Tanti Auguri, Cesare Pavese!

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Il mio rapporto con Pavese nasce tra i banchi delle scuole medie, grazie alla lettura del più classico dei classici della Resistenza, La casa in collina, e prosegue durante gli anni del liceo, grazie ad una professoressa genovese alquanto stramba ma fantastica.

Da subito ho sentito un legame particolare, un filo fatto di empatia e comprensione verso questo autore tanto crudo nei suoi romanzi quanto schivo nella vita reale.

Il pensiero generale attribuisce al ragazzo di Santo Stefano Belbo etichette davvero poco lusinghiere: c’è chi lo vede come un disadattato, un inetto; c’è chi lo considera un timido, un asociale; c’è chi semplicemente lo trova una grande rottura di palle perché, diciamolo, troppo spesso si fa leggere a scuola e le schede libro sono davvero un lavoro lungo e faticoso, soprattutto per libri dalla trama scarna e apparentemente monotona, un po’ come paiono quelli firmati da Pavese.

Beh … Ancora una volta eccomi qua, testimone di diversità, voce fuori dal coro, stonata magari ma urlata, forte e chiara.

Per me, Pavese è arte allo stato puro: come si potrebbe definire altrimenti l’autore di un’opera come I Dialoghi con Leucò?

Io credo che sia davvero uno degli scrittori italiani più belli e, al contempo, più sottovalutati e incompresi del secolo scorso.

Nasce il 9 Settembre 1908 in un ambiente immerso nella Langa più autentica: colline dalle forme sinuose e materne, filari di viti e alberi a perdita d’occhio. Nei suoi primi romanzi, Il Diavolo sulle Colline su tutti forse, ogni battuta di macchina da scrivere, ogni rigo stampato, ogni frase prodotta porta con sé l’odore della terra, della fatica, del sangue e del mito che si avvolgono in una spirale che, fin da subito, annienta e stringe attorno al collo dello scrittore una mano immaginaria tanto impalpabile quanto potente.

Cesare Pavese non è un pazzo, un visionario, un precursore: è un uomo dei suoi tempi, fatto di timore e silenzio, fatto di carne e sensazioni, fatto di sogni. Non è un eroe, non è un cavaliere dall’armatura scintillante, non è un egocentrico, non è D’Annunzio.

È un uomo che si perde, si innamora, si incaponisce, scrive, si disinnamora, si chiude in se stesso, si innamora di nuovo, vive, sceglie.

In un’opera che personalmente ho scoperto da poco, durante i corsi dell’università, traspare forse più che altrove la sua vera essenza, le sue mille sfaccettature che distruggono in un solo momento tutte le critiche di piattezza, noia e bidimensionalità che erroneamente si associano a Pavese: sto parlando di Una Bellissima Coppia Discorde, Il Carteggio tra Bianca Garufi e Cesare Pavese.

Tra le lettere raccolte in questa pubblicazione ogni lettore, anche il più scettico, anche il più annoiato, anche il più cinico, non può non vedere Cesare.

Bianca Garufi è stata un’anima fortunata: è una delle poche donne amate da Pavese ad aver visto il vero io del poeta. Questo rapporto basta, da solo, a spezzare la maschera di personaggio duro e asettico che Pavese calza, a mio parere erroneamente, in troppe pagine di critica moderna e apre un varco nel Cesare più nascosto, quello intimo, quello autentico. Almeno per un po’ di tempo.

Bianca e Cesare, Baronessa e Barone, uniti ma distanti, opposti: lei come una pietra che rotola non sa star ferma, lui riflette, stoico e fermo come un albero che mette radici e da lì non si muove. Lei come una maga, come Circe, lui come un moderno Orfeo: un’unione di mente e cuore, un’unione bilanciata e apparentemente perfetta.

Un’unione che non basta al poeta ma che dà alla sua esistenza uno di quei pochi sprazzi d’azzurro in un cielo nuvoloso e foriero di pioggia. Un’unione che va avanti grazie alla parola scritta sui fogli di carta ingiallita, tra le buste inviate per posta, attraverso immagini di sogni troppo belli e troppo effimeri per durare. Un’unione che non si spezza, mai, se non il 27 Agosto 1950, quando Cesare Pavese, l’uomo, lo scrittore, l’incompreso, l’amante, il poeta, dice addio ad un mondo che non regge più, lasciando dietro di sé una scia di cose non fatte, opere non scritte e dubbi, domande: una su tutte, in particolare, rimbomba ancora oggi, lassù nella Langa che si tinge d’autunno, quella di Bianca Garufi che all’epoca si chiese «Pavese, sciocco, non potevi farti aiutare? Io forse, adesso, ti potevo aiutare …».

Tanti Auguri, Cesare! Buon compleanno, ovunque tu sia …

Rachel

© Diritti Riservati

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7 pensieri su “Tanti Auguri, Cesare Pavese!

  1. Elle ha detto:

    Ti confesso che di Pavese ho letto solo il suo romanzo forse più celebre, “La luna e i falò”, e che mi è piaciuto ma non mi ha fatto impazzire.
    Il tuo articolo mi fa venir voglia di conoscere meglio questo autore! Quando avrò voglia di riprenderlo ti chiederò di consigliarmi con quale libro continuare 😉 ❤

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