista (The Sellout)

AUTORE: Paul Beatty

USCITA: 6 Ottobre 2016

PREZZO: € 9,99 (eBook) – € 18,50 (Cartaceo)

EDITORE: Fazi Editore


TRAMA:

«So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte. Non sono mai entrato al cinema a scrocco, non ho mai mancato di ridare indietro il resto in eccesso a un cassiere di supermercato».
Questo l’inizio della storia di Bonbon. Nato a Dickens – ghetto alla periferia di Los Angeles – il nostro protagonista è rassegnato al destino infame di un nero della lower-middle-class. Cresciuto da un padre single, controverso sociologo, ha trascorso l’infanzia prestandosi come soggetto per una serie di improbabili esperimenti sulla razza: studi pionieristici di portata epocale, che certamente, prima o poi, avrebbero risolto i problemi economici della famiglia. Ma quando il padre viene ucciso dalla polizia in una sparatoria, l’unico suo lascito è il conto del funerale low cost. E le umiliazioni per Bonbon non sono finite: la gentrificazione dilaga, e Dickens, fonte di grande imbarazzo per la California, viene letteralmente cancellata dalle carte geografiche. È troppo: dopo aver arruolato il più famoso residente della città – Hominy Jenkins, celebre protagonista della serie Simpatiche canaglie ormai caduto in disgrazia –, Bonbon dà inizio all’ennesimo esperimento lanciandosi nella più oltraggiosa delle azioni concepibili: ripristinare la schiavitù e la segregazione razziale nel ghetto. Idea grazie alla quale finisce davanti alla Corte Suprema.

Una satira pungente sulla razza, la vita urbana e la giustizia sociale. Un’esplosione di comicità, provocazione e prosa brillante da uno degli scrittori più audaci d’America, che con questo romanzo si è aggiudicato il Man Booker Prize 2016 ed il National Book Critics Circle Award 2016.


RECENSIONE:

Finalmente sono riuscita a leggere questo libro che bramavo da tempo e che la Fazi Editore mi ha regalato, offrendomi l’opportunità di immergermi tra le pagine di quello che, a mio modesto parere, è uno dei capolavori del 2016 (quindi, cara Fazi, grazie grazie grazie!).

Un’avvertenza iniziale è d’obbligo: se cercate una lettura semplice, asettica, di quelle che scorrono via, pagina dopo pagina, come l’acqua piovana fluisce nel letto di un fiume in piena, fate un favore a voi stessi: evitate questo libro.

Perché Lo Schiavista di Paul Beatty è quanto di più coinvolgente e riflessivo io abbia letto in questi ultimi mesi. La lettura di questo romanzo che, se preso qua e là, potrebbe essere anche un insieme di più racconti autoconclusivi, è un groviglio di storia, di società, di presente, di passato, di uomini, di convenzioni.

I temi trattati, la segregazione, la schiavitù, il razzismo, vengono serviti su un piatto d’argento con uno stile singolare e permeato, immancabilmente, da una vena ironica, a tratti sarcastica, a tratti dissacrante, che mi ha fatto sorridere e poi pensare.

Sì, perché l’intento di questo romanzo, almeno a mio parere, è proprio quello: far riflettere.

Paul Beatty, se così vogliamo dire, si limita a creare una storia, tenuta insieme da un filo rosso che può essere paragonato alla linea di confine tracciata a mano sull’asfalto per contenere una città ghetto, e a raccontare gli eventi che un gruppo di persone vivono all’interno e ai margini di quella realtà. L’autore non fa altro: non giudica, non dà sentenze, non prende posizioni ma, accidenti, riesce a far pensare e a creare dubbi anche riguardo a fatti o eventi che davi per scontato e ritenevi definitivamente conclusi, anni fa.

Inutile poi girarci attorno: il fatto che Beatty sia un afroamericano, un nero, che parla di schiavi, che cita Martin Luther King e Obama, ma anche il minstrel show e le piantagioni, è un elemento che accentua, ancora di più, il tono derisorio volto a scuotere, a scrollare le menti, anche quelle più piatte e chiuse.

Suona alquanto particolare che, alle soglie del 2017, un romanzo del genere possa fare così scalpore ma inevitabilmente lo fa e, se posso, anche questo, le reazioni che suscita, i pensieri che genera, sono sintomi di quanto la nostra società, il mondo, siano molto lontani dalla perfezione idilliaca e, anzi, siano ancora così paurosamente vicini al passato più controverso che i libri di storia trattano, ieri come oggi.

In conclusione, LEGGETE QUESTO LIBRO! Vi prego!

Immergetevi nell’America vera, riflettete sul mondo odierno, respirate la società più reale. E, infine, ringraziate Paul Beatty per aver scritto un capolavoro del genere e la Fazi Editore per averlo portato in Italia.

Grazie grazie grazie!

Rachel

© Rachel Sandman

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2 pensieri su “Lo Schiavista di Paul Beatty – Recensione

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