Gli Intoccabili – The Untouchables #1

Inauguro oggi, 15 Novembre 2016, una rubrica a cui tengo particolarmente: Gli Intoccabili!

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Sì, avete capito bene, The Untouchables, proprio come il film del 1987 diretto da Brian De Palma.

Di cosa parlerà questa iniziativa? Beh … Di tutti quei personaggi tratti da libri o film,di quegli artisti che, per un motivo o per un altro, sono diventati, per me, per voi, quasi delle persone a tutto tondo.

A cadenza mensile ci sarà quindi questo piccolo spazio per dar vita e rispolverare protagonisti indimenticabili, unici, veri.

Ovviamente, dato il contenuto, non può essere una rubrica senza spoiler: sarebbe impossibile rendere giustizia a personaggi tali, censurando dei lati, tacendone dei dettagli. Quindi … Io vi ho avvisati: se non volete sapere nulla di coloro di cui si parlerà, evitate di leggere gli articoli.

#PeaceAndLove


Ma è finalmente giunto il momento e … Chi sarà il primo #Intoccabile?

Vi confesso, la mia è una scelta assolutamente non casuale così come la data di oggi.

Quindi …

Rullo di tamburi …

15 Novembre 2016 …

Buon Compleanno, Ian James Fitzgibbons Fraser Murray.

264 anni e non sentirli!

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Gli occhi … non avevano un colore unico, ma molti: i colori dell’autunno, della terra scura e bagnata, delle foglie di quercia crepitanti, del tocco del sole che tramontava sull’erba secca.

Molti di voi si chiederanno chi è costui, perché ho scelto di partire proprio da lui, la ragione che lo eleva al primo posto su tutti gli altri personaggi di carta o pellicola.

Procediamo per gradi.

Ian è un’invenzione, assolutamente riuscita a mio parere, della cara zia Gabby (per gli estranei, Diana Gabaldon); è presente nella serie, che ormai conta 8 libri (15, se ci basiamo su quelli editi in Italia dalla casa editrice Corbaccio), nota ai più come La Straniera o Outlander.

Ian è un personaggio unico, il cui percorso si apre agli occhi del lettore nella sua interezza, in modo struggente e completo.

La sua prima apparizione avviene ne Il Cerchio di Pietre (Voyager) e sin dal suo primo vagito ogni lettore dotato di sensibilità e un minimo di preveggenza sa che questo fagotto darà un sacco di soddisfazioni.

«Oh, è un maschietto, eh?» Con mani esperte da anni di pratica da zio, sollevò il pacchettino e se lo strinse al petto, scostando il lembo di coperta che gli nascondeva il viso.

Teneva gli occhi ben chiusi, le ciglia invisibili nella profonda piega delle palpebre. Queste, tuttavia, erano decisamente ad angolo rispetto alle lisce e rosee rotondità delle guance, una promessa – almeno riguardo a questo particolare tratto del volto – di somiglianza con la madre.

[…] «Lo chiamerò Ian, come il suo Papà». La mano di Jenny si soffermò per un istante sul cranio ricoperto da una leggera peluria castano dorata. Jamie scorse un visibile pulsare nel punto morbido in cima alla testolina; gli sembrò orribilmente fragile, ma siccome la levatrice gli aveva assicurato che si trattava proprio di un bel maschietto vigoroso immaginò di doverle credere sulla parola. Mosso da un oscuro impulso di proteggere la morbida fontanella, prese di nuovo in braccio il bebè e gli ricoprì la testa con la coperta.

Per gli appassionati della saga, per chi conosce la storia di Jamie e Claire fino a questo punto, risulta facile comprendere, sin da questo primo capitolo in cui Ian fa la sua apparizione, come il suo rapporto con lo zio, l’amatissimo James Alexander Malcolm MacKenzie Fraser, sarà assolutamente unico.

Ed è questa la grandezza di questo personaggio: il saper creare legami e relazioni con tutti gli altri componenti del clan, mantenendo tuttavia sempre la sua ben delineata identità.

Innanzitutto, il suo nome completo fa comprendere sin da subito quanto egli sia il risultato di più personalità fuse insieme, in un incastro davvero meraviglioso: Ian (come suo padre, colui che gli ha dato i tratti fisici dei Murray); James (come suo zio, che lo crescerà proprio come un padre segue un figlio, formandone il carattere, rendendolo più simile a se stesso di quanto i suoi figli di sangue potranno mai essere); Fitzgibbons (come quel Murtagh, quell’uomo d’onore morto sul campo di Culloden per la libertà del popolo scozzese e per Jamie, da cui Ian prende il senso d’attaccamento alla famiglia, la vocazione al sacrificio).

Il suo percorso di crescita è reso dalla Gabaldon in un modo assolutamente ben dosato e che permette al lettore di conoscerlo bambino, ragazzo e poi uomo, attraverso lo scorrere delle pagine e dei capitoli.

La porta si aprì lentamente e, dopo una lunga pausa, una testa fece capolino in maniera molto simile a una lumaca che emerge dal suo guscio dopo una grandinata.

