Ascoltate l’Urlo … Prima che diventi Eco …

Mi sono chiesta, più volte, se scrivere o meno questo post.

Ho analizzato la cosa, abbozzato qualche idea, cancellato il tutto, ricominciato.

Forse non è il modo giusto, forse non è il luogo giusto, forse si può pensare sia bigotto o quanto meno una scelta particolare … Ma alla fine sono qui.

Perché questa storia merita di essere raccontata, almeno in parte, almeno per quanto mi riguarda.

Ho tolto i sassi dalle scarpe
e levigato i calli
da Roma Nord fino alle Ande
diventando grande,
ho fatto passi in queste lande
degni dei giganti
per ritrovarmi in ogni caso
a casa fra le carte …

Capita spesso, soprattutto in questi ultimi anni, di appassionarsi a reality show, talent, programmi di vario genere e capita, più o meno raramente invece, di essere colpiti da qualcuno che ha quel qualcosa in più, quell’X Factor che non è l’estensione vocale o il passo di danza impeccabile, ma è una sorta di aura che avvolge e coinvolge chi ascolta, chi guarda, chi sta attorno.

Ecco … In una società come quella di oggi capita spesso di appassionarsi ai ragazzi, più o meno giovani, che partecipano a questi programmi, di seguirli, di diventare loro fan e poi …

Poi talvolta ci si scorda di loro. Il supporto resta un mi piace rauco e stanco in uno dei tanti post di Facebook, un cuoricino stampato su una foto di Instagram, un retweet sul social dei cinguettii.

Non voglio essere ipocrita, è successo anche a me.

Tifi per qualcuno, poi questo vince o perde o sparisce e tu … Tu lo dimentichi.

La gente si dimentica
si scorda in un secondo
anche soltanto che tu possa stare al mondo
ma come disse un sommo dall’alto del suo intelletto
non puoi fermare il vento,
solo fargli perder tempo …

Vittorio è stato uno di quei ragazzi, uno dei tanti che è passato in uno di quei fantomatici reality/talent e che, esattamente un mese fa, è volato via.

Un rapper paranoico, dallo stile secco, asciutto e senza filtri. Un ragazzo con piercing e capelli rasta, con gli occhiali dalla montatura rotonda e il sorriso impresso sul viso.

Un’anima particolare, senza dubbio.

Un creativo, vivace e fragile allo stesso tempo, pieno di colori come una foglia d’autunno che, in un niente, si accartoccia su se stessa, si sposta in balia del vento avverso e perisce, nel nulla, lasciando però una traccia impercettibile ma presente.

Petrolio, la canzone di Cranio Randagio, è la scia, la traccia.

Anche chi, come me, ha perso l’urlo di questo ragazzo di vent’anni in mezzo al frastuono, al chiasso del mondo, rendendolo silenzio, grazie a questi versi ottiene una possibilità.

Questa è un’occasione unica che, sentita a posteriori, dà i brividi ma che va sfruttata, assolutamente.

Questo testo ha, secondo me, lasciato l’impronta, un’eco infinita che, se ascoltata, ti scaglia addosso riferimenti più o meno velati alla letteratura contemporanea, ai grandi successi cinematografici e, soprattutto, alla vita: quella vera, sia chiaro!

Nessun fatto romanzato, niente abbellimenti scenici, solo episodi chiari e crudi, nella loro semplicità più dura.

… lei mi vuole ai talent
dice che il talento vale il doppio quando è in copertina
non ci arriva che mi dovrei ricoprire di mantelli come Harry fino a scomparire
qua la fama è fieno nel fienile
e se il fattore arriva infilza col forcone fotte tutte le tue aspettative.
È facile perire … 

Il rap, si sa, non è il genere che ascolto normalmente; tanto meno la musica italiana in generale, ma questi versi hanno quel famoso qualcosa.

Ti corrodono dentro, come un martellare in testa infinito che ti si scaglia addosso senza giubbotto di salvataggio e ti inabissa, in un vortice fatto di esperienze, vita, scelte, più o meno discutibili, certo, ma non per questo da condannare, a priori.

Invito voi, lettori, chiunque avrà occasione di leggere queste mie poche parole, per caso o per fiducia, ad ascoltare questa canzone, a viverla, a respirarla, a sentirla con attenzione. Prendetevi 4 minuti e 11 secondi, mettetevi un paio di cuffie e riflettete, fino all’ultimo verso, fino all’ultima nota suonata.

Non interrompete a metà, continuate: fate risuonare nelle vostre orecchie, nella vostra auto, nella radio del vostro negozio, tra le pareti di casa il suono e la voce di questo giovane che tanto aveva da dire e tanto ha detto, nonostante tutto, nonostante tutti.

Io volerò, volerò via
come un gabbiano pure se il petrolio mi pesa sul torso smorzando la scia
io volerò via, io volerò via
perché nel cielo c’è molto di più
che in questa terra sbranata da gru
che in questo oceano sempre meno blu …

Buon viaggio, Vittorio. Buon viaggio, Cranio Randagio …

Nessun non ce la farai
vale quanto un non mollare.

Rachel

© Rachel Sandman
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6 pensieri su “Ascoltate l’Urlo … Prima che diventi Eco …

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