Bob Dylan … Un Nobel controcorrente

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Sono ormai tre anni che, puntualmente, quando viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura mi ritrovo davanti alla schermata del mio portatile, con una pagina bianca che attende e la tastiera che, parola dopo parola, inizia a farsi sentire, prima esitante poi sempre più sicura e certa.

Quest’anno la situazione è un po’ diversa: nel 2014, come qualcuno ricorderà, vinse Patrick Modiano; nel 2015, Svjatlana Aleksievič. Personaggi entrambi di spessore, scrittori che hanno fatto sentire la loro voce in epoche recenti, letterati che però, bisogna ammettere, erano sconosciuti ai più, compresa la sottoscritta.

Da ormai più di una settimana invece, come ormai tutti o quasi sapranno, il premio è stato assegnato a Bob Dylan per avere creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana.

Una svolta dunque, una scelta diversa e, a tratti, oserei dire controcorrente, che ha messo al centro dell’attenzione mondiale uno degli artisti più schivi che il mondo abbia mai conosciuto.

Di Bob Dylan si è detto e scritto di tutto, si sa pressoché qualsiasi cosa e, a differenza dei precedenti vincitori, è più o meno conosciuto da tutti. Pertanto ho deciso che in questo articolo non vi parlerò della sua vita: sarebbe davvero banale e anche un po’ inutile.

Voglio dire: al giorno d’oggi, basta aprire un pc o navigare sul cellulare per trovare qualsiasi informazione e biografia.

Vi parlerò dunque del mio Bob Dylan, di come io l’ho sempre vissuto e di come solitamente lo ascolto.

Chi mi conosce lo sa: non sono una sua fan accanita. Non ho i suoi cd né tanto meno i suoi vinili; non ho libri che riportano i suoi testi; non ascolto le sue canzoni nemmeno su Youtube.

Detto questo, non posso dire di non amare Bob Dylan.

E a questo punto, i lettori attenti penseranno davvero che chi scrive è un pazzo, uno non propriamente centrato, una doppia personalità.

Mi spiego meglio allora o, almeno, ci provo.

Non ascolto quasi mai Bob Dylan perché trovo che le sue canzoni, cantate da altri, personaggi e artisti forse a me più affini, assumano quella sfumatura perfetta che lui non riesce a dare o che, forse, io non riesco a prendere da lui.

I suoi testi sono poesia pura.

Bob Dylan è in grado di mettere in versi pagine e pagine di storia americana, vita vissuta di uomini veri, storie toccanti che tendono a svanire nel tempo.

Bob Dylan ha la capacità assoluta di rendere eterno anche un singolo soffio di vento, di rendere immortale una piccola foglia verde speranza.

Attraverso alcuni brevi esempi forse riesco meglio ad esprimere il mio pensiero.

Prendiamo Girls of the North Country. È una canzone meravigliosa che io ho sempre ascoltato nella versione dei Lions, una rock band texana, nata nel 2005, e che è giunta alla ribalta grazie alla serie Sons of Anarchy (per chi non la conoscesse: potete ascoltarla QUI).

Ecco: immaginate dunque il mio stupore quando ho scoperto che, in realtà, i Lions si erano limitati a fare una cover di un pezzo originariamente firmato Bob Dylan! Sono rimasta sconvolta come neanche Mirtilla Malcontenta ai tempi di potteriana memoria. 

Per chi non conosce il pezzo, lo invito ad ascoltarlo: oltre ai suoni, spettacolari, che cambiano a seconda della versione (ci sarà l’amante dei suoni più country che quindi adorerà la versione Dylan – Cash che si trova anche nel recente film Il Lato Positivo; ci sarà chi, invece, come me, adora l’urlo grezzo e moderno dei Lions), il testo è letteratura, allo stato puro. È una descrizione perfetta del paesaggio del Nord America, una poesia in versi fatta di parole ben dosate e sussurrate, un componimento d’amore e rimpianto in cui appare il ricordo di una donna, quasi come nei sonetti romantici della letteratura italiana.

Un’altra canzone che può essere definita soltanto come arte in musica è Like a Rolling Stone. Io personalmente amo la versione roca e grezza fatta da Patti Smith.

In entrambi i casi, comunque, è paragonabile a un inno all’irrequietezza, agli spiriti liberi; è un urlo contro la staticità e le barriere. Il titolo stesso è una similitudine che riassume il pensiero di molti e che non posso non accostare ad un’anima bella della nostra, troppo spesso maltrattata, letteratura italiana: Bianca Garufi. La scrittrice e l’amore più puro di Cesare Pavese si definisce infatti, nel suo carteggio con l’autore piemontese, pietra che rotola. Elemento di una dolcezza unica.

Infine, Masters of War. Beh … Io non vorrei ripetermi ma se, come me, la suonata di Bob Dylan vi convince ma non fino in fondo, provate ad ascoltare la versione di Eddie Vedder del 1992, in occasione del Tributo a Bob Dylan.

È forza. È struggimento. È dolore. È rabbia. È tutto questo gettato in una centrifuga e scagliato addosso all’ascoltatore: ti contorce le viscere senza possibilità di ripresa. È assurdo, ma ogni volta che personalmente ascolto Vedder cantare questa canzone mi ricorda i suoni degli inni tribali, dei canti della terra americana, quella vera, quella dei nativi. È apoteosi. È sogno. È incubo. Tutto insieme.

Ecco, per me questa è la grandezza di Bob Dylan. Può suonare assurdo e incoerente ma il mio discorso mira a questo: Bob Dylan è uno dei migliori cantautori e poeti del nostro tempo, migliore di molti altri perché è in grado di dare voce agli altri prestando le sue parole, donando i mezzi di espressione ad altri artisti più o meno quotati. Tutto per l’arte.

Immenso.

In conclusione, mi stupisco di vedere e sentire così tanti giornalisti e persone di settore sconvolti o quasi immusoniti dalla non risposta di Dylan alla vittoria del Nobel.

Fate sul serio? Perché se ancora vi stupite del silenzio di Bob Dylan, non avete assolutamente compreso la sua persona e il suo mezzo espressivo. 

Bob Dylan non farà mai un discorso, non salirà mai su un palco da oratore ma probabilmente lo vedremo qua e là, in qualche concerto, su qualche palchetto fatto di assi di legno scricchiolanti, con la sua chitarra a fargli da barriera e la sua voce lieve che dà, sempre, ispirazione e vita.

Quindi mettetevi seduti, calmi, nelle vostre poltrone di velluto rosso, rilassatevi e, se proprio siete in dubbio, ascoltatevi una qualche poesia in musica firmata Bob Dylan, nella versione che più vi è consona e che più vi pare adatta. Non potrà che giovarvi.

#PeaceAndLove #ListenToMusic #Always #Congratulations #BobDylan #NobelPrize

Rachel

© Rachel Sandman

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3 pensieri su “Bob Dylan … Un Nobel controcorrente

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