Il Primo Fiore di Zafferano di Laila Ibrahim – RECENSIONE

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TITOLO: Il Primo Fiore di Zafferano (Yellow Crocus)

AUTORE: Laila Ibrahim

USCITA: 27 Settembre 2016

PREZZO: € 4,99 (eBook)€ 9,98 (Cartaceo)

EDITORE: Amazon Publishing


TRAMA: Nella Virginia delle grandi piantagioni e degli schiavi, la piccola Lisbeth Wainwright, primogenita di una ricca famiglia, è affidata fin dalla nascita alla balia Mattie, la schiava di colore costretta a separarsi dal figlioletto per accudire la neonata dei padroni. Tra le due si instaura un rapporto di grande affetto e complicità, che permette alla bambina di crescere nell’amore che i genitori non sono in grado di darle.

Mr. Wainwright è un padre insensibile e un convinto schiavista, Mrs. Ann è una madre fredda e attenta solo alle convenzioni sociali. Saranno Mattie e gli altri schiavi a colmare il vuoto affettivo della piccola Lisbeth, a mostrarle il vero valore delle cose e delle persone.

Mattie accompagna Lisbeth nella propria maturazione personale – da piccola di casa a giovane debuttante – e nella scoperta delle bellezze e dei dolori del mondo. Ma un legame talmente forte tra due realtà così diverse non sarà immune dai pericoli di un’epoca segnata dall’ingiustizia. Se Mattie dovrà affrontare fino in fondo la crudeltà dello schiavismo, Lisbeth imparerà a conoscere un senso della vita che le farà sfidare le convenzioni di quegli anni.

Il primo fiore di zafferano è la storia di queste due donne che sfidano il proprio tempo e lottano per la conquista della propria libertà e della dignità.


RECENSIONE: Questo libro mi è entrato nel cuore, non posso dire altrimenti, e devo ringraziare Amazon Publishing per averlo pubblicato e per avermi dato l’opportunità di leggerlo e di immergermi in esso.

Il Primo Fiore di Zafferano, romanzo scritto da Laila Ibrahim, racconta magistralmente ventidue anni di vita nell’America del diciannovesimo secolo: è una storia pregna del sapore della terra, dell’odore del sudore, del rumore della seta e del chiacchiericcio pettegolo che caratterizzava la società degli Stati Uniti del sud, quelli con le piantagioni, quelli con le immense tenute, quelli con gli schiavi a loro servizio.

Il libro ha un doppio binario, due fili rossi e paralleli che si uniscono, per poi perdersi inevitabilmente, preda degli eventi della storia e dei mutamenti di un mondo in fase di cambiamento.

Il personaggio di Mattie, la donna di colore che svolge la funzione di balia presso una ricca famiglia di possidenti terrieri, è forse quello che ho più amato. L’autrice è assolutamente formidabile nella sua descrizione. Mattie, infatti, non ha nulla dei tratti stilizzati con cui, ormai, la letteratura e il cinema ci hanno bombardato rispetto alle figure degli schiavi neri: non aspettatevi, dunque, una Mami alla Rossella O’Hara né tanto meno una Prissy che se ne va a zonzo, tutta allegra, canticchiando di improbabili passerotti e rondini che volano sul tetto a primavera. Questa donna è forte, energica, dolce, sensibile, materna, umile. È una ragazza cresciuta in fretta in un ambiente che le convenzioni designano come suo ma che la natura non ha assolutamente creato per nessun essere umano. Anzi.

Gli episodi in cui la storia brutale e vera di quegli anni entra nel romanzo sono quadri di fatti storici che la Ibrahim tratta con la delicatezza di un soffio di vento tiepido. Niente è lasciato al caso, niente viene risparmiato, tutto si mostra, senza riserve, ma con un tono mai crudo o scostante: questa è per me la profonda grandezza di questo libro.

Resta poi Lisbeth, la giovane bambina che viene affidata alle cure di Mattie, che cresce in simbiosi con la balia, amandola non in quanto sua serva ma come una figlia ama una madre.

La ciliegina sulla torta è proprio il modo in cui l’autrice ha portato avanti la storia di questa giovane ragazza che vediamo crescere, pagina dopo pagina, passando da neonata a promessa sposa. Lisbeth matura, cresce, si intestardisce, non comprende, realizza e apre gli occhi in una maniera assolutamente naturale, per nulla forzata o esagerata. Non mi sarei aspettata nulla di più o nulla di meno da lei: questo personaggio è uno di quelli che capiscono quello che vogliono e lottano, anche a costo di restare soli.

L’ho adorata.

Infine, l’ambientazione è assolutamente resa nel miglior modo possibile. Per me che ho fatto della storia americana uno dei capisaldi dei miei corsi universitari, non posso che apprezzare il lavoro che Laila Ibrahim ha fatto, descrivendo dettagli, ambienti, odori e sensazioni nel modo più reale possibile.

Ogni elemento ha però una caratteristica assoluta: l’apparire sempre con un fine. Lo stesso fiore che sboccia nel titolo del libro, le conchiglie che troverete ad un certo punto della narrazione, sono tutti capisaldi della poeticità intrinseca in Il Primo Fiore di Zafferano e che fanno di questo romanzo un piccolo gioiello che va assolutamente letto.

Rachel

© Rachel Sandman

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8 pensieri su “Il Primo Fiore di Zafferano di Laila Ibrahim – RECENSIONE

  1. Alexandra Scarlatto ha detto:

    Bellissima recensione, per un libro che sembra altrettanto bello. Non lo conoscevo, e mi fa piacere averlo scoperto. C’è anche cartaceo? Mi ha ricordato fin da subito un film trasmesso su Rai 1 l’anno scorso, di cui non ricordo il titolo, ma che mi è piaciuto tantissimo. L’argomento è lo stesso, ed ho anche avuto il dubbio che fosse tratto da questo libro, le similitudini ci sono.

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