Come un caffè portoghese di Alberto Crosetto – RECENSIONE

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TITOLO: Come un caffè portoghese

AUTORE: Alberto Crosetto

USCITA: 10 Maggio 2016

PREZZO: € 13,00 (Cartaceo)

EDITORE: Araba Fenice


TRAMA: Come un caffè portoghese, ambientato nel luogo senza corpo e senza tempo della chat, è un romanzo sulla gioventù dello spirito che mette in contatto le anime e che attraversa i corpi, rendendoci capaci di intrecciare relazioni profonde con perfetti sconosciuti. Emanuela e Andrea sono un’insegnante e un impiegato nel campo delle risorse umane che l’autore osserva e descrive, attraverso cinquanta fulminanti capitoli, nei momenti di solitudine o in quel luogo di identità virtuali, confini sfuggevoli, azzardo dei sensi, che è il web.


RECENSIONE: Immergersi nella lettura di Come un caffè portoghese di Alberto Crosetto è un po’ come tuffarsi all’interno di una di quelle tazzine minuscole che stanno lì, impolverate dagli anni, nella credenza della nonna: è un’esperienza claustrofobica, quanto meno all’inizio.

Il romanzo si sviluppa in 50 capitoli brevi a più voci, focalizzati ora su questo ora su quel personaggio, gettati tutti subito in pasto al lettore che ne resta quasi sommerso, in un’atmosfera che ricorda un po’ i labirinti kafkiani, con quel lieve senso di straniamento che aleggia tra i vari cunicoli e nella mente di chi legge.

Questo, come ho già accennato, nella prima parte.

Ad un tratto infatti accade qualcosa: quando si iniziano a collegare le varie voci e i molteplici suoni, il romanzo si apre quasi come se fosse una fisarmonica nelle mani esperte di un’artista di strada, sviluppando il tutto in modo drastico e sorprendente.

Perché a quel punto, noi lettori non siamo più di fronte ad uno spettacolo di sconosciuti ma, piano piano, l’autore ci fa essere comparse di vicende che diventano sempre più note e che creano attesa.

Personalmente, ho adorato lo stile di Crosetto, ricco di metafore e similitudini, di dettagli e di aggettivi, di musica e di assonanze, il tutto sorretto da frasi brevi, concise e al contempo poetiche: da segnalare, in particolare, sono i tratti e le descrizioni di Torino, una città che vivo e respiro quasi quotidianamente e che si è aperta ai miei occhi nello scorrere incessante delle pagine. I passi in cui descrive il fiume, la parte intima, virile di una città, come un coccodrillo che si scalda al sole, verdepietra, oppure via Po, presentata come un panetto di burro tagliato in due, sono dei veri e propri quadri incorniciati all’interno della trama del romanzo.

Il rapporto stesso che si viene a creare tra i protagonisti, Andrea con il chiodo in pelle e la spilla dei Clash e Emanuela con la sua coda rossa e lo sguardo schivo, è accennato con una delicatezza di particolari quasi impalpabili, che ben delineano questo amore che sta per sbocciare ma che non è ancora nato, come un fiore che sta appena iniziando a schiudersi alla luce del mattino.

Davvero azzeccati sono poi i tagli e i vari punti di vista utilizzati che se, da un lato, disorientano nella parte iniziale, rendono il tutto più complesso, pieno, ricco, completo nello svolgimento della vicenda narrata.

Un ulteriore punto di forza del libro è, secondo me, l’assoluta originalità della storia raccontata: il lettore non capisce dove l’autore vuole andare finché questi non lo prende per mano e lo accompagna, pagina dopo pagina, alla scoperta lenta ma inevitabile del colpo di scena.

In conclusione, questo libro si potrebbe definire quasi un romanzo a cavatappi. Devo qui spiegare meglio il concetto, mi sa … Intendo dire che Come un caffè portoghese necessita di più letture: una sola non basta, non è sufficiente per apprezzare l’intero mondo che contiene. È uno di quei romanzi in cui ti immergi, per poi riemergere e che poi riprendi, di nuovo, a distanza di tempo, per analizzare e tirar fuori dettagli che prima non avevi nemmeno notato, che ti erano sfuggiti oppure a cui proprio non avevi dato importanza.

È un romanzo per spiriti intrepidi, per chi vuole affrontare l’ignoto, per chi è disposto a leggere ponendosi continue domande, per chi non ha paura del lato poetico delle cose, per chi è pronto a trovarsi di fronte uno spaccato di vita sociale chiaro e critico.

Da leggere.

Rachel

© Rachel Sandman

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