Era sormontata da una zazzera di capelli talmente folti da formare una specie di tettoia sopra un paio di grosse orecchie. Il viso al di sotto era lungo e ossuto, e simpaticamente bruttino, a parte un paio di bellissimi occhi castani, dolci, enormi come quelli di un cervo, che si soffermarono su di me con un’espressione di interesse misto a esitazione.

[…] Mi parve vagamente famigliare, pur essendo sicura di non averlo mai visto prima. […] «E tu chi sei?» […]

«Ian Murray».

Il giovane Ian è un personaggio dai tratti unici che si innalza in mezzo all’accozzaglia, talvolta eccessiva, che popola le pagine di questa saga.

Purtroppo, il mio spazio è poco: non posso raccontarvi qui ogni virgola, ogni dettaglio, ogni fiato, ogni emozione che questo ragazzo, cresciuto in fretta, mi ha dato nel corso dei mesi che ho impiegato a leggere il ciclo di romanzi di cui fa parte. Ma alcune tappe sono essenziali per capire a pieno la sua peculiarità.

Attraverso Ian il lettore sente, in modo tangibile, come il legame di sangue sia sì importante ma non essenziale: prendiamo, ad esempio, lui e Fergus. Non potrebbero esserci due persone più diverse ma sin da subito appare chiaro come uno smussi gli angoli del carattere dell’altro e come siano più fratelli loro di molti altri che condividono dna e altre bazzecole scientifiche.

Un rapporto di amicizia, simbiotico, a tratti quasi inestricabile, è poi quello con Rollo, il gigantesco cane che appare per la prima volta in Tamburi d’Autunno.

«Da questa parte, Zio Jamie. […] Ho una cosa da mostrarti». […]

«Che cos’è? […] E come hai fatto a procurartela, di qualsiasi cosa si tratti? Non hai mica denaro con te, vero?»

«No, l’ho vinta a dadi» […].

«A dadi! Ian, sant’iddio, non puoi giocare d’azzardo se non hai con te nemmeno il becco di un quattrino!»

«Tu lo fai continuamente, Zio Jamie […].»

«Accidenti, Ian, si trattava di carte, non di dadi! E poi io so cavarmela!»

«Anch’io […] Ho vinto, no?» […] Ian non ci prestava attenzione; giunto davanti a un paletto mezzo marcio giro verso di noi, indicando un oggetto ai suoi piedi.

«Vedete? È un cane», annunciò orgoglioso.

Da questi brevi estratti anche chi non ha mai letto questi romanzi può ben capire come Ian sia una presenza assolutamente positiva e ironica, con un senso dell’umorismo devastante e, il più delle volte, inconsapevole.

Ma quello che più resta nel cuore è la sua doppia anima: famiglia, sacrificio, onore per due modi di vivere opposti. Da un lato, Ian mantiene e manterrà sempre un legame con la sua vera patria, con la Scozia (sfido chiunque di voi a non piangere e immaginare per notti intere il suono di quel «Ricorda» detto con voce strozzata e appena udibile da Jamie in Passione Oltre Il Tempo: un ultimo appiglio per tenere il nipote legato alle Highlands e alle loro tradizioni). Dall’altro la cultura mohawk, che ben traspare attraverso i suoi silenzi, le sue ruvidezze, il suo aspetto fisico, i suoi giorni trascorsi lontano da tutti e da tutto, come un vero Fratello del Lupo deve fare.

In conclusione, avrei ancora un sacco di cose da dire su Ian e sul personaggio di questa testa calda dagli occhi color del bosco e dell’autunno, ma mi fermo qui.

Non voglio tediarvi oltre il limite consentito e poi, chissà, potrei sempre realizzare un altro articolo su di lui, in seguito. Della serie: conosciamo Ian Fraser Murray 2.0.

Resta un fatto: Ian rimarrà sempre il personaggio che più ho amato in questi libri. E non importa se, al momento, il tizio che hanno scelto per interpretarlo nella mia amata serie tv (con Caitriona Balfe e Sam Heughan nel ruolo di Claire e Jamie) mi paia poco all’altezza e assolutamente inadatto per gli sviluppi. Lui rimarrà sempre nella mia mente come l’ho immaginato leggendo: un Brenton Thwaites giovane e selvaggio, indigeno quasi. Per me quella è la sua faccia.

#SorryNotSorryJohnnyBell. Per me per ora resti un immenso NO.

#ProntaARincredermi

Alla prossima! Spero che questa rubrica vi sia piaciuta! See You soon 🙂

Rachel

© Rachel Sandman

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18 pensieri su “Gli Intoccabili – The Untouchables #1

  1. Raffaella De Leonardo ha detto:

    Bellissima rubrica, un’ottima idea, molto originale. Il personaggio che hai scelto è unico, perfetto per aprire la serie, uno dei miei preferiti dei libri della Gabaldon, di quelli che si attaccano al cuore per non andarsene mai più.

